1500

Le Selle di Grosseto

Unioncamere

“Hanno origini epiche con i nostrani cowboy e con le truppe di cavalleria”

La Storia

Le prime “selle con il pallino” o “sella buttera” risalgono alla seconda metà del '500, durante l'influenza spagnola, con l'istituzione nel 1557 dello Stato dei Presidi di Toscana, avvenuta per volontà del re di Spagna Federico II.

La sella aveva una struttura molto robusta. La sua costruzione avveniva intorno ad un telaio in legno di fico (legno molto flessibile), rinforzato con una ferratura; inoltre la sella veniva fissata al cavallo mediante un doppio sistema di ancoraggio, tramite i riscontri con fibbie e il guinzaglio.

Queste selle vennero utilizzare dai butteri, da cui il nome, per svolgere il duro lavoro con le mandrie nella Maremma grossetana. Il nome buttero deriva dal latino “boum-ductor”, conduttore di buoi, o dal greco “bùteros” pungolatore di buoi, ed il buttero era infatti il mandriano.

Il buttero era una figura molto importante per il territorio, in quanto riusciva a gestire, a dorso di un cavallo maremmano, branchi di bestiame brado in aree vaste e impervie come quelle della Maremma grossetana. 

Questa sella veniva utilizzata durante il lavoro “a corto”, in quanto il bestiame dopo essere stato catturato con la “lacciaia” da un buttero a piedi, veniva passato ad un buttero a cavallo che fissava la corda al “pallino” della sella.

La sella con il pallino

La produzione di questa tipologia di selle é ancora attiva in provincia di Grosseto, non solo perché esiste ancora l'antico mestiere del Buttero, ma anche perché tale sella trova impiego nel turismo equestre, molto sviluppato sul territorio.

La “sella Maremmana” o “scafarda” invece era la sella regolamentare delle truppe di cavalleria, denominata anche “sella cavalleria modello Del Frate”. La paternità di questa sella va attribuita nei primi del '900 al colonnello dell'Arma di cavalleria Settimio del Frate.

Una parte delle mura di Grosseto

Era una sella ideata per le attività belliche e doveva servire a trasportare tutto il corredo del cavaliere, comprese le dotazioni militari e da campo.

Questo tipo di sella ha subìto nel tempo alcune importanti modifiche e nel 1916 l'arcione, che era composto da 4 elementi, fu sostituito con uno a 9 elementi ad incastro. 

Gli arcioni erano disponibili in diverse misure e con due versioni: “stretto” e “largo”, a seconda della dimensione degli archi e l'inclinazione delle palette dell'arcione. 

Altra modifica importante riguardava la sagomatra dei cuscini, che subirono un allungamento nella parte anteriore per aderire meglio alla spalla del cavallo.

La sella scafarda

Al termine della seconda guerra mondiale, questa sella era destinata a scomparire, ma in realtà cominciò una seconda vita nel momento in cui fu adottata dall'allora Regio Deposito Stalloni dell'Esercito, oggi Centro Militare Veterinario, situato alle porte della città di Grosseto.  

In questo periodo storico la sella cominciò ad essere utilizzata dai butteri durante il loro lavoro con le mandrie in Maremma.

Negli anni '50 il buttero “Aglietto” suggerì una modifica, andando a sostituire il sottopancia a fibbie con quello a giro, considerato più adatto per il lavoro. I sellai locali inziarono a conoscerla ed ancora oggi viene prodotta per il suo uso da lavoro e turismo equestre, proprio come accade per la sella buttera.

La Buttera

La sella col pallino o sella buttera é unica soprattutto per il  suo colore prevalentemente “arancione”. Inoltre si distingue per la robustezza dei suoi finimenti realizzati con un doppio strato di cuoio di grosso spessore. 

Elementi peculiari di tale sella sono alcune finezze: il “bardellino”, che é una sorta di cuscino posto sotto il codale per evitare le fiaccature prodotte dallo sfregamento del finimento sulla groppa del cavallo; i “parafibbie anteriori”, che sono protezioni di cuoio poste sotto le fibbie dei pettorali; e i “tre cuscinetti” imbottiti posti nella cinghia del sottopancia. 

Un'altra parte importante della sella é la “berta”, una striscia di cuoio a passante cucita al pallino e trattenuta al seggio dal corpo del cavaliere. Le staffe sono in ferro battuto o in fusione di ghisa di piccole dimensioni.

La Scafarda

La scafarda é unica proprio per il suo arcione che, sebbene progettato nei primi del '900, é rimasto immutato nella sua struttura, e rimane il capolavoro del colonnello Del Frate.  

L'arcione, costruito con legni duri, é concepito in modo da supportare i due cuscini che si trovano nel sottobanda, in modo da distribuire il peso del cavaliere in maniera uniforme sulla schiena del cavallo e permettere, nello stesso tempo, il passaggio d'aria nella parte superiore di essa.  

Questa sella viene prodotta in vacchetta pesante con cuscini imbottiti e rivestimenti in cuoio, ed é completamente smontabile per facilitarne la manutenzione. Oggi trova largo impiego nel turismo equestre e nel trekking sportivo.

Riconoscimenti: storia

Curator — Camera di Commercio di Grosseto

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