1817

L'Oreficeria di Valenza

Unioncamere

“Il Monferrato non è una terra difficile da comprendere. Basta accostarlo e lasciar parlare le sue mille ragioni di fascino"

La storia dell'oreficeria di Valenza nacque nel 1817, quando Francesco Caramora, orafo attivo a Pavia, si trasferì in città, aprendo bottega in Contrada Maestra. 

In una decina di anni la sua attività divenne fiorente e insegnò alle maestranze locali le tecniche e la pratica del mestiere orafo. Tra il 1827 e il 1860 aprirono altre botteghe di proprietà di orafi locali che richiamarono manodopera dal territorio circostante e iniziarono a far conoscere i gioielli di Valenza oltre i confini cittadini.

Oggi Valenza è un centro orafo di fama mondiale che detiene il primato della confezione di gioielleria medio-alta e alta, caratterizzate da un utilizzo combinato della manualità artigiana, dell’innovazione tecnologica e della ricerca estetica.

 La genesi è sempre nella mente dell’artista-artigiano. All’ispirazione segue lo schizzo su carta, a cui si aggiungono i disegni tecnici, le note aggiuntive sui materiali da utilizzare, sul trattamento dell’oro, sulle soluzioni tecniche e sulle possibili varianti.

L'arte della produzione di un gioiello si differenzia a seconda del prodotto finale, ma ogni manufatto valenzano è accomunato dall'impegno creativo e dalla mano esperta dell'artigiano che lo crea.

[Ripasso a china di un bozzetto]

 Le tecniche variano a seconda del gioiello, ad esempio, nel caso di un pezzo unico l’oro potrà essere lavorato completamente a mano.  La tecnica di fusione più utilizzata è in ogni caso quella della cera persa, nella quale viene realizzata la matrice, trasformando così il disegno in metallo, in cera o in gomma.

Dalla matrice poi si riproduce l’oggetto in tutte le sue parti in un altro tipo di cera: l'oggetto, detto “alberello” viene fuso e si ricavano i pezzi grezzi che vengono assemblati a mano e finiti dall’orefice.

Si procede quindi a una prima lucidatura e incastonatura delle pietre, per passare, infine, alla lucidatura finale del gioiello. 

Le tecniche, che devono essere concordate tra orefice ed incassatore, variano dall'incastonatura con punte, a quella a battuto, sino a quella a microscopio.

In conclusione si passa alla lucidatura finale del gioiello attraverso spazzole, fili e uno strumento ad ultrasuoni per eliminare i residui abrasivi utilizzati durante la lavorazione.

Riconoscimenti: storia

Curator — Camera di Commercio di Alessandria

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
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