1800

Il Tessile di Longobucco

Unioncamere

“Tra quelle fila, ahimè, l’anima mia / Al par della tua spola, or viene, or va, e vi rimane presa all’armonia di quel dolce tricche, tracche, tra...”
Vincenzo Padula

La Storia

Le origini della tessitura a Longobucco sono antichissime e comuni ad altre realtà calabresi. 

Si racconta che i pirati turchi durante le scorrerie prendevano prigionieri gli abitanti delle coste calabre. Alcune donne, dopo un lungo periodo trascorso nei paesi orientali, riuscirono a ritornare al luogo di origine e a portare l'arte della tessitura, in particolare l'arte del decoro della tela. 

Sin qui la leggenda, ma a Longobucco tutto ciò è storia documentata. Vari poeti, fra i quali Padula, De Giacomo e Corso, avventurandosi nel piccolo borgo silano, lasciano preziose tracce dello splendore della tessitura longobucchese dei tempi remoti, lodando disegni e colori che contraddistinguono una forma d’artigianato tessile assolutamente singolare.

Longobucco è una delle poche realtà territoriali in Calabria dove ancora oggi si continua a lavorare sugli antichi telai a mano.

La chiesa di Longobucco

La Coperta

Il tessuto per eccellenza dell’Arte tessile longobucchese è la coperta. La lavorazione delle coperte è antichissima e non si può stabilire un'epoca precisa di inizio di tali lavori tessili, poiché non se ne ha memoria né scritta né orale. 

Certo è che tale lavorazione non è stata importata da fuori, ma è un perfezionamento della lavorazione della lana e della seta. Di sicuro, le prime coperte furono lavorate in modo rudimentale e con poca perfezione a causa della mancanza di disegni che, con il tempo, l'operosità e l'ingegno delle massaie longobucchesi portò a grande sviluppo.

Una coperta longobucchese completa è formata da cinque disegni concentrici: al centro abbiamo “u sìattu”, disegno di fondo che si espande per circa due terzi del tessuto al quale fanno da cornice altri quattro tipi di disegno: “u parafilu”, “a guardiédda”, “a greca” e infine “u pizzìattu”. Inoltre alla bordura della coperta viene cucita la “francia”, realizzata sempre a mano e al telaio.

Telaio storico funzionante

La realizzazione della coperta su telaio longobucchese può avvenire per tre diverse lavorazioni: a rilievo o “pizzulùni”, piatta o “trappìgnu” e “a ri pìari”. Un quarto modo per lavorare il tessuto, ormai scomparso, era detto “cucchìdda”. Gli esemplari di coperte tessute con questa lavorazione, con la quale è possibile realizzare soltanto tipi di figure esclusivamente geometriche, sono rarissimi.

Disegno a "punto del giudice"

Una canzone popolare canta le coperte di Longobucco come le più belle, così belle che superano la bellezza del sole:

“Cuverte chi nun hannu li mercanti, bellizze chi nun ha mancu lu sulu /

 haju giratu da Napuli avanti, cuverte cume cchiste un ci nna sunu!”

(Coperte che non hanno i mercanti, bellezze che non ha neanche il sole / ho girato da Napoli in avanti, coperte come queste non ce ne sono!!)

Le Fasi

La peculiarità del tessuto realizzato sul telaio longobucchese è la modalità con cui lo stesso viene lavorato. Infatti il motivo realizzato sul tessuto non è un semplice ricamo ma una parte dello stesso tessuto: oltre al comune intreccio dei fili (trama e ordito) viene immesso un terzo filo che attraversa i fili d'ordito orizzontalmente.

Per far ciò, la tessitrice utilizza i cosiddetti “nziambri”, ovvero dei “modelli-guida” composti da una specie di trafilatura a quadretti, che hanno la funzione di guidare la tessitrice nell’esecuzione dell’intreccio dei fili. 

I disegni sono stati elaborati dalla fantasia delle tessitrici che si sono ispirate alla varietà e ai colori della natura e al folklore popolare.

Alcuni “nziambri”, strumenti fondamentali per la realizzazione di un disegno, sono custoditi gelosamente da alcune tessitrici in modo che non vengano mai copiati.Tra i disegni più diffusi troviamo “U puntu eru Juriciu” (Il punto del Giudice). 

Si narra che una madre per sdebitarsi presso un giudice che aveva reso giustizia al figlio, accusato ingiustamente, ideò per il telaio longobucchese questo disegno, nel quale compare una bilancia formata da una sega, un albero e due rami di vite, e due colombe. 

La sega simboleggia il taglio netto della giustizia, l’albero è il simbolo della vita, della longevità e della forza, i due rami di vite con i grappoli d'uva simboleggiano la gioia, la bilancia che essi formano è il simbolo della giustizia e le colombe sono il classico segno della pace.

I due rami di vite con i grappoli d'uva che simboleggiano la gioia

Longobucco

Panorama di Longobucco

Longobucco è stato sempre conosciuto per la laboriosità e l’ingegno dei suoi abitanti. Soprattutto le donne hanno contribuito all’economia della casa e del territorio, accudendo i figli, preparando il pane, raccogliendo legna, le olive, curando l’orto e trasformando il lavoro tessile in autentica arte.

Tra i primi territori della Calabria per estensione territoriale, Longobucco è uno dei principali comuni appartenenti al Parco Nazionale della Sila. Un piccolo borgo immerso nella Sila Greca, che è parte della Sila Grande, tra monti, fiumi e laghi che ospitano innumerevoli specie animali e vegetali.

La leggenda vuole che l’origine del nome “Longobucco” derivasse dalla Themesen metallurgica di cui parla Omero nel libro I dell’Odissea. L'ipotesi deriva dalla presenza di miniere d’argento lungo la fiumara Manna dove fin dall'VIII secolo a.C. Sibariti, Crotoniati e Romani hanno estratto l’argento per coniare le proprie monete.

Riconoscimenti: storia

Curator — Camera di Commercio di Cosenza
Testi e foto  — concessi da Francesco De Simone (Gal Sila Greca)

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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