1852

La Concia Toscana

Unioncamere

“Un'attività umana che nasce nella notte dei tempi e si perfeziona attraverso secoli di tradizione e ingegno”

La Storia

La concia è una delle attività umane di origine più remota. Le prime tracce di uso della pelle per abiti, sandali, o per la creazione di oggetti come contenitori d’acqua e imbarcazioni, sono state trovate sin dalle scritture dei sumeri. L’arte della concia è presente nell’antichità in popolazioni come babilonesi, ittiti, persiani, egiziani, ebrei, sciiti, greci, romani, indiani, giapponesi e cinesi. 

In Europa è in epoca ellenistica che vengono organizzate le prime corporazioni artigianali, “prototipi” delle attuali associazioni di categoria distrettuali, e si sviluppano attività produttive specializzate, come nel caso di Pergamo, dove venne realizzata la pergamena con fini veli di pelle. 

In Italia le esperienze etrusche e greche saranno alla base dello sviluppo dell’arte conciaria presso il popolo romano, periodo in cui il settore venne inquadrato, come gli altri mestieri, in vere e proprie corporazioni, la cui esistenza era sancita dalla Lex Julia del XII secolo a.C.

Con il declino di Roma l’attività pellettiera riprese forza solo dopo il 1000, grazie ai commerci delle repubbliche marinare. Anche i sistemi di concia trovarono varie applicazioni in base al tipo di produzione e ai luoghi di lavoro. Dai primitivi procedimenti di affumicatura ed essiccamento, all’utilizzo di sistemi ad allume e all’ingrasso con oli minerali e naturali, si passa alla concia vegetale e ai tannini. 

In Italia lo sviluppo più marcato del settore si può collocare intorno al 1200, quando viene introdotta un’importante innovazione, cioè l’utilizzo della calce viva ad effetto depilante. Localizzazioni conciarie si ebbero prima in città come Pisa, Genova e Venezia, avvantaggiate dalla presenza dei porti, e successivamente a Bologna, Firenze, Milano, Torino, Napoli, Parma, Ferrara, Vercelli ed Ivrea. 

In queste ultime città, fino alla prima metà del XIII secolo, i beccarii (macellai) ed i caligarii (lavoratori delle pelli) costituivano le categorie produttive più numerose. Da allora si sono succeduti periodi alterni fino al 1700, quando si ha il passaggio dall’attività artigianale a quella preindustriale.

Sarà la sostituzione delle tradizionali vasche con bottali girevoli nella seconda metà dell’800, frutto delle innovazioni tecnologiche, a ridurre notevolmente i tempi di realizzazione del prodotto finale. Questo, insieme alla concia al cromo, di gran lunga la più diffusa anche oggi, grazie alle sue caratteristiche di semplicità, rapidità ed economicità, costituirà lo sviluppo dell’attività industriale agli inizi del Novecento. 

Anche in Toscana la produzione conciaria inizia nel 1200 e si diffonde ad altri centri del bacino dell’Arno solo verso il diciassettesimo secolo. L’Arno veniva percorso dai navicelli, particolari imbarcazioni a vela che, dalla foce del fiume, venivano trainati con corde in modo da risalire la corrente. 

Uomini e carri con buoi tiravano le corde lungo le strade delle alzaie create a ridosso degli argini. Il fiume era così navigabile fino al centro di Firenze, mentre paesi come Santa Croce erano percorsi da fossi, che vennero ricoperti nell’Ottocento.

Fino ad allora Santa Croce rappresentava solo un mercato importante, in cui si smerciavano pelli conciate, ma non era ancora centro di produzione. Le attività conciarie cominciarono qui solo nel 1852. 

L’inizio della produzione nel comprensorio Toscano può essere ricollegata al passaggio degli eserciti napoleonici che trasmisero agli abitanti della zona esperienze già in atto in Francia, come la messa a bagno in mezze botti di legno, sotto la scorza d’albero, delle pelli locali. 

Nella seconda metà dell’800, la concia divenne quindi un’attività stagionale degli abitanti della zona, alternandosi a quella agricola, alla coltura del bosco (che grazie agli scorzatori offriva il materiale per la concia) ed ai commerci sia fluviali che su ruote dei cosiddetti barrocciai. 

Tra il 1850 ed il 1870 la nascita ed il persistere dell’industria conciaria in questa zona sono da attribuire allo sviluppo dei traffici commerciali, agli effetti della III Guerra d’Indipendenza con la richiesta di materiali in pelle e cuoio, alla disponibilità di manodopera a buon mercato e alla delocalizzazione dai centri maggiori di Pisa e Firenze verso la periferia.

Gli abitanti, grazie al mestiere di barrocciai e commercianti di scorze, non solo vennero a conoscenza dei procedimenti tecnici per la concia ma riuscirono anche ad accumulare capitali necessari per la costruzione degli impianti e l’avvio del processo produttivo. 

Nei primi del '900, l’ulteriore sviluppo dell’industria conciaria, ottenuto grazie all’introduzione del motore a scoppio e al passaggio dalla scorza al tannino liquido, portò ad un consistente incremento delle aziende conciarie ubicate in Toscana. 

L’anno dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale le concerie cominciarono a moltiplicarsi rapidamente, tanto che si arrivò a 47 unità nel 1916. La politica autarchica del periodo fascista successivo produsse, nel contesto socio-economico della zona, effetti contrastanti. 

Si verificò una difficoltà nell’approvvigionamento delle materie prime e degli estratti tanninici, per cui, si ritornò dalla concia rapida al vecchio sistema di conciatura a corteccia. L’incremento della produzione della “tipica” vacchetta e del cuoio da suola, evitando lo scontro con la forte concorrenza estera, permise tuttavia la sopravvivenza dell’industria conciaria.

Un nuovo duro colpo nel dopoguerra venne inferto dal crollo di Wall Street, che portò, intorno al 1932, ad un deprezzamento significativo delle vacchette e del cuoio da suola, tra l’altro già in crisi per la concorrenza delle suole in gomma. 

I danni maggiori si ebbero con la Seconda Guerra Mondiale, quando numerose concerie vennero smantellate e fatte oggetto di ruberie da parte dei tedeschi. 

Nel periodo successivo della ricostruzione, fino ai primi anni '50, vennero poste le basi per un modello di sviluppo, che fra recessioni e congiunture favorevoli, condurrà nel giro di un ventennio a un sistema economico centrato sull’industria conciaria.  È questo che costituirà il punto di partenza per il boom economico del dopoguerra.

La Produzione

Asciugatura nel XX secolo
Asciugatura: ieri..
...ed oggi.

Evoluzione degli strumenti e delle tecniche di produzione nei secoli XX e XXI

Macchinari per il lavaggio: ieri...
...ed oggi.
Verifica: ieri...
...ed oggi.

La produzione contemporanea

Il Territorio

Il distretto conciario, detto anche comprensorio del cuoio, si colloca tra le province di Firenze e Pisa, e comprende i comuni di Santa Croce sull’Arno, San Miniato, Santa Maria a Monte, Fucecchio, Castelfranco di sotto, Montopoli.

Nell'area vivono quasi 100mila persone, di cui circa 10mila sono occupate nel settore conciario, suddivisi fra 900 imprese medio-piccole. Il terreno è in gran parte un fondovalle pianeggiante a eccezione di San Miniato.

La produzione principale riguarda cuoio, calzature e articoli in pelle. L'indotto è costituito per lo più da ditte di prodotti chimici per la concia, officine di macchine per conceria e ditte di trasporti. Molte ditte sono specializzate in una singola fase della concia (contoterzisti) o nella produzione di una singola parte della scarpa (parti che poi vengono assemblate nei calzaturifici).

Il 98% della produzione nazionale di cuoio da suola proviene da qui, così come il 35% della produzione nazionale di pelli, e il 30% della produzione nazionale di macchine per conceria.

Riconoscimenti: storia

Curator — Camera di Commercio di Pisa
Curator — Consorzio Vera Pelle
Curator —

Consorzio conciatori di Ponte a Egola - S. Miniato

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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