1800

La Seggiola Maremmana

Unioncamere

“Gioiello dei maestri impagliatori, risultato di un'arte contadina tramandata per secoli”

La Storia

La lavorazione delle seggiole impagliate risale ai primi dell'800, quando i contadini maremmani venivano chiamati a lavorare nelle aree paludose presenti lungo la costa della bassa Toscana per raccogliere i cereali e le erbe palustri. 

Queste piante ed erbe venivano raccolte in periodi diversi dell'anno, a seconda del loro impiego. Dopo un periodo di essicatura, venivano lavorate dai contadini nei mesi invernali, al termine della giornata lavorativa. Tali piante venivano così trasformate in cesti o utilizzate per impagliare sedie e fiaschi.

La seggiola impagliata è una seggiola “povera”, strettamente legata al mondo contadino, ed è per questo che la sua storia e la sua presenza in provincia di Grosseto è molto radicata.

Possono esistere diverse versioni di seggiole, a seconda del legno utilizzato (noce, olmo o castagno), ma la loro peculiarità è data proprio dalle erbe utilizzate per l'impagliatura. 

Oggi possono essere utilizzati anche altri tipi di erbe rispetto a quelle palustri, ma la vera seggiola maremmana viene prodotta dai maestri impagliatori con l'impiego della “scarza”, che é la parte “femmina” del “bischero”, pianta che nasce solo nelle zone paludose o lungo i canali della pianura Maremmana.

La Seggiola

La seggiola maremmana risulta originale e particolare per le tipologie di erbe impiegate nel lavoro di impagliatura realizzato dai maestri impagliatori. Le erbe palustri, essendo a foglia lunga, sono versatili per questo tipo di impiego. Queste vengono raccolte prima della sfioritura, a luna calante, e vengono in seguito fatte essiccare. 

Tra le erbe utilizzate, oltre la “scarza”, che nasce lungo i canali di pianura, viene impiegata anche la “vetrice” o “vinco”, che è una pianta della famiglia dei salici e nasce lungo i fiumi e le sue golene. 

Tale pianta viene raccolta nei mesi antecedenti l'estate, viene sbucciata e pulita delle sue piccole foglie e messa ad asciugare. Prima di essere lavorata, per evitarne la rottura, la pianta viene messa a bagno nell'acqua per alcune ore, al fine di agevolare la sua reidratazione.

Il vinco dopo la sbucciatura assume un colore ocra, quasi bianco, ma può essere lavorato anche con la buccia, e in questa lavorazione assume diverse sfumature di colore, passando dal rosso al marrone.

Per la realizzazione delle sedie vengono utilizzati ancora antichi utensili, come il coltello a due mani e l'ascia. Il montaggio delle seggiole avviene a incastro, tra il legno verde delle strutture portanti e quello secco dei pioli, in modo da evitare l'utilizzo di colle: infatti, dopo un periodo di essiccatura, il legno blocca naturalmente e fortemente il piolo nel foro in cui viene inserito. 

Tra le tipologie di sedie impagliate, trova risalto anche la “seggiola del Buttero”: creata per venire incontro alle esigenze dei mandriani, che dovevano sistemare il loro vestiario al termine della giornata lavorativa. Dal momento che era in uso il “pastrano”, un mantello di grandi dimensioni per ripararsi dalle intemperie, serviva una sedia con una spalliera molto alta su cui appenderlo.

Il Territorio

La zona di produzione della sedia impagliata comprende tutta la provincia di Grosseto, dalla zona montana del monte Amiata alla costa tirrenica, e tutta la pianura maremmana, da Massa Marittima, a nord, fino a Capalbio, a sud.

Riconoscimenti: storia

Curator — Camera di Commercio di Grosseto

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
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