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Le Ceramiche Graffite Ferraresi

Unioncamere

“Nella ceramica graffita ferrarese i motivi decorativi e i toni dei colore assumono caratteri di assoluta originalità”

La Storia

La storia della ceramica graffita ferrarese affonda le proprie origini nei manufatti alto-medioevali provenienti dalla Cina e dalle ampie zone dell'Altipiano iranico che giungevano sulle nostre coste per via dei traffici marittimi e commerciali con l'Oriente. I primi lavori che l'archeologia medioevale ha rinvenuto in sterri ferraresi portano una datazione non anteriore al secolo XIII e preludono a uno sviluppo di grande rilievo nel corso del secolo XIV, fino ad arrivare al massimo livello ornamentale e di perfezione esecutiva negli anni che vanno dal 1440 al 1520 circa.

Le manifatture delle aree corrispondenti all'ampia valle del Po – nella prima fase della ceramica graffita, cosiddetta arcaica – sono piuttosto omogenee nelle forme dei manufatti e negli ornati. Le argille della valle padana si prestavano particolarmente all'utilizzo degli ossidi metallici di base - rame, ferro e piombo – per la realizzazione delle vernici che caratterizzavano questo tipo di ceramica.

Le narrazioni ornamentali sono piuttosto schematiche, di carattere prevalentemente geometrico e floreale; assai più di rado vi compare la figura umana mentre non mancano profili di uccelli o immagini di animali fantastici desunti dal bestiario dell'epoca.

Pianta ottocentesca della città di Ferrara

Nell'ambito di queste produzioni, le cui propaggini territoriali si spingono anche oltre le regioni dell'Italia settentrionale, Ferrara giunge a svolgere un ruolo di primo piano e di autentico primato a partire già dalla prima metà del secolo XV in coincidenza con il Marchesato di Lionello d'Este.

La scintilla primordiale va ricercata in un evento eccezionale per la storia e l'arte estense: il Concilio ecumenico del 1438. In quell'anno fece tappa a Ferrara, portando in città il papa Eugenio IV, l'imperatore d'Oriente Giovanni VIII Paleologo. Giunse con uno stuolo di grandi studiosi e umanisti e uno straordinario artista come Antonio Pisano, detto Pisanello, la cui attività di pittore, di medaglista, di fine disegnatore di animali, costumi e acconciature, ispirò direttamente le migliori botteghe di ceramiche graffite di quel periodo. 

Ed è a partire da quegli anni che compaiono sulle mense più sontuose di Ferrara magnifiche coppe centrotavola, grandi piatti da portata e da parata con scene edificanti, finissime stoviglie decorate all'interno e all'esterno, calamai riproducenti tematiche allegoriche stemmate e, poco più oltre, la ricorrente figura di San Giorgio a cavallo che uccide il drago nelle più diverse guise.

Imprese estensi, stemmi nobiliari delle famiglie Rangoni, Bentivoglio, Bevilacqua, Romei, Contrari, Sacrati e così via definivano gli ornati di molte ciotole, piatti e boccali evidentemente ispirati dalla più ragguardevole aristocrazia ferrarese del tempo, anche se gli stessi motivi araldici trovavano uso e consumo anche sulle tavole più popolari.

Una mappa storica raffigurante la zona del Ferrarese

Zona di Produzione

La ceramica graffita italiana si sviluppò prevalentemente nelle regioni settentrionali, assumendo alcune differenze a seconda dei luoghi e dei tempi e protraendosi dal XIV secolo a tutto il XVI e oltre. 

Fu largamente prodotta in Emilia, dove si distinse Ferrara. Quest'ultima fu il centro più attivo e più ricco qualitativamente, come testimoniano i resti dei piatti e dei vasi trovati.

Il Prodotto

Le ceramiche ingobbiate e graffite sono colorate con ossidi metallici che danno effetti di ruggine e di verde, ricoperte in seconda cottura con vetrina. Le forme furono dapprima semplici come il piatto, la scodella, la ciotola, il boccale; in seguito apparvero oggetti più complessi come la coppa e il calamaio, spesso ornati da figurette modellate di uomini e di animali. 

I motivi delle decorazioni sono variatissimi: il “nodo” che era un talismano orientale, la stella di David che era un segno propiziatorio, la melagrana, il cerchio con la croce, la losanga tagliata in croce, animali, alberi, le rosette di buon augurio graffite sullo sfondo accanto a teste perlopiù di profilo, figure umane o di animali racchiuse tra foglie e volute di gusto gotico.

Temi vegetali e geometrici appaiono anche a coprire completamente la stoviglia e spesso sono disposti a fasce e lavorati con una punta metallica o con una stecca. Un particolare ornato è l'uso della siepe di graticcio. Essa è rappresentata da rami di salice intrecciati a costituire un recinto di un giardino fiorito che accoglieva figure muliebri, virili e scudi araldici.

Il giardino racchiuso dal graticcio (“hortus conclusus”) rappresenta il luogo d'amore e di letizia di tutta quella serie di ceramiche dette “amatorie” o “nuziali”.

La Produzione

L'oggetto viene foggiato al tornio utilizzando un'argilla sedimentaria di colore rosso. 

Sull'oggetto ancora crudo e non del tutto secco viene steso un velo di argilla fluida di colore bianco (ingobbio).

La fase di tornitura

Sull'argilla bianca ancora umida viene eseguito a mano libera, con il pennello, il disegno preparatorio e successivamente ripetuto incidendo la superficie dell'argilla bianca con una punta metallica sottile, scoprendo la sottostante argilla grigia che diventerà rossa dopo cottura.

La colorazione del piatto
L'esecuzione del graffito su un piatto
Gli oggetti vengono riposti nel forno

I colori più utilizzati sono: verde ramina (ossido di rame), giallo ferraccia (ossido di ferro) e viola manganese (ossido di manganese).

Prima di essere nuovamente cotto in forno, l'oggetto viene parzialmente invetriato (per renderlo impermeabile) con cristalline incolori o leggermente colorate con gli stessi ossidi metallici.

Curiosità

Si narra che il Duca Alfonso I d'Este fosse un grandissimo estimatore della ceramica graffita ferrarese e nel suo tempo libero da gravami bellici o diplomatici amasse dilettarsi nella sua “bottega” presso il castello estense, tanto che la sua passione lo condusse a modificare l'etichetta aristocratica italiana. Fu egli, infatti, il primo principe a rendere protagonista sulle tavole il vasellame in ceramica, sostituendolo a quello in oro e in argento in uso sul nobile desco fino a quel momento.

Riconoscimenti: storia

Curator — Camera di Commercio di Ferrara

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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