1800

Il Merletto di Ascoli Piceno

Unioncamere

“Una storia antica cresciuta tra le mura domestiche,  un prodotto raffinato che non faceva distinzioni tra classi sociali”

La Storia

La lavorazione dei tessuti di fibre vegetali (in particolare della seta) e della lana è stata nel Piceno per secoli un’attività di fondamentale importanza. 

In quasi tutte le case contadine era presente almeno un telaio, intorno al quale le donne erano impegnate nell’attività di filatura, orditura, tessitura, confezione e ricamo. 

Tutto il corredo della sposa era realizzato in casa, così come gli abiti, le coperte, le tovaglie e quant’altro fosse necessario per l’abbigliamento personale e l’arredo della casa.

Il periodo più florido si registra tra Medioevo e Seicento: in ogni paese erano presenti numerosi laboratori di sartoria, mentre ai lavori di ricamo si dedicavano anche le dame della nobiltà e le monache dei numerosi monasteri. 

Ad Ascoli, a partire dal Quattrocento, si coltivarono i gelsi per la produzione della seta, ma è tra Ottocento e Novecento che questa attività raggiunse la sua massima fioritura.

Come nel resto d’Italia anche nella provincia di Ascoli Piceno, la tradizione del ricamo e del merletto è legata alla presenza di famiglie benestanti che potevano permettersi lusso ed eleganza, non solo nei decori, ma anche nell’impiego di materiali e di elementi preziosi: si dice infatti che “un ricamo sta al corpo come lo stile sta al pensiero”.

Con la presenza di un elevato potere di acquisto, era necessario formare professionalmente giovani donne nell’arte del ricamo, così, nel 1868, la contessa Maddalena Sgariglia dal Monte aprì nel suo palazzo una scuola professionale femminile. Le povere erano ammesse gratuitamente mentre le ragazze di famiglia agiata versavano una retta. 

Le ragazze diventavano maestre di taglio e cucito di biancheria e ricamo e, grazie ai contatti della Contessa, i prodotti finiti venivano commercializzati su commesse di famiglie importanti dell’intera penisola e sulle ordinazioni da fabbricerie, sodalizi religiosi e società laiche per il ricamo di arredi sacri, stendardi, emblemi e corredi da sposa.

In quegli anni essere una brava cucitrice e ricamatrice costituiva un requisito indispensabile per essere una “brava donna di casa”. Infatti, questo lavoro non veniva mai citato nei documenti ufficiali dell’epoca, poiché si svolgeva tra le mura domestiche e quasi sempre a vantaggio della famiglia e della parentela.

All’inizio del Novecento l’attività sartoriale femminile divenne molto intensa soprattutto nelle città, con il conseguente proliferare di laboratori artigianali, disseminati in tutto il territorio provinciale producendo abiti da sera, da giorno, da cerimonia, secondo la moda dell’epoca valorizzati dai ricami e dai merletti.

Venivano inoltre preparati corredi da sposa e, a seguire, corredi da battesimo per neonati ad uso di famiglie nobili, che comprendevano lenzuola ricamate, copertine e ogni tipo di camicina.

Fino alla metà del ‘900 si ricamavano anche corredi ecclesiastici di grande pregio, con la tecnica del battiloro: antichissima tecnica formata di intrecci ricamati in oro e argento mediante l’applicazione di filati su tessuto.

Nel corso del Novecento la lavorazione artigianale dei tessuti, con la produzione di capi d’abbigliamento, si trasformò progressivamente fino a diventare industria. L’attività di tessitura artigianale tuttavia rimase presente, con notevole seguito nella produzione di capi su misura e di qualità, realizzati interamente a mano.

Quando si parla di merletto si fa riferimento al tombolo di Offida, antica tradizione portata in questo territorio dalle suore benedettine provenienti da Cluny alla fine del XVI secolo. Ancora oggi, nella bella stagione, tra le piccole strade del paese, è facile incontrare piccoli gruppi di donne che lavorano insieme il tombolo tra una chiacchiera e l’altra.

La Produzione

Nella provincia di Ascoli Piceno il telaio era una presenza costante. Lo strumento era a mano, con pochi licci e mossi a pedale, era un prodotto artigianale realizzato in casa o fatto dalla bottega del falegname del paese, con il legno di quercia per i piedi, di noce leggero per la cassa e di pioppo. 

Questa diffusa tessitura era inoltre integrata con il sistema mezzadrile agricolo locale che produceva la seta, la canapa e il lino, e così spesso le case contadine diventavano piccole cellule di fabbrica disperse nei campi, i cui prodotti raggiungevano anche i mercati cittadini insieme ai prodotti della terra. 

I tessuti prodotti erano semplici e di uso comune, mentre per quelli operati a damasco con i giganteschi telai Jacquard si dovrà attendere gli inizi dell’800, con l’opera delle bravissime “Monachette”, un laboratorio conventuale nello Stato Pontificio che tesseva i paramenti per le chiese e i prelati.

Molto diffusa era la tessitura a liccetti tra il secolo XIII e il XIV, che prevedeva l’inserimento di una piccola e sottile canna per costruire un programma manuale di tessitura simile alle memory stick dei telai moderni.

Ogni motivo decorativo veniva fissato su questi liccetti pendenti, legati all’ordito con un particolare procedimento, che lo rendevano in effetti un programma permanente di tessitura e che costituì il passaggio dal telaio tradizionale a licci al telaio jacquard a schede perforate, attivo all’inizio dell’800.

I disegni erano impostati sul telaio mediante una serie di cordicelle che avevano la funzione di permettere l’abbassamento simultaneo di una serie di fili di ordito corrispondenti al motivo decorativo da realizzare. I primi disegni si eseguivano sui bordi delle tovaglie d’altare.

La tessitura si sviluppò anche grazie alla varietà dei diversi materiali che si producevano localmente, dalla lana al cotone, dal lino alla seta. 

Nel Piceno dal XIV secolo convergevano i migliori artieri della penisola, per introdurvi nuovi sistemi e nuovi elementi d’industria, in quanto era noto in tutta Italia come territorio manifatturiero di rilievo. 

La trattura e la filatura della seta, ad esempio, fu la principale attività di trasformazione dell’industria serica: nel 1865 si contavano 12 filande di cui 4 a vapore. 

Le piazze a cui venivano destinati questi prodotti erano quelle di Torino, Genova, Milano, Lione e Marsiglia. In una ricerca del 1862 sulle condizioni industriali della provincia di Ascoli Piceno, risultano ben 1.252 telai per lino e canapa.

Riconoscimenti: storia

Curator — Camera di Commercio di Ascoli Piceno

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