“È un ortaggio tanto speciale, unico e ricco di meriti, da meritarsi un nome proprio: Carciofo Spinoso di Sardegna”

La Storia

Il carciofo è un ortaggio  originario del bacino del mediterraneo e le prime testimonianze del suo consumo alimentare risalgono alla civiltà egizia e greca. Nel IV secolo a.C. Teofrasto lo cita nella sua storia delle piante. Fu coltivato anche nel periodo romano come attestano gli storici Plinio e Columella. Nei secoli successivi il carciofo si è affermato sempre di più grazie alle sue proprietà gastronomiche e salutistiche.

La coltivazione del carciofo in Sardegna è di antica tradizione. Don Andrea Manca dell’Arca ne parla nella sua opera “Agricoltura di Sardegna” pubblicata nel 1780, e Vittorio Angius, nel suo “Dizionario geografico”, cita il carciofo come “fonte di lucro per i coloni degli orti”.

La raccolta del carciofo agli inizi del '900

Agli inizi la specie era confinata agli orti familiari, la coltivazione vera e propria viene datata intorno al 1920, soprattutto nelle zone costiere della provincia di Sassari e di Cagliari, la cui presenza di porti favoriva i collegamenti ed i commerci con la penisola.

Tradizionalmente la coltura veniva condotta seguendo il ciclo naturale della pianta; una svolta importante fu l’individuazione nelle campagne di Bosa, di un ecotipo spinoso che consentiva di ottenere produzioni anticipate in autunno, risvegliando in estate la carciofaia con l’intervento dell'irrigazione. L'ecotipo fu introdotto nel campidano di Cagliari negli anni 1942-43, successivamente gli agricoltori, attraverso la selezione massale, lo hanno migliorato ottenendo l'attuale Carciofo Spinoso di Sardegna.

Nei primi decenni del Novecento si passa da una produzione destinata all’autoconsumo ad una produzione specializzata, orientata verso i mercati di consumo nazionali ed internazionali. È in questo periodo che si diffonde la notorietà del Carciofo Spinoso di Sardegna. Sin da allora questo carciofo viene venduto nei mercati con il suo nome come certificazione di qualità e origine. 

La diffusione di questo prodotto identificato con la sua terra, ha portato all'esigenza di formalizzare la denominazione Carciofo Spinoso di Sardegna per tutelarlo e rendere indissolubile il suo legame col territorio sardo.

Alla fine degli anni Sessanta si assiste a un boom di esportazioni del carciofo verso i mercati più ricchi del nord Italia: Milano, Genova e Torino. I carciofi venivano esportati in grosse ceste di legno di castagno contenenti dai due ai trecento pezzi, e un singolo carciofo sardo poteva costare anche 40 lire al pezzo, vale a dire circa 4 euro dei giorni nostri.

Il Prodotto

Il Carciofo Spinoso di Sardegna presenta caratteri molto marcati che lo distinguono da tutti gli altri carciofi: capolino conico allungato compatto; colore verde con sfumature violetto-brunastre; spine di colore giallo; gambo poco fibroso, tenero ed edibile; brattee carnose, tenere e croccanti; gusto corposo con equilibrata sintesi di amarognolo e dolciastro; presenza di tannini controbilanciata dal sapore dolce.

Per mantenere inalterate queste caratteristiche è necessario ridurre al minimo le manipolazioni e sottoporre il carciofo al condizionamento immediatamente dopo la fase della raccolta. Tale condizionamento è autorizzato solo nelle zone di produzione definite precedentemente e serve a impedirne i fenomeni ossidativi e traspirativi, rallentandone il decadimento delle proprietà fisiche ed organolettiche. 

Il “Carciofo Spinoso di Sardegna” viene commercializzato in confezioni chiuse e tassativamente contraddistinte dall’apposito logo della denominazione, e da un numero progressivo univoco che traccia ogni singola confezione.

La Produzione

Il Carciofo Spinoso di Sardegna viene coltivato seguendo il disciplinare di produzione, ma la tecnica colturale non è cambiata molto durante gli anni.

A maggio viene effettuata una prima aratura profonda, cui segue una lavorazione leggera del terreno. 

A giugno viene fatta una seconda aratura, seguita dall'annaffiamento.

Da fine giugno ad agosto vengono impiantati gli ovoli prelevati all'inizio dell'estate dal rizoma di piante che erano in riposo vegetativo.

Fase di raccolta

Seguono poi l'irrigazione, la concimazione, la scarducciatura, il controllo delle infestanti e i trattamenti fitosanitari, fino a novembre quando avviene la raccolta, a mano e tramite la recisione dello stelo all’inserzione dei capolini di ordine successivo. 

I capolini raccolti vengono posti in contenitori e trasportati dal campo ai magazzini di confezionamento, dove quelli di categoria Extra I° diventano Carciofo Spinoso di Sardegna DOP. 

Una peculiarità del Carciofo Spinoso di Sardegna è la sua attitudine al consumo crudo proprio per le sue particolari caratteristiche sia del capolino sia del gambo, che risulta particolarmente dolce.

Selezione e inscatolamento del Carciofo Spinodo DOP

Il Territorio

Nell'area di produzione del “Carciofo Spinoso di Sardegna” si ritrovano contemporaneamente tutte le caratteristiche pedoclimatiche idonee alla sua coltivazione. La zona comprende diversi comuni della provincia di Cagliari, del Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, di Oristano, di Nuoro, dell’Ogliastra, di Sassari e della Olbia-Tempio.

Le aziende agricole del Carciofo Spinoso di Sardegna DOP sono 72, per un totale di 500 ettari coltivati, 14 stabilimenti e 730.000 capolini selezionati.

La coltura del Carciofo Spinoso di Sardegna ha trovato il suo habitat naturale nelle aree costiere, che godono di microclimi particolari, e nei fondo valle e nelle pianure centrali dell’Isola, localizzate ai lati dei più importanti corsi d’acqua. 

Essendo il suo sviluppo prettamente invernale è importante che gli inverni non siano caratterizzati da gelate frequenti.

Salute

Il Carciofo Spinoso di Sardegna  e uno tra gli ortaggi a più alto valore nutritivo. In generale il carciofo è un discreto apportatore di vitamina A, C, PP, B2, di diversi sali minerali, di potassio, calcio, sodio, ferro e composti fenolici. Il contenuto percentuale di fibra totale è particolarmente elevato e ben ripartito tra fibra solubile e insolubile.

Gli antiossidanti naturali del carciofo che bloccano l’azione dei radicali liberi e sono quindi molto importanti nella prevenzione dei tumori, non degradano con nessuna modalità di cottura.

Il termine botanico del carciofo è Cynara Scolymus. Cynara deriva da “Cinus”, la specie infatti veniva concimata con la cenere. Il termine Scolymus deriva invece dal greco e significa “Appuntito”, in relazione alla forma del capolino e alla spinosità delle brattee. Secondo alcuni autori il nome latino Cynara sarebbe legato alla leggenda di Cynara, una fanciulla che aveva una bella chioma color cenere e che fu trasformata da Giove, innamorato di lei, in una pianta di carciofo.

Riconoscimenti: storia

Curator — Consorzio per la Tutela della DOP Carciofo Spinoso di Sardegna 

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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