“Un limone che grazie al suo colore e al suo sapore si innalza a simbolo della Costiera Sorrentina”

La Storia

Probabilmente il limone giunse in Italia dall’India, in epoca anteriore al 539 a.C., anno in cui gli Ebrei rientrarono dalla Babilonia in Palestina. La cultura ebraica testimonia infatti già dal VI sec. a.C. la presenza del cedro in Israele, con valore rituale e ornamentale. È quindi certo che le piante di agrumi esistessero in Italia fin dalla prima età imperiale. 

Si presume che tale agrume si fosse insediato anche nell’area sorrentina, una zona particolarmente predisposta alla coltivazione di questa specie grazie al suo microclima mite, esente da repentini abbassamenti di temperatura e favorito dagli effetti mitiganti del mare. Il limone comparve quindi nella Penisola Sorrentina in epoca antichissima.

Risulta che nella Penisola Sorrentina, già ai primi del ‘600, la coltivazione dei limoni (importata probabilmente da gesuiti siciliani) fosse tanto redditizia che presto tutti, nei dintorni, copiarono l’idea provocando un conseguente crollo dei prezzi.

Per avere ulteriori notizie sugli agrumi in questa zona bisognerà attendere il IX e X secolo, epoca del regno normanno nell’Italia Meridionale.

"Pagliarella": pergolati realizzati con legno di castagno

Comunque occorre attendere il secolo XVIII per assistere all'organica diffusione degli agrumeti in tutta la penisola, quando, con il crollo dell’industria serica, si diede il via sotto il governo borbonico ad un'imponente opera di dissodamento delle terre incolte e alla sostituzione di specie arboree ormai poco remunerative. 

Intorno al 1885 appare la “pagliarella” con la relativa diffusione dei pergolati realizzati con pali di castagno.

Inoltre il sostenuto aumento demografico fece sì che i Sorrentini ricercassero nuove fonti di reddito, riversando risorse consistenti nell’attività marinara, tanto che nel giro di pochi decenni, agrumicoltura e marineria a vela formarono un binomio inscindibile, indirizzato a trasportare una consistente quota di produzione agrumicola verso i mercati esteri, europei e transoceanici.

Il paesaggio agrario della penisola assunse così l’aspetto fortemente antropizzato che è giunto fino a noi e che ancora oggi è possibile osservare: un paesaggio minuziosamente costruito dall’agricoltore, a tal punto che la sua realizzazione ed il suo mantenimento hanno sempre richiesto impegno e risorse forse più consistenti di quelle necessarie per l’edificazione degli stessi centri urbani.

L’unificazione del Regno d’Italia favorì il decollo delle esportazioni: abbattute le barriere doganali e sviluppata una certa rete delle comunicazioni, il nostro paese passò da un'esportazione del 24% del prodotto agrumario nel 1871, ad oltre il 40% nel 1878, e addirittura al 53% nel 1895.

Cominciarono a salpare così velieri destinati ai porti più noti d’Europa e del Nord America. 

La grossa esportazione ebbe inizio nel 1883 ad opera del Capitano Onorato Witek, ritiratosi a Sorrento, grazie alla quale nacque una nuova fonte di lavoro per molte categorie di persone.

Fu questa l’epoca d’oro dell’agrumicoltura sorrentina, ma con il primo conflitto mondiale essa cominciò a volgere al tramonto. 

Questi anni segnarono la fine della marineria a vela sorrentina e gli agrumi subirono una concorrenza spietata da parte di nuove aree geografiche che si affacciarono sui mercati come la Palestina, il nord e il sud Africa e perfino il Sudamerica.

Il Territorio

La penisola sorrentina inizia dal versante est con il comune di Vico Equense e prosegue verso ovest con i comuni di Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento e Massalubrense. 

Confina, nel suo insieme, a nord col mar Tirreno (golfo di Napoli), a est con i comuni di Castellammare di Stabia (Napoli) e Positano (Salerno), a sud e ad ovest ancora col mar Tirreno. A ovest della penisola, a circa 3,5 miglia da Punta Campanella, e’ ubicata l’isola di Capri.

La zona di produzione del “Limone di Sorrento” comprende parte del territorio dei comuni di Vico Equense, Meta, Piano di Sorrento, Sant.Agnello, Sorrento, Massa Lubrense, Capri e Anacapri.

Riconoscimenti: storia

Curator — Consorzio di Tutela Limone di Sorrento

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