24 ott 2014 - 18 gen 2015

DA TIEPOLO A CARRA'  Il Novecento tra il Realismo Magico e i Miti Moderni

La Collezione della Fondazione Cariplo

I grandi temi della vita nelle Collezioni d'arte delle Fondazioni bancarie
Gallerie d'Italia - Piazza Scala - Milano

L’ intenzione di questa rassegna è quella di presentare, attraverso una serie di dipinti di straordinaria qualità per alcuni dei quali non è fuori luogo usare il termine di capolavori, la varietà e la ricchezza di un universo collezionistico sommerso quale è quello delle Fondazioni bancarie. Sommerso in quanto nella maggior parte dei casi queste raccolte non sono state trasformate  in musei aperti al pubblico, anche se le opere hanno spesso transitato nelle  mostre o sono state date in deposito presso le raccolte pubbliche delle città dove le Fondazioni hanno sede. Questa mostra intende fare conoscere al grande pubblico le opere del Sei e Settecento, e del Novecento, attraverso una selezione di quadri importanti, non solo per la loro bellezza, tali da poter proporre un percorso espositivo che riesca a coinvolgere la sensibilità del pubblico attraverso la rappresentazione di alcuni temi universali, come la vita e la morte, l’ amore, la maternità, il lavoro, declinati attraverso i generi pittorici e la loro trasformazione.

Leonardo Dudrevilla, Amore:discorso primo, 1924 - Fondazione Cariplo

Una potente dimensione narrativa, legata anche al motivo  saga familiare così presente nella letteratura contemporanea,  la si ritrova nel monumentale capolavoro di Leonardo Dudreville Amore: discorso primo che domina con la sua mole e la sua assoluta originalità d’ invenzione iconografica e compositiva lo spazio dedicato al Novecento. Sicuramente l’ opera più impegnativa di un pittore dal percorso strano e accidentato, suscitò grande impressione e polemiche alla sua comparsa alla XIV Biennale di Venezia dove venne presentata nella sezione dedicata ai Sei pittori del Novecento, il movimento che guidato da Margherita Sarfatti sarebbe stato consacrato dalle successive rassegne milanesi e avrebbe dominato in ambito nazionale. Forse è stato proprio questo dipinto, troppo vicino al brutale realismo della  Nuova oggettività tedesca e così estraneo agli ideali classicisti e mediterranei di Novecento, a determinare l’ allontanamento del suo autore da quel gruppo.

In Amore: discorso primo l’ ambientazione lagunare si riconosce dal primo piano occupato dalla riva di un canale, da cui sorgono le briciole e la sagoma di una gondola con una coppia di innamorati e due vecchi suonatori, e dallo scorcio di una calle che occupa il  il riquadro in basso a destra. Vi compaiono tre personaggi: un uomo triste nascosto  nell’ombra e due amanti abbracciati ripresi di spalle  che si allontanano. Questa suggestiva inquadratura ha qualcosa di cinematografico, così come in definitiva è proprio un’ impronta cinematografica a caratterizzare tutta l’ opera. La composizione ha infatti un’ impostazione visiva insieme antica e modernissima. Appare organizzata  in tanti riquadri che svelano l’interno delle case, come se le mura fossero diventate trasparenti, dove il pittore ha voluto sorprendere  altrettante scene tutte relative a diverse declinazioni di quel trascinante tema dominante che è l’ amore. La simultaneità con cui questi squarci di vita quotidiana sono resi ricorda da un lato quella con cui sono organizzati gli antichi politici, cui la struttura generale del quadro rimanda, ma dall’altro quella ben più attuale  che ormai caratterizzava la più contemporanea delle arti, il cinema. Il dipinto, anche e soprattutto per il suo impressionante realismo fotografico, è come un grande film popolare, epico e passionale, assolutamente coinvolgente.

Leonardo Dudreville, Studio di carattere, 1921 - Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata

Nella Baruffa il motivo veneziano della lite tra donne è reso con un ritmo indiavolato, quasi stregonesco, che evita ogni suggestione aneddotica. Le figure si muovono infatti, come a slanciarsi fuori della superficie del quadro, con una gestualità esasperata che ne contorce i corpi proiettandoli su  quel paesaggio livido e  irreale formato dalla striscia delle acque arrossate da un tramonto di fuoco e dalla quinta degli alberi in primo piano. Un pino dalle radici e dai rami contorti come le spire di un essere mostruoso e un pesco fiorito, che appare sorgere dal masso su cui è accasciata la misteriosa figura assorta  in primo piano a destra,   formano come una cornice liberty  a questo beffardo balletto cui poco manca per divenire una sorta di moderna danza macabra.

Astolfo de Maria, La Baruffa, 1926 - Fondazione di Venezia
Astolfo de Maria, Mia moglie, 1942 - Fondazione di Venezia

Nel 1926 l’altro grande eretico presente sulla scena artistica veneziana Cagnaccio  appare proporre una strada diversa nella declinazione di questo particolare e precoce  Realismo Magico, in linea con la Neue Sachlickeit tedesca. Il tema,  che è quello dell’ eroica fatica del lavoro innalzata ad una dimensione epica,  si ricollega ad un’ iconografia che nel corso dell’ Ottocento aveva conosciuto una certa fortuna, quella dei barconi, delle chiatte che vengono trasportati dagli uomini  lungo una riva.  I due protagonisti, resi in tutta la loro fierezza fisica e morale, uno con il volto e lo sguardo tesi in avanti l’altro reclinati, appaiono bloccati,  come nel fermo di una sequenza cinematografica in cui tutto appare sospeso,  in una posa di impressionante forza plastica. L’anatomia asciutta e muscolosa è resa con un’ evidenza drammatica che fa pensare al corpo del Cristo crocefisso. Non a caso un’ immagine della Pietà compare, come un ingenuo quadro nel quadro, sul fianco della barca colorata che, come un enorme giocattolo che ha ancora qualcosa di futurista, entra da destra nel campo visivo. L’ evidenza realistica con cui è reso ogni dettaglio, sino al particolare più sconcertante che è quello delle cinghie e delle corde in tensione,  è talmente esasperata da assumere una dimensione metafisica.

Cagnaccio di San Pietro, L'alzana, 1926  - Fondazione di Venezia
Carlo Carrà, Madre e figlio, 1934 - Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata

In Madre e figlio di Carlo Carrà affiora una monumentalità che non può che rimandare a quello di Novecento Italiano cui si inserisce, con riferimenti e esiti completamente diversi. Il dipinto, consacrato dalla  sua fortuna espositiva antica e recente, è tra le opere che più risentono della fase, nella seconda metà degli anni trenta, in cui il suo autore è stato coinvolto nella vicenda dei grandi cicli decorativi parietali. Nel nostro quadro il pittore trasferisce lo stile impiegato in queste imprese per affrontare un tema, quello universale della maternità, prediletto dal clima tradizionalista del Novecento e certamente incoraggiato dalla ideologia del Regime fascista. Ma rispetto a formulazioni più legate all’ iconografia religiosa del soggetto e alla ripresa degli antichi maestri, pur nel plasticismo monumentale che caratterizza la figura principale, restano riferimenti sia al Picasso neoclassico, quello delle grandi figure femminili di ispirazione mediterranea, e all’ esperienza metafisica dello stesso Carrà.

L’ “avventura novecentista”, come venne chiamata da Massimo Bontempelli, punto di riferimento non solo per i letterati ma anche per gli artisti, doveva ricondurre ad esiti diversi sulla via del monumentalismo, come della declinazione dei temi eroici e della mitologia strettamente ricollegati con l’ esperienza nazionale, incoraggiata dal Regime, della pittura murale. Un altro protagonista di Novecento è il ferrarese Funi, qui presente con i due magnifici cartoni del 1940 Minerva e La Gloria preparatori per la decorazione a mosaico della cupola della Sala delle Riunioni della nuova ala della “Ca’ de Sass” sede ufficiale della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, propone una lingua aulica e antichizzante completamente diversa dal primitivismo e dalle suggestioni picassiane di Carrà. Rimane una straordinaria maestria tecnica nella modellazione delle forme anatomiche e nei panneggi che fa pensare ai frescanti del Rinascimento, Masaccio, Signorelli, Piero, allora oggetto di una rinnovata attenzione, se non di un vero e proprio culto.

Achille Funi, Gloria, 1940 - Fondazione Cariplo
Achille Funi, Minerva, 1940 - Fondazione Cariplo

Fuori delle certezze e dei valori perenni della vita  celebrati dal Novecento, l’ esistenza quotidiana, quei tormenti esistenziali  che poi la poesia ermetica e Montale celebreranno come il “male di vivere” costituiscono il sottofondo della più dimessa figuratività della cosiddetta Scuola Romana, rappresentata con il capolavoro più intenso del più tormentato dei suoi protagonisti, Gino Bonichi che come Scipione percorrerà una delle parabole creative più brevi –morì a soli ventinove anni – ma più sorprendenti della pittura italiana tra le due guerre. Gli elementi simbolici che compongono questa insolita e spiazzante natura morta, emancipata da tutte le convenzioni, sembrano lievitare nello spazio ribaltato de La piovra, come nel tempo sospeso di una seduta spiritica. La foto sgualcita, la vecchia piuma, l’anguilla e la piovra, assunta a protagonista non solo per la sua valenza emblematica ma anche per la vibrazione plastica, scivolano sul tappeto che sembra sospeso per aria,  o innalzato come da una forza medianica, ed   intrecciano tra loro  delle relazioni estratte dal subconscio, con lo stesso procedimento seguito allora dai poeti più sperimentali.

Scipione, La piovra, 1929 - Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata

Fuori di ogni movimento e raggruppamento, appaiono due geni isolati come Vincenzo Gemito e Pietro Annigoni, caparbi testimoni, uno nel primo ventennio del Novecento, l’ altro prima e dopo la seconda Guerra Mondiale, di un incondizionato attaccamento al mestiere e alla tradizione. Il grande scultore napoletano, uscito dalla deriva di anni di drammatica emarginazione dovuta alle sue turbe mentali, ritrovava una sua identità e la gloria finalmente acclamato a livello ufficiale, sino a diventare una leggenda,  e appagato nella realizzazione di grandi disegni  straordinari per virtuosismo nel riuscire a combinare tecniche e materiali diversi e commoventi nel saper innalzare la realtà ad una dimensione eroica derivata dall’ inteso contatto col passato.

Vincenzo Gemito, Il Filosofo (Masto Ciccio), 1917 - Fondazione Cariplo
Vincenzo Gemito, Figura genuflessa, 1916 - Fondazione Cariplo

Il ritorno al potente realismo del secolo riscoperto all’ insegna del ritrovato genio di Caravaggio segna alcuni dei più significativi momenti del dialogo tra il Novecento e i grandi maestri del passato. L’ esito finale è l’ impressionante capolavoro dell’ Annigoni ritrattista. Si tratta dell’ immagine drammatica, legata al 1945 l’ ultimo anno della Guerra, di un emarginato come il barbone Cinciarda, ripreso in piedi in primo piano, tragico e insieme fiero di posare in un’ attitudine e in uno spazio pittorico che riprendono in maniera impressionante il Menippo del Prado di Velázquez. La qualità dell’ opera, fuori del tempo per il suo stile così legato al passato, trovava comunque la comprensione da parte della critica più libera dai pregiudizi modernisti, come Luigi Maria Personè. Nel  1952, quando il realismo engagé era quello di Renato Guttuso, si fermava davanti al nostro dipinto trovandolo caratterizzato nel suo realismo da un’ ansia metafisica, dato che  “Cinciarda è il solitario pellegrino per le vie del mondo, ma che, pur con gli occhi aperti e ambulante, è già fuori del mondo,  in una zona  di tragico mistero”. Il mistero di quegli occhi che, puntati su di noi, si interrogano e ci invitano a nostra volta a interrogarci sul significato della vita.

Pietro Annigoni, Ritratto di  Cinciarda, 1945  - Ente Cassa di Risparmio di Firenze
Riconoscimenti: storia

Comitato Acri — Marco Cammelli, Elisabetta Boccia, Cristina Chiavarino, Patrizia Rossi  
Coordinamento organizzativo — Lucia Molino 
Albo dei Prestatori — Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, Fondazione Cassa dei Risparmio di Forli, Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata, Fondazione di Venezia
Ringraziamenti — Emanuele Barletti,  Massimo Alessandro Bianchi, Linda Di Bartolomeo, Aurelio Eremita, Laura Feliciotti, Alessandra Gini, Marie Evangeline Maillard, Andrea Massari, Giovanni Morale, Elisa Mori, Franco Mungai, Marianna Pellegrini, Paolo Rambelli, Renato Ravasio, Elena Vidoz, Adelfo Zaccanti, Biblioteca Molesi di Trieste
Un sentito ringraziamento a — Mario Romano Negri, presidente Commissione Arte e Cultura,Fondazione Cariplo; Arnoldo Mosca Mondadori, consigliere con delega alla Cultura, Fondazione Cariplo
Un ricordo e un ringraziamento postumo a — Pier Mario Vello

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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