23 ott 2014 - 18 gen 2015

DA TIEPOLO A CARRA'  Tra Sei e Settecento Il Grande Teatro della Vita

La Collezione della Fondazione Cariplo

I grandi temi della vita nelle Collezioni d'arte delle Fondazioni bancarie
Gallerie d'Italia - Piazza Scala - Milano

L’ intenzione di questa rassegna è quella di presentare, attraverso una serie di dipinti di straordinaria qualità per alcuni dei quali non è fuori luogo usare il termine di capolavori, la varietà e la ricchezza di un universo collezionistico sommerso quale è quello delle Fondazioni bancarie. Sommerso in quanto nella maggior parte dei casi queste raccolte non sono state trasformate  in musei aperti al pubblico, anche se le opere hanno spesso transitato nelle  mostre o sono state date in deposito presso le raccolte pubbliche delle città dove le Fondazioni hanno sede.

Questa mostra intende fare conoscere al grande pubblico le opere del Sei e Settecento, e del Novecento, attraverso una selezione di quadri importanti, non solo per la loro bellezza, tali da poter proporre un percorso espositivo che riesca a coinvolgere la sensibilità del pubblico attraverso la rappresentazione di alcuni temi universali, come la vita e la morte, l’ amore, la maternità, il lavoro, declinati attraverso i generi pittorici e la loro trasformazione.

Questo nostro viaggio pittorico ha inizio, non solo per precedenza cronologica, ma anche per il suo straordinario impatto, dalla monumentale tela, ad oggi l’ opera più significativa emersa di un misterioso maestro fiammingo come Simon Johannes van Douw, non  ancora ben conosciuto se non per un limitato numero di opere.  La più nota è certamente questo capolavoro, unico nella sua monumentalità e nel suo respiro epico, che il suo autore ha voluto firmare con orgoglio inserendo il proprio nome, come scolpendolo  in un’ epigrafe,  nel blocco di pietra su cui sta seduto a sinistra rispetto al centro uno dei personaggi che animano questa grandiosa e picaresca scena di mercato. Sono così numerose, che è impossibile contarle, le figure umane e di animali, di diverse dimensioni, che affollano questa esaltante rappresentazione  ambientata in Italia da un artista che non sappiamo se sia mai stato nel nostro Paese.

Simon Johannes Van Douw, Capriccio italianizzante con scena di mercato, 1650-1660 - Fondazione Cariplo

L’opera si presenta, nella sua straordinaria invenzione che fonde diversi generi, come il paesaggio, il capriccio architettonico, la scena di genere, la pittura di animali e la natura morta, come una brulicante commedia della vita ambientata appunto in Italia, sullo sfondo dei solenni resti del mondo classico, dove si riconoscono le colonne e gli archi del Tempio dei Castori e di quello di Vespasiano nel Foro Romano, come la fontana del Campo Vaccino.

Dalla dimensione teatrale e romanzesca – da narrazione picaresca - a cui van Douw aveva inteso sollevare  il quotidiano, si discende alla realtà umile e dimessa, resa con un’ intensità e un’ immediatezza straordinarie, della Madre che cuce con due bambini del finalmente recuperato anonimo Maestro della Tela Jeans. Il quadro ha subito destato una grande attenzione, affascinando il mondo degli studiosi, prima per la sua commovente bellezza e poi per il mistero in cui è rimasto per molto tempo avvolto il nome del suo autore. Il dipinto colpisce al cuore per l’ intensità con cui, pur attraverso una quasi brutale rappresentazione della realtà quotidiana,  il pittore ha saputo rendere il tema di una maternità operosa. Il taglio fortemente orizzontale, quasi a comprimere i personaggi entro lo spazio rettangolare scuro, concentra l’attenzione sull’evidenza materica degli oggetti, come il lettino e quella dimessa ma intensissima  natura morta formata dai poveri reperti della quotidianità portati scandalosamente alla ribalta in primo piano. E poi quell’indimenticabile gioco di sguardi che va dagli occhi malinconici fissi sullo spettatore del bambino più grande a destra, a quelli abbassati e concentrati sul suo lavoro della madre e quelli, infine, chiusi del piccolo addormentato.

Maestro della tela jeans, Donna che cuce e due bambini, fine del XVII secolo - Fondazione Cariplo

La Venere con amorini di Carlo Cignani e l’ Allegoria della Primavera di Bartolomeo Guidobono rappresentano, tra Sei e Settecento, un altro versante quello dell’ evasione mitologica che proietta la vita, fuori dalle urgenze e dal dolore della realtà, in una dimensione estraniata dal quotidiano  e proiettata nel sogno mitologico e allegorico. Tra la nudità della dea di Cignani e la più castigata sensualità della figura di Guidobono, fermate in una posa molto simile con le braccia sollevate sul capo, spira una stessa aura di grazia immobile e senza tempo  che ha il suo antico ascendente in Correggio fonte di ispirazione per questi pittori di successo contesi dall’ aristocrazia e dalle corti, quella farnesiana di   Parma il primo, quella sabauda di Torino il secondo. Ma poi anche tra le pagine alate della bella favola è sempre la vita ad imporsi, emergendo dai bellissimi dettagli, come le colombe che si trastullano con gli amorini nel dipinto di Cignani e gli uccellini e i fiori, estratti dal cestino di vimini  intrecciato reso con una magistrale evidenza ottica, nell’ incatevole tela di Guidobono.

Bartolomeo Guidobono, Allegoria della Primavera, 1705-1709, Fondazione Cariplo
Carlo Cignani, Venere con amorini, 1685 circa - Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì

L’ estroso teatro della vita, la realtà, la grazia arcadica della finzione mitologica, e poi la dimensione epica, eroica, declinata nella raffigurazione trionfale della forza virile, quale solo poteva interpretarla, ormai a Settecento inoltrato, il giovane, ma già ammaliante Tiepolo, spiccano nelle due grandi figure del Cacciatore a cavallo e Cacciatore con cervo, finalmente ricondotte alla sua mano e plausibilmente inserite nel disperso ciclo con le Storie di Zenobia, realizzato tra il secondo e il terzo decennio per il nobile veneziano  Alvise Zenobio, forse nell’ occasione di un matrimonio con la famiglia Grimani. Questi due stupefacenti capolavori sembrano anticipare il respiro, nella materia cromatica intrisa di luce e di una fragrante forza plastica,  degli affreschi dell’ Arcivescovado di Udine e soprattutto del  ciclo dei dipinti  di Palazzo Dolfin a Venezia dove si trovavano soluzioni decorative simili,  sia nel formato che nell’impianto compositivo, a quelle presenti nei  nostri dipinti.

Giovanni Battista Tiepolo, Cacciatore a Cavallo, 1718-1730 - Fondazione Cariplo
Giovanni Battista Tiepolo, Caccatore con cervo, 1718-1730 - Fondazione Cariplo

Il giovane e baldanzoso eroe rappresentato dal cacciatore a cavallo domina la figurazione con una particolare potenza, inserendosi nello smaltato paesaggio delimitato dalla sagoma azzurra dei monti. La sagoma del destriero, resa con una forza coloristica straordinaria nel rapporto tra chiazze bianche e nere, si impone ripresa da dietro in primo piano. Mentre la figura, splendida nel suo costume, esibisce il braccio sotto la manica arrotolata e fissa lo sguardo audace, volgendo indietro la testa, sullo spettatore.

Il Commiato di Socrate dalla moglie Santippe, già attribuito a Francesco Caucig, restituisce un’ immagine notturna relativa alla riflessione sul tema della morte. Questo dipinto, al di là della per ora non facilmente risolvibile identificazione del suo autore, trova una sua collocazione di particolare significato in questo mostra, perché dialoga con i bassorilievi di Canova esposti all’ inizio del percorso che le Gallerie d’ Italia dedicano all’ Ottocento. Ad una cronologia non lontana da queste opere, datate tra il 1787 e il 1792, si può plausibilmente assegnare questo quadro che propone il momento narrato nel passo del dialogo in cui i discepoli, entrati nella prigione del filoso lo trovarono che “era stato appena sciolto” e Santippe che “teneva in braccio il bambino di lui e gli sedeva accanto. Questo momento è reso in una particolare dimensione domestica, mentre aveva sempre invece prevalso quella eroica, in quanto era stato privilegiato l’ episodio dove egli aveva dimostrato la sua straordinaria  forza morale quando, circondato dai discepoli addolorati, aveva bevuto serenamente la cicuta.

Pittore neoclassico, Commiato di Socrate dalla moglie Santippe, 1800-1810 - Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia

L’ iconografia del filosofo che affronta con dignità la morte, fu quella privilegiata già  nel Seicento dove il tema aveva fatto la sua prima comparsa in alcuni  dipinti come quello attribuito da Roberto Longhi  al Maestro degli Angeli Pallavicini o nella splendida tela ora ricondotta a Gioacchino Assereto della Fondazione  Cassa dei Risparmi di Forlì. Rispetto all’ impianto corale con cui il soggetto è stato sempre trattato, con la figura del filosofo al centro che tiene sollevata o sta per portare alle labbra la coppa fatale, qui il pittore genovese appare concentrato sul serrato dialogo tra  due personaggi ripresi a mezza figura, appunto il protagonista, che non ha le tradizionali fattezze di Socrate riprese dai marmi antichi ma appare segnato da una vecchiaia ascetica e eroica resa con un piglio quasi espressionistico, e il suo carnefice, un giovane dai tratti spavaldi che calza un berretto rosso e si esprime con gesti tanto eloquenti da apparire volgari. Questo capolavoro vive nel contrasto tra la nobiltà visionaria della sagoma del filosofo, che sembra emergere dalle tenebre o comunque da uno spazio irreale, e l’ evidenza naturalistica con cui è ripreso, come illuminato da un riflettore mentre l’altro rimane in ombra, il portatore di morte.

Gioacchino Assereto, Socrate beve la cicuta, 1640-1649 - Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì
Pompeo Batoni, Sir Charles Watson, 1775 - Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca

È il gioco degli sguardi e dei gesti a dominare e per certi versi accomunare i   tre ritratti straordinari di Pompeo Batoni, Angelica Kauffmann e François-Guillaume Ménageot con cui si conclude il percorso tra Sei e Settecento. Con le loro diverse tipologie, quelle rispettivamente del ritratto mondano, del ritratto idealizzato o allegorico, del ritratto di famiglia testimoniano la varietà e il nuovo slancio in cui un genere, considerato minore nella gerarchia accademica, ha saputo ritrovare il suo slancio nell’ età dei Lumi e del ritorno alla bellezza ideale degli antichi. Il lord inglese di Batoni, ripreso in tutta la sua fiera eleganza nei preziosi dettaglio del Vandyck dress allora di gran moda, appare caratterizzato da una definizione ottica e psicologica straordinarie dove la vocazione scientifica del secolo si coniuga con l’ estenuata nobiltà formale. Una forte accentuazione sentimentale anima l’ eloquenza della celebre poetessa d’ Arcadia evocata dall’amica pittrice nelle attitudini ispirate di Melpomene l’ antica musa della tragedia. Mentre la ritrovata libertà di relazioni in una società rinnovata dagli ideali della grande Rivoluzione sembra animare la riunione di famiglia evocata come nelle pagine di un romanzo moderno nel dipinto di Ménageot.

Angelica Kauffmann, Ritratto di Teresa Bandettini Landucci nelle vesti di una musa, 1794, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca
Francoise-Guillame Ménageot, Ritratto della famiglia Tiepolo, 1801 - Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara
Riconoscimenti: storia

Comitato Acri — Marco Cammelli, Elisabetta Boccia, Cristina Chiavarino, Patrizia Rossi  
Coordinamento organizzativo — Lucia Molino
Albo dei Prestatori — Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, Fondazione Cassa dei Risparmi di Forli, Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata, Fondazione di Venezia
Ringraziamenti — Emanuele Barletti,  Massimo Alessandro Bianchi, Linda Di Bartolomeo, Aurelio Eremita, Laura Feliciotti, Alessandra Gini, Marie Evangeline Maillard, Andrea Massari, Giovanni Morale, Elisa Mori, Franco Mungai, Marianna Pellegrini, Paolo Rambelli, Renato Ravasio, Elena Vidoz, Adelfo Zaccanti, Biblioteca Molesi di Trieste
Un sentito ringraziamento a — Mario Romano Negri, presidente Commissione Arte e Cultura,Fondazione Cariplo; Arnoldo Mosca Mondadori, consigliere con delega alla Cultura, Fondazione Cariplo
Un ricordo e un ringraziamento postumo a — Pier Mario Vello

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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