Torino, capitale della moda

Palazzo Madama

Il secolo d'oro per la moda a Torino

Manifatture torinesi
All’inizio del Novecento la fama di Torino capitale della moda è legata all’eccellenza delle sue attività artigianali e manifatturiere. Le grandi Esposizioni stimolano la competizione e portano la produzione torinese a primeggiare anche sul mercato internazionale. Riferimento di stile è Parigi, di cui si ripropongono i Torino capitale della modamodelli con raffinata perizia. Dopo la prima guerra mondiale e la crisi degli Anni Venti, il regime fascista investe fortemente sul ruolo della moda come motore dell’economia. Nel 1932 nasce a Torino l’Ente Autonomo per la Moda Nazionale, poi Ente Nazionale della Moda, che inaugura nell’aprile 1933 la prima Mostra Nazionale della Moda, poi a cadenza autunnale e primaverile. L’Ente favorisce lo sviluppo di uno stile italiano autonomo rispetto al modello francese. Valorizza le fibre e i tessuti prodotti in Italia: al cotone e alla juta, di importazione, si preferiscono la canapa e il rayon, derivato dalla cellulosa e di produzione nazionale. Promuove anche la creazione di modelli italiani che, dal 1936, sono registrati e ricevono un marchio di garanzia.

Abito, soprabito e cloche
1926

Abito color ruggine, con pannelli plissettati nella gonna e applicazione di fiori in nastro di ciniglia pieghettato su un fianco. Colletto piatto color crema, maniche con polsino e inserto pieghettato. Soprabito di linea sciolta con colletto montante e inserti decorativi in tessuto disposto perpendicolarmente. La cloche in gros-grain e messicana in viscosa e fibbia in metallo verniciato venne acquistata a Parigi nel 1924 e presenta la seguente etichetta: “Modes Lucie Hamar 10, rue Richepanse Paris”.
Completo indossato da Jolanda Marzari Chiesa nel giorno delle nozze, a Torino nel 1926.

Abito a fiori
1930 - 1935

Abito femminile a fondo nero con fiori nei toni del rosso e del blu ad effetto acquerello e broccati in filo dorato. Taglio asimmetrico con volants disposti in diagonale e colletto rovesciato annodato su un lato. E’ accostato alla vita da una cintura dello stesso tessuto ornata da una fibbia ovale con strass incastonati

Abito da sposa
1931

Abito di linea scivolata in merletto nero, con gioco di tagli sotto il seno e sui fianchi e gonna in sbieco. Cintura sottile con fibbia realizzata nello stesso tessuto; sottoveste in raso di seta nero. L'abito aveva originariamente maniche a tre quarti e lunghezza alla caviglia. L'abito fu indossato da Angela Ferrero il giorno delle nozze, il 7 dicembre 1931

Camicetta
1938

Camicia a maniche corte a palloncino, con colletto annodato a fiocco e baschina in diagonale in vita

Abito da giorno
1940 - 1950

Abito a maniche corte, modellato da tagli diagonali sotto al seno e sui fianchi, scollatura a V trattenuta da punti di arricciatura. Il tessuto presenta motivi circolari bianchi di ispirazione marina, o vagamente orientale, su fondo di colore blu Savoia

Abito
1947

Abito color blu petrolio dal corpino blusante e gonna svasata che copre il ginocchio. Girocollo, è ornato da un gioco di nervature orizzontali che evidenzia il taglio dritto delle spalle e l’aderenza dei fianchi. Maniche lunghe ampie strette da un polsino.
Abito indossato da Giovanna Vacchino Merlo per il fidanzamento.

Foto fidanzamento Giovanna Vacchino Merlo

Abito da sposa
1948

L’abito imita l’effetto di gonna e casacca sovrapposte. Il corpino a girocollo ha maniche lunghe a guanto, punto vita segnato e baschina ampia sui fianchi. La gonna svasata copre il ginocchio.
Abito da sposa di Giovanna Vacchino Merlo.

«Alessandro me l’ha presentato mio fratello. Abitavamo nella stessa casa, in via Oropa. Lui faceva il meccanico, pochi soldi, dopo la guerra. Ci siamo fidanzati nel ’47 e sposati il 23 maggio 1948 nella chiesa di Santa Croce. Niente ricevimento, niente viaggio di nozze, per riuscire a metter su casa. Ma l’anello di fidanzamento era bellissimo: antico, d’oro rosa, alto sul dito, con una rosetta di brillante al centro. Deve averci speso ben più di un mese di paga. La sarta da cui lavoravo mi ha confezionato i due abiti, corti, come d’uso in tempo di guerra per risparmiare tessuto e per poterli riusare. Io, comunque, non li ho mai più indossati, neanche quello blu petrolio del fidanzamento, così grazioso con quelle nervature e le maniche ampie. Resteranno un ricordo, di un tempo povero ma felice e pieno di speranza.»

Giovanna Vacchino Merlo

Abito da sera
1950 - 1955

L’abito da sera color avorio, monospalla, con collo a stola drappeggiato lungo la scollatura su un lato e libero sull’altro. La stola è doppiata in velluto nero, come il bordo inferiore della gonna, ampia a doppia ruota, decorata da navette di pasta vitrea.
Etichetta: Pozzi Torino
L’abito, indossato da Teresa Barovero per una festa di Capodanno al circolo de “La Stampa” di Torino, si ispira a un modello Dior di grande successo del 1952.

In modo discreto, abiti e accessori raccontano anche storie intime e personali, quelle delle donne che li hanno indossati. Essi conservano il ricordo di un momento felice, l’emozione di un incontro importante, o la memoria di una persona cara.

Tailleur gonna e giacca
1954

Tailleur con giacchina corta dall’orlo sagomato, vita stretta, colletto a revers e bottoni incurvati a effetto madreperla. Gonna danzante con pannelli plissettati.
Completo di giacca e gonna indossato da Angela Rosmino durante il viaggio di nozze.

I laboratori della moda

Nel 1946 Torino organizza la prima Mostra Nazionale dell’arte della moda. La città cerca così di recuperare il ruolo guida del periodo tra le due guerre, ma negli anni Cinquanta cresce l’importanza di altri centri, in particolare Firenze, Roma e Milano. A Torino il SAMIA, Salone Mercato Internazionale dell'Abbigliamento, presenta accanto all’Alta Moda la moda pronta, settore in cui eccelle il Gruppo Finanziario Tessile collaborando con le grandi firme italiane. Protagoniste dello stile cittadino, e famose a livello nazionale, restano però le sartorie, le modisterie, i laboratori di calzature, che detengono un’eccezionale patrimonio di mestiere e di competenze artigianali. I negozi e i laboratori marcano il centro cittadino: su via Roma, Corso Vittorio Emanuele II, via Pietro Micca, via Po si trovano le boutique più lussuose, circondate dai numerosi negozi di tessuti, mercerie e forniture.

Abito da cocktail
1958 - 1963

L’abito dalla linea diritta presenta bretelline ricamate con canutiglie un fiocchetto applicato alla bretellina sinistra. La gonna, ricamata al fondo con un motivo di rombi di cannette e perline, presenta sul retro un doppio spacco e un pannello più lungo. Un nastro nero annodato stringe la vita

Abito da giorno
1960-1965

Abito corto sopra il ginocchio linea a trapezio in crêpe giallo con colletto bianco e fiocco in raso nero, abbottonato sul davanti e taglio a vita bassa.
Ilene Piliago, in arte Donna Ilene, apre il suo atelier a Torino in via Bertola 25 dopo aver studiato moda a Parigi. Triestina di origine, aveva iniziato la sua attività vestendo bambole.

Abito da Cocktail
1963

L’abito si compone di due pezzi: un tubino tagliato in vita con bretelline e una sopravveste senza maniche con scollo rotondo sul davanti e profonda scollatura sulla schiena in corrispondenza dello spacco. Due fiocchi ornano il retro, uno alla vita e uno al fondo della scollatura

Abito da cocktail, modello Capucci
1988 - 1989

L’abito da cocktail a tubino, si caratterizza per le ampie maniche a mantellina che sono interamente bordate, così come l’orlo della gonna, dall’applicazione di dischi plissettati neri e fucsia. Il dietro presenta una profonda scollatura.
Emy Badolato è una delle protagoniste dell’alta moda a Torino negli Settanta e Ottanta. Nel 1957, rimasta vedova giovanissima, prende la guida della sartoria del marito. In particolare si dedica agli abiti da cocktail e da sera, drappeggiati e costruiti, in parallelo a quelli di Capucci, Ferré, Valentino, dei quali acquista e ripropone i modelli nell’elegante sartoria in corso Vittorio 76. Ha chiuso l’attività nel 1994.

Riconoscimenti: storia

Cura della mostra:
Maria Paola Ruffino, Curatore per le arti decorative, Palazzo Madama
Coordinamento: Carlotta Margarone, Responsabile Comunicazione, Fondazione Torino Musei
Inserimento: Valentina Lo Faro e Francesca Papasergi
Traduzioni: Alessandro Malusà
#fashionpam

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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