Questa mostra virtuale, che raccoglie una selezione di opere e documenti provenienti dalle Collezioni e dalle raccolte dell’Archivio del ’900 del Mart, permette di seguire le tappe fondamentali, dal divisionismo al futurismo, del percorso artistico di Giacomo Balla, grande maestro dell’arte italiana del primo Novecento. Nei primi anni torinesi, in contatto con l’ambiente divisionista, sviluppa una sensibilità tecnica notevole, che, una volta trasferitosi a Roma, approfondisce in numerosi dipinti di ispirazione sociale e in raffinati ritratti, costruiti con una tessitura di filamenti luminosi, forti contrasti tra chiari e scuri e inquadrature audaci. Sono queste le premesse della sua adesione al movimento futurista, fondato nel 1909 da Filippo Tommaso Marinetti. Grazie alle sollecitazioni del più giovane allievo Umberto Boccioni, nel 1910, è tra i firmatari del Manifesto dei Pittori futuristi e del successivo Manifesto tecnico, di cui accoglie l’invito a dipingere “la persistenza della immagine nella retina, le cose in movimento [che] si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono”. Impegnato fin da subito nello studio analitico del movimento, approda a una vera e propria rivoluzione nei modi e nelle forme nel 1913, quando, mettendo all’asta tutti i suoi quadri precedenti, dichiara che “Balla è morto!” e prende a firmare le sue opere con il nome di Futurballa. Al 1915 risale il fondamentale sodalizio con il roveretano Fortunato Depero: il manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo, ideato e firmato assieme, segna una svolta decisiva nell'elaborazione dell'estetica futurista. I due artisti teorizzano il superamento della dimensione puramente pittorica in vista di un rinnovamento che deve coinvolgere tutti gli aspetti dell'arte e della vita, in "una fusione totale per ricostruire l'universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente": Da questo momento Balla avvia sperimentazioni innovative in numerosi settori, dalla pittura alla grafica, dalle arti decorative al teatro e alla moda: la sua casa, prima ai Parioli e poi in via Oslavia a Roma, diventa una vivacissima fucina dove progettare, inventare e costruire mobili, arredi, abiti e accessori colorati, allegri e magici. Le stanze della sua abitazione, interamente decorate e arredate da Balla, vengono aperte al pubblico tra il 1919 e il 1920, coronando così la sua vocazione a una ricostruzione futurista dell’universo.
Divisionismo
Nei primi anni Dieci, Balla si dedica in numerose occasioni al ritratto di cui cerca di cogliere le sottigliezze psicologiche. Aderendo alle istanze del movimento divisionista, realizza opere in cui è protagonista la luce che traduce con tratti divisi, veloci, filamentosi. Artemisia, forse indentificabile con una fanciulla della famiglia Sella di Anzio, dove l’artista soggiorna nella primavera del 1906 e nell’estate del 1908, ha il volto quasi completamente in ombra, in contrasto con la luce alle sue spalle che proviene dalla finestra che ne incornicia il ritratto.
Movimento-Velocità-Luce
L'interesse scientifico per la resa degli effetti luminosi segna tutta la sua esperienza futurista, intensificandosi nell’inverno tra il 1912 e il 1913, quando si trasferisce a Düsseldorf per lavorare alle decorazioni di Casa Löwenstein. Qui realizza le prime opere del ciclo delle Compenetrazioni iridescenti, in cui lo studio della luce e del movimento, ridotti a schemi geometrici di triangoli colorati, raggiunge esiti di pura astrazione.

L’inno alla velocità e l’esaltazione dell’automobile, più bella della Vittoria di Samotracia, si traduce in moto sinusoidale delle ruote secondo una successione dinamica, che inizia e termina in tante linee che si intersecano. Il tempo, altro tema caro ai futuristi, è scandito in un accelerarsi di istanti, che si sovrappongono attraverso ampi triangoli in superficie e in profondità che tornano anche in Vortice, altra opera della serie Velocità astratte che impegna Balla dalla fine del 1913 a tutto il 1914.

Guerra
Quest’opera è ispirata a un’esperienza che l’artista vive nel parco di Villa Borghese nel 1916, negli anni della Prima guerra mondiale. Riflettendo su una notizia appresa dal giornale del mattino, secondo cui nel porto di Napoli era approdata una corazzata con a bordo il cadavere di un marinaio, Balla vede una vedova di guerra, coperta da un velo e vestita a lutto. Le impressioni del momento, tra cui i riflessi metallici di una nuvola che richiama una nave da guerra, si concentrano in questo dipinto, creando un’atmosfera di grande impatto emotivo.
Colore
Nel 1918, in occasione della propria personale presso la Casa d’arte Bragaglia a Roma, Balla pubblica in catalogo il Manifesto del colore, promuovendo una pittura dinamica che traduca una simultaneità di forze in una “pittura a scoppio, una pittura a sorpresa” dominata da “un’esplosione di colore”. In questa esposizione trova spazio la serie di dipinti intitolati Forze di paesaggio +… che coniuga la propensione per il movimento e le forme geometriche con l’utilizzo di colori vivaci e piatti.
Ricostruzione Futurista dell'Universo
Questo bozzetto presenta la scenografia plastica ideata da Balla per il balletto Feu d’artifice di Igor Stravinskij, commissionatagli nel dicembre del 1916 dal celebre impresario dei Balletti Russi, Sergej Djagilev. Sul palcoscenico i ballerini in carne e ossa vengono sostituiti da uno spettacolo dinamico di fasci luminosi colorati e intermittenti che illuminano solidi geometrici dalle forme appuntite, costruiti in legno e ricoperti di fogli argentati, satin e carte in colori vivaci.

Nel 1915 Balla e Depero firmano il manifesto della Ricostruzione futurista dell’universo teorizzando la ridefinizione delle forme stesse del mondo esterno fino a coinvolgere anche gli oggetti e gli ambienti della vita quotidiana. Già dal 1904, con la nascita della prima figlia Luce, inizia a disegnare e far realizzare mobili per la loro casa. La camera da letto progettata probabilmente per la secondogenita Elica intorno al 1914, presenta colori brillanti e angoli smussati per evitare che i bambini si facciano male. L’armadio ricrea già nelle sue linee la figura stilizzata di un bambino ai lati delle ante che trasmettono uno spiccato senso ludico.

Questo fiore futurista fa parte di una serie di sculture in legno sagomato che Balla realizza negli anni Venti a Roma, per poi esporle nella stanze della sua abitazione che diventano così un giardino artificiale di fiori dalle corolle sfavillati e dal fogliame esplosivo, allegri e coloratissimi, dalle forme sinuose o aguzze, volte a evocare la forma sintetica di una vegetazione floreale.

L’importanza del giocattolo anche per l’adulto quale via per rimanere "giovane, agile, festante, disinvolto, pronto a tutto, instancabile, istintivo e intuitivo" è sottolineata dalla ludica produzione artistica di Balla che in queste vivaci e fantasiose decorazioni con animali esotici simula la tecnica tradizionale dell’arazzo.

Le cifre 3, 4, 5 e 8 sono scelte da Balla quali protagoniste assolute di questo dipinto d’ispirazione costruttivista: la precisione del segno, l’esattezza delle forme, la prospettiva dinamica e i colori smaltati e metallici sono un inno alla modernità e all’universo meccanico, che, tuttavia, conserva una fondamentale componente di immaginazione e di magia, evocata anche dal titolo.

Riconoscimenti: storia

Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto
Collezione L.F.
Collezione VAF-Stiftung
Fondo Depero
Fondo Angelini
E tutti i collezionisti privati che desiderano rimanere anonimi.

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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