do ut do è un contenitore di iniziative dell’Associazione Amici della Fondazione Hospice Seràgnoli che ha lo scopo di raccogliere fondi a favore della Fondazione Hospice Seràgnoli Onlus. Ogni due anni do ut do propone eventi dedicati all’arte, alla musica, alla moda, al design, all’arte culinaria, coinvolgendo istituzioni, imprese, collezionisti.

Il do dei MASBEDO
Il video Look Beyond è stato realizzato appositamente per la Fondazione Hospice Seràgnoli, da Nicolò Masazza (Milano, 1973) e Jacopo Bedogni (Sarzana, 1970), uniti artisticamente con l’acronimo MASBEDO, tra i più interessanti protagonisti della video arte internazionale. “Contaminazione” è una parola chiave per comprendere la loro pratica artistica, caratterizzata da un costante sconfinamento in altre discipline. Cinema, teatro, musica e letteratura si fondono in un’alchimia di immagini esteticamente ricercate e di grande suggestione emotiva: intrecci visivi complessi, dall’atmosfera poetica ed allo stesso tempo sconcertante, collocati in una dimensione atemporale. Una poetica che gli artisti amano definire “esistenzialismo tecnologico” poiché si tratta di una riflessione di tipo esistenziale sulla condizione umana condotta attraverso un linguaggio sofisticato e tecnologicamente innovativo. Look Beyond è traducibile come uno sguardo “oltre”, uno sguardo “al di là”. Si riferisce all’impulso vitale che supera il pensiero e introduce un flusso di immagini complesse che creano con lo spettatore una relazione ricca di stimoli visivi ed intellettuali.

Nel video si alternano immagini di carattere scientifico, provenienti da un istituto oftalmico, ad immagini poetiche ed evocative di struggente bellezza, un susseguirsi di visioni liriche della natura e di sguardi in primissimo piano, infantili, femminili. Immagini dell’occhio come organo della vista, ma anche come veicolo di emozioni e di ricordi, come soglia che trasmette le emozioni dall’esterno all’interno. E poi immagini simboliche di mani che si sfiorano, che si intrecciano, che accarezzano l’acqua. È un lavoro sulla memoria e sul ricordo in cui si intrecciano, da una parte, un’indagine poetica sulla permanenza delle immagini nella memoria e dall’altra un’analisi di tipo scientifico sulla percezione delle immagini.
Gli artisti hanno infatti condotto la loro ricerca nei territori della scienza traendo ispirazione da un esame oculistico: la fluorangiografia retinica, dalla quale risulta che l’occhio è un organo vivo e costantemente ricettivo che viene stimolato dalle immagini anche se in quel preciso istante l’attenzione o la consapevolezza del soggetto sono assenti.
Da questa suggestiva indicazione è nata l’idea di mettere in scena un possibile dialogo tra la sofferenza e l’emozione della bellezza, della speranza e dei ricordi; così come è nata la volontà di restituire immagini intese come stimoli visivi, come impulsi vitali al di là del pensiero.

do ut do 2014

Modello di una poltrona d’ufficio completamente automatica, progettata ergonomicamente e capace di una vasta gamma di prestazioni.
Questo esemplare punta più sulla qualità estetica che sui valori espressivi della sua tecnologia particolarmente avanzata per un risultato “soft tech”. Il rivestimento è sfilabile e può essere personalizzato con soluzioni di tappezzeria diverse. Il meccanismo automatico di inclinazione in avanti giova alla circolazione sanguigna degli arti inferiori, mentre il perno dell’alto schienale potenzia l’appoggio della schiena.
La produzione in serie di questo modello ha vinto il Premio Compasso d’Oro 1991.

Il bracciale è in argento ma la sua configurazione ricorda un elemento sartoriale e, come per molti capi di abbigliamento, è bicolore: argento all’esterno, smaltato in giallo acido nella parte interna. A seconda della svasatura che si intende mostrare, può essere infilato in più maniere e, quando non è indossato, si trasforma in un vero e proprio elemento di arredo: se appoggiato su una superficie piana, può rappresentare un ornamento della tavola o di un mobile, un vaso.
La dimensione, la forma articolata e il materiale lucente gli conferiscono la dignità di un oggetto di design.

Il lampadario-scultura è composto da una serie di elementi tridimensionali uniti insieme e muniti di illuminazione a basso consumo. Queste forme riprendono la simbologia che ormai è parte della produzione artistica di Balzano e sono eseguite su tela grezza tipo "ghinea" 100% puro cotone. Rotoli recuperati in un vecchio magazzino, prodotti dalla ditta “Cotonificio Veneziano” negli anni 40'/50' e utilizzati per cucire federe e lenzuola. Questo lavoro è parte di un’eterna ricerca di equilibrio tra razionalità e istinto, religione e credenze popolari, essere e apparire, vita e morte.

Eleganza e funzionalità, un binomio inscindibile che diviene scultura nei volumi che si intersecano fino a creare un ponte di comando, sintesi solida e dinamica della rappresentazione dell’agire umano. Un agire che diviene giorno dopo giorno certezza, senza tentennamenti o ripensamenti, un solido punto di arrivo nel viaggio della vita. “Mast” è il connubio di materiali pregiati, il prodotto presidenziale che con le sue volumetrie e le sue sorprendenti sospensioni rende ogni desiderio possibile.

La collezione privata di tredici vasi in ceramica, di cui fa parte l’esemplare donato, è stata creata richiamando la metafora dell’albero. Gli oggetti si presentano come architetture da tavolo, mostrano la dimensione e la misura del gesto e delle mani che le hanno plasmate. Sono vasi smaltati in nero opaco con le sezioni dei tronchi nel colore della terracotta. La presenza dei fiori con i disegni e i colori che li caratterizzano contrasta con la geometria semplice delle forme primarie che gli oggetti offrono. “Vaso 13” è firmato sul fondo “Mario Botta P.A.”.

Lo sgabello “Bague” assieme al relativo tavolo fa parte di una collezione. Questo sgabello sculturale, la cui forma è ispirata a un anello, è stato realizzato da un unico blocco di poliuretano. Il tipo di finitura è esclusivo per do ut do.

Si allude a un solido non simmetrico. Ritroviamo questa immagine anche nel contesto delle avanguardie del '900 come “moto dinamico delle masse”. L'asimmetria appare qui come “momento di progressione verso un compimento che troverà nella simmetria la sua realizzazione – Gratia perficit naturam –”. La creatura come l'opera è un puro nulla.

Nata nel 1937 dalla creatività progettuale di Jac Jacobsen, la lampada “JJ” è una delle icone di design più famose al mondo. Leucos ne ripropone l’archetipo, rivisitando l’originale esclusivamente nelle proporzioni.
Design rigoroso, purezza di linee e la scelta di una materiale come l'alluminio sono le caratteristiche principali che hanno reso questa lampada un modello senza tempo, ancora oggi contemporaneo.

"Un intervento delicato di pittura bianca e grigia e argento, su una lampada bianca. Piccole geometriche esistenze di luce che non ne disturbano la forma, ma ne impreziosiscono il contenuto. Gioie nate sull'oggetto come cristalli sulle pareti di una grotta”. M. Jori

Sedie in legno laccato nero, con lo schienale alto. Sugli estremi sono posizionate due sculturine in bronzo raffiguranti due volti.

“Mappamondo 6” fa parte di un ciclo di opere commissionate all'artista da Franco e Roberta Calarota per una grande esposizione al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza nel 2011, in cui Chia dà vita a nuove sperimentazioni con la materia. L'artista crea un continuum poetico in cui il segno si trasferisce dalla tela alla superficie ceramica, alla terra, ne abbraccia i segreti e ne coglie le fragilità, in un dialogo intrigante tra due linguaggi ben distinti: il bronzo e la ceramica.

Il Cementofono è un diffusore acustico per esterni che consente di creare un ambiente sonoro. Tramite l’interazione attiva, per mezzo della voce, o passiva, con un dispositivo tecnologico, è possibile ottenere un’amplificazione del suono le cui onde creano uno spazio suggestivo, ridefinendo i confini del luogo circostante.
In occasione di do ut do sono stati realizzati appositamente due pezzi: uno nel bianco naturale del materiale e uno in arancione “Gold” ed è stato composto un paesaggio sonoro diviso un due parti complementari, che possono essere scaricate dall’utente attraverso dei QR Code.

Soundscape Cuadrelli-Rho

Mobiletto in forex dipinto con acrilici.
“Può un mobile essere generoso, lungimirante, cordiale, disinteressato, gentile, “irradiante”?
E anche: un po’ arrabbiato, a volte.
Sarebbe splendido se, con i suoi colori, fosse sempre tra cose belle, tra sentimenti nobili, tra speranze fondate in un lago di comprensione, di ascolto dell’altro, di com-passione”.

Riccardo Dalisi

Dal 2004 De Lucchi scolpisce con la motosega “casette” in legno per cercare l’essenzialità della forma architettonica.
“(…) Sono passato dalla leggerezza e dal silenzio della matita alla rudezza e al fracasso della motosega, senza però rinunciare alla ricerca della delicatezza. Sono casette di legno pieno, trovate dentro ai tronchi degli alberi morti. Sono state lavorate delicatamente con la motosega, rifilate con passaggi successivi, modellando la superficie con “pennellate” fatte dalla lama.”

Michele De Lucchi, 2005

Grande anello composto da 45 perle nere Freshwater unite da un cordone elastico.

Nel 2009 prese parte ad “Acrobazie”, progetto dell'Atelier “Adriano e Michele” all'interno del Centro Fatebenefratelli di S. Colombano al Lambro dove Favelli ha avuto modo di conoscere pazienti con disagio psichico. In seguito, visitando l’azienda Alessi si rese conto di un cassone di “Juicy Salif ” senza un piede. Erano quelli che si erano rotti e che sarebbero andati in fonderia. Associò la condizione degli oggetti a quella dei "suoi matti" con cui stava lavorando, ma anche a tutte le volte che si è sentito mancante di qualcosa.

La Stratocaster è uno dei più importanti modelli di chitarra disegnate da Fender e fa parte di una produzione "Custom" di pezzi limitati che proviene dalle sapienti mani di alcuni liutai che lavorano nel "Fender Custom Shop" di Corona, in California. La chitarra è un pezzo unico dipinto dal grafittista di New York John Crash, che su richiesta di Eric Clapton e di Fender dipinse cinquanta modelli, uno diverso dall'altro.

Disco in metacrilato estruso a caldo e lavorato a mano, illuminato da una lampada alogena.

Una linea d’argento che si piega, si riflette e si raddoppia. Magia traspositiva del dinamismo della forma che seduce e cattura.

Questi due oggetti unici fanno parte della collezione "The Pop Will Eat Himself", ceramiche a tiratura limitata di grandi dimensioni. La collezione viene venduta in tutto il mondo, è presente anche nello shop del museo Beaubourg ed è stata in mostra alla Triennale di Milano e a Mosca. Sono sculture senza una funzione specifica, caratterizzate da un aspetto pop e bizzarro. In genere, raffigurano personaggi cartoon, ma con elementi di disturbo che ne attenuano le caratteristiche pop virando all'iconografia più aderente al segno underground internazionale.

La scultura “Elefante”, parte della collezione “Animalove”, è una figura in metallo tagliato al laser e piegato. È un progetto di “autoproduzione all’inverso”. La designer si è riappropriata di un oggetto prodotto in serie, da lei stessa progettato, e, con un ulteriore passaggio di caratterizzazione e differenziazione, attraverso un ritorno, l’ha ricondotto alla sua dimensione originaria di “matrice-pezzo unico”. La natura della sua identità è essenzialmente etico-estetico-poetica, di carattere profondamente ri-connettivo e non “funzionalmente” legata al mondo della merce.

Il mitico Magic Bunny, uno degli oggetti più amati e conosciuti fra quelli disegnati per Alessi da Giovannoni, viene rivisitato in versione scultorea in prezioso onice rosa illuminato all’interno da un impianto a LED.

“Gli dei stessi mostrano le loro forme su tutta la terra come animali, l’animale, quindi, è anche un’imago dei, una faccia della nostra natura eterna. Potrebbe essere anche che, riconoscendo l’animale dell’uomo, noi percepiamo rudimenti di divinità, modalità di coscienza archetipiche, essenziali: leonina, suina, da falco, da topo; nature essenziali presenti nella psiche”.

A. Guerriero

Glicine è un’installazione luminosa che si presenta in due elementi, uno orizzontale e uno verticale.
L'artista si è ispirata alla pianta del glicine e ha voluto oggettivarla, rendendola un elemento decorativo, luminoso dalle imprevedibili vibrazioni.

L’amore per il design e l’architettura porta Innamorato ad intervenire con il gesto pittorico ovunque, come un invasione totale. Nel caso dell’opera in questione è partito dalla tela priva di telaio e l’ha stesa sopra e dentro i vuoti e le forme della poltrona progettata da Ron Arad, per poi passare all’intelaiatura.

Uno dei pezzi straordinari e storici della collezione “Memphis”, un side board disegnato da Iosa Ghini con forme aerodinamiche e fluide che hanno poi marcato l’estetica degli anni ‘80/90. Inserito in numerose mostre antologiche e già battuto più volte da Sotheby’s.

“The Wedge” di Libeskind, una scultura progettata per do ut do, è una rappresentazione della metafisica dello spazio. Pone l’interrogativo: “lo spazio è tangibile se infinito, o è un sogno finito?”. Attraverso il contrasto tra gli spazi positivi e negativi, l’opera la è un omaggio alla tradizione della scultura italiana che sfida il peso e la solidità del marmo con la malleabilità della pura forma.

L’opera è un quadro “applique”. All’artista è piaciuta molto l’idea di mischiare il mondo dell’arte con il mondo del design. Nel quadro “Beginning” ci sono delle cellule, uno dei suoi temi preferiti. Le cellule, che ama e trova bellissime, la ispirano, come tutte le forme organiche. L’opera rappresenta l’inizio della vita, dell’umanità mentre la luce dietro il quadro bianco sta a indicare la speranza.

Figura filiforme, sospesa, evanescente ed evocativa “La Sposa” è stata realizzata usando elementi poveri, come la tela grezza, e altri molto preziosi, come pizzi, ricami, jacquard, lavorandoli insieme con intarsi, devoré e intagli per esprimere la dicotomia che è parte preponderante di ognuno di noi.
Grazie al gioco di luce e ombra, che si crea inserendo una luce al suo interno, si trasforma la percezione dello spazio e della stessa “Sposa” che diventa indumento impossibile e sinistro oppure figura di rara bellezza e sensualità a seconda di chi la guarda.

Una ruota luminosa composta da due elementi in metacrilato opal bianco fissati a uno snodo centrale in metallo, uno zigzag di luce, due dischi centrali cangianti dove i colori seguono il percorso di chi guarda. Prodotto in cinque esemplari e presentato in occasione della Mostra “Ruote d’artista”, realizzata in contemporanea dei Mondiali di ciclismo Toscana 2013, svoltisi a Lucca dal 5 al 30 settembre 2013.

“Produco collage da circa cinquantacinque anni, molti degli ultimi sono stati realizzati durante lunghi voli o nelle sale d’aspetto degli aeroporti. Nonostante la loro unicità intrinseca – composizioni di fogli, forme e colori “trovati” per caso – questi collage hanno molto a che fare con la mia architettura. Come un disegno non può sostituire l’esperienza fisica dell’architettura, il potere visivo dei collage deriva dalla suggestione dello “spazio” che non vediamo: piccoli frammenti di lettere e foto con le loro storie, usi e significati originari”.

R. Meier – New York, 11 settembre 2013

La lumaca “Lulù” fa parte della collezione creata per Dog Design insieme ad un grande “Pesce” e una “Tartaruga”. Tutte realizzate in poliuretano espanso, rifinite e verniciate a mano dopo essere state messe nello stampo. Per “Lulù” è prevista una differente colorazione ogni venticinque pezzi.

Scultura con basamento in marmo, foglie in argento realizzate con fusione manuale e assemblate su un’asta di ottone.

“Ho iniziato a scolpire in un pezzo di legno abbandonato un cipresso, quasi tascabile. Non ricordo perché mi ha affascinato questo albero, forse la sua eleganza e la sua maestosità o forse la sua solitudine. Pochi mesi dopo alla piccola scultura si sono uniti altri piccoli cipressi. La scelta di realizzarne uno molto più grande mi affascinava perché la sua serietà nasconde il calore del luogo dove cresce. Ho tagliato tante linee di legno uguali e ho iniziato la composizione con l’aiuto di un supporto, non riuscendo più a controllare il suo sviluppo e la sua forma vibrante”.

A. Micheli

Elementi dell’opera ‘Verso la luce, il verde’. Una composizione astratta e fluente, composta da venti elementi, in cui il colore si sfuma verso la luce accompagnandosi alla luminanza. Il tono freddo del verde diventa caldo con l’uso dell’ottone e della luce; la distesa di uno spazio aperto alla riflessione in cui porte, finestre, feritoie, buchi sfondano la materia trasformando il colore in un immenso affresco sull’alternanza della luce e dei pensieri. L’opera è il racconto inedito del modo di vedere e sentire attraverso la luce del maestro del buio.

“Quadricromia” è un elemento bidimensionale che si adatta però alla tridimensionalità degli ambienti.
Rispetto all’uomo interviene su tre sensi per migliorare la sua percezione dell’ambiente. Ha ottime capacità di assorbimento acustico influendo così positivamente sul comfort degli spazi ed ha qualità tattili che si possono diversamente apprezzare nella varietà dei suoi utilizzi. Ha, inoltre, qualità percettive frattaliche, il suo aspetto è creato dalla casualità, da una rete strutturale irregolare accoppiata a una disomogeneità materica che genera una ricchezza percettiva in cui la bellezza viene dall’imprecisione.

Modulo elefantino/mensola dorato in legno intagliato con madè sudarsana (Bali, Indonesia) e scarpetta in ceramica policroma con oro zecchino realizzata con Ceramica Gatti di Faenza.

I tavolini hanno il fusto e i rami realizzati in massello di faggio, la coppia di mani sono sempre in massello, ma una di faggio e una di rovere che, avendo il poro del legno aperto, lascia trasparire la venatura del legno dopo la verniciatura in nero.
I rami e le mani sono stati innestati artigianalmente, a mano, per creare l’effetto “ramo che esce dal tronco dell’albero”.

“Pellicolare o smerigliata, bidimensionale o abrasa la superficie dell'arte segna sempre una soglia rispetto alla vita, la sosta metafisica di una investigazione che non chiede risposta, piuttosto una deambulazione della mente tra diversi punti messi a fuoco dall'immagine. Luca Pancrazzi ci sottopone la possibilità di esplorare i campi elisi ella creazione ed avvicinarci alla natura dell'arte ma sempre con la consapevolezza che guardare non significa possedere l'albero ma solo la sua corteccia”.

Achille Bonito Oliva, 2001

"Pagoda Table" è un progetto nato dal caso e dall'osservazione del rapporto tra il legno e l'ambiente.
Il tavolo rappresenta una sorta di fotografia di vari mesi di lavoro trascorsi in esterno con un tavolino da lavoro che, nell'arco di un anno intero, è stato esposto a pioggia, umidità, grandine, neve ed infine calore estivo e sole. Dopo un anno di esposizione abbiamo sottratto il prototipo alle intemperie ricostruendolo nelle misure del tavolino originale e sopratutto con la stessa forma che il dialogo di tutti questi elementi naturali aveva generato.

Quadro in mosaico di vetro realizzato con tessere tagliate a mano e disposte una ad una secondo l’andamento del decoro.

L’opera è stata realizzata in occasione della performance “Sculture da Fuoco” pensata per il convegno internazionale “Convergenze Pollenzo, Art, Philosophy, Food”. L’oggetto è una delle forme utilizzate per cuocere i cibi nella performance della quale il video allegato narra puntualmente tutte le fasi, compresa la preparazione. Il posizionamento della teglia sul carbone e sulla base ricorda l’appartenenza al progetto complessivo ma mette anche in evidenza la dignità dell’animale sacrificato nella cottura.

Una seduta composta concettualmente da un unico foglio materico, come un moderno origami, secondo un’armonica forma ripiegata su se stessa che delinea gambe e struttura. L’andamento plastico della superficie piana sottolinea da un lato la lucidità dell’approccio compositivo, dall’altro la cura nell’esecuzione dell’oggetto compiuto. In poliuretano ad alta densità, si presenta in un unico colore o nella soluzione a due tonalità (esterno e interno) che enfatizza il risvolto della superficie nella configurazione dell’incastro schienale-gambe posteriori, o in un’unica tonalità.

Ciotole/vasi con coperchio in legno di castagno tornite dal blocco massello. Forme come sagome ingigantite e stilizzate di nocciole, ghiande e castagne. Un omaggio ai boschi, ai nostri autunni, a quei ricordi d’infanzia fatti di fumi
invernali e caldarroste. Castagne spaccate nella cottura così come queste ciotole che, realizzate in legno massello e vivo, si muovono, crepano, si fessurano, schioccano, diventano reperti e ricordi vivi. Quasi delle sculture primitive archetipe e allo stesso tempo pezzi di design esclusivi ed unici.

Un taglio sottile sembra dividere in due questa ciotola in massello di noce rivestito in bronzo liquido. Il taglio fa sì che la ciotola raccolga al suo interno oggetti, non liquidi. La fessura ricorda il movimento di una lama che taglia un’anguria; lo spessore è ridotto al minimo. Metaforicamente, è come se volessimo fare un taglio deciso con il mondo fluido o, meglio, la cultura fluida.
La forma sferica, materna e senza tempo, permette che la ciotola si manifesti nella sua semplicità, resa però elegante dal taglio.

Ceramica disegnata da Ettore Sottsass nel 1985 per la collezione Tendentse. “Molti anni fa mi è venuto tra le mani un grande libro con fotografie di ceramiche azteche. I colori su quelle ceramiche erano colori chiari, molto opachi e polverosi come se per le loro ceramiche gli Aztechi avessero usato ciprie colorate al posto di smalti vetrosi. Quell’idea di oggetti così soffici, così fragili, così provvisori che ‘apparivano’ nei luoghi più che ‘esistere’ nei luoghi, mi aveva molto affascinato”.

E. Sottsass

Stampo per la produzione in fusione realizzato in acciaio bonificato (le parti di ancoraggio, fisse) e in acciaio PKR2 (le parti mobili, le matrici), fucinato e ricotto. Alle lavorazioni meccaniche segue un trattamento termico (tempra sottovuoto con raffreddamento in bagno di sale). Lo stampo dello spremiagrumi “Juicy Salif” è a tre movimenti e ad oggi ne sono stati costruiti nove. All’interno delle piastre di ancoraggio un sistema di canali di raffreddamento a liquido mantiene costante la temperatura (circa 380 gradi).

Una mano che vuole condividere l’Unità attraverso il mixaggio delle Nazioni bypassando i confini per una Nuova Terra e per una Nuova Unità. “Una sola terra, una sola umanità. Non vedo perché vi debbano esistere tanti tracciati sulle carte geografiche. (...) Non esistono sulla terra, né esistono nel cielo. Sono state inventate dagli uomini. (...) Basta che l’umanità sia una sola e le nazioni scompariranno, quelle linee scompariranno. Il mondo ci appartiene: una sola umanità, una sola terra, e possiamo trasformarla in un Paradiso”.

Osho Rajneesh, Sui diritti dell’uomo.

“Prima le pietre venivano intagliate nel rispetto della loro naturale struttura. Oggi sono tagliate dalle macchine nelle cave. Queste “pietre fluttuanti” sono disegnate e tagliate a mano per mostrare la loro pace, forza e serenità intrinseca. L’anima di ciascuna pietra è diversa”.

A. Vervoordt

Riconoscimenti: storia

EMILIO AMBASZ
ARCHEA
CHRISTIAN BALZANO
CLAUDIO BELLINI
MARIO BOTTA
MICHEL BOUCQUILLON
SERGIO CALATRONI
SANDRO CHIA
CENTRO STILE LEUCOS / MARCELLO JORI
PAINÉ CUADRELLI E FRANCESCA RHO
RICCARDO DALISI
ODILE DECQ
MICHELE DE LUCCHI
FLAVIO FAVELLI
LEO FENDER / JOHN “CRASH” MATOS
JACOPO FOGGINI
DORIANA E MASSIMILIANO FUKSAS
MASSIMO GIACON
ANNA GILI
STEFANO GIOVANNONI
ALESSANDRO GUERRIERO
MARIA CRISTINA HAMEL
DANIELE INNAMORATO
MASSIMO IOSA GHINI
DANIEL LIBESKIND
DONIA MAAOUI
ANTONIO MARRAS
EMILIANA MARTINELLI
RICHARD MEIER
FRANCO MELLO
ALESSANDRO MENDINI
ANGELO MICHELI
MARIO NANNI
JEAN NOUVEL
LUIGI ONTANI
MIMMO PALADINO
LUCA PANCRAZZI
FRANCESCO PATRIARCA
FABIO ROTELLA
ANDREA SALVETTI
WILLIAM SAWAYA
LUCA SCACCHETTI
CLAUDIO SILVESTRIN
ETTORE SOTTSASS
PHILIPPE STARCK
TARSHITO
AXEL VERVOORDT

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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