Agrigento Paleocristiana

Valley of the Temples

Alla fine dell'antichità

Agrigentum
Nel 210 a.C., al termine di un pesante assedio, Akragas venne conquistata dai Romani. Prese allora il nome di Agrigentum e, soprattutto a partire dalla fine del II secolo a.C., ricevette alcune importanti opere pubbliche, in particolare nell’area centrale della città, che avevano la funzione di rendere manifesta, anche dal punto di vista urbanistico, l’appartenenza della città all’impero romano. Tra queste, quella forse più significativa e che meglio conosciamo dal punto di vista archeologico, è un tempietto su podio, di tipo romano, sul poggio di San Nicola, che si innalzava al centro di una grande piazza porticata. La città, benché non fosse più, in quest’epoca, tra le più importanti della Sicilia, godette però di un notevole benessere, come risulta evidente visitando le case che occupano i tre isolati residenziali messi in luce nel “Quartiere Ellenistico-Romano”, molte delle quali sono ampie e monumentali e riccamente decorate. La prosperità del centro urbano dipendeva in gran parte dalle risorse che venivano prodotte nel suo entroterra, principalmente prodotti agricoli, grano, olio e vino, e dallo zolfo, estratto nelle miniere del suo territorio.A partire dalla fine del IV secolo d.C., così come avvenne in molte città dell’impero, anche ad Agrigentum cominciò un processo di profonda trasformazione del paesaggio urbano che, nel corso di alcuni decenni, cambiò in profondità il volto della città.

Nell’area del Tempio Romano studi recenti hanno rilevato tracce dell’uso della piazza porticata per l’allevamento di animali.Essa venne utilizzata come discarica dove vennero buttati rifiuti domestici

Ricostruzione del Tempio Romano

La necropoli paleocristiana
Camminando lungo le antiche mura della città scorgiamo una serie di tombe ad arcosolio, costituite da un loculo sormontato da una nicchia di forma arcuata, e numerosi piccoli ipogei sepolcrali, ambienti sotterranei al cui interno erano scavate le casse mortuarie e le tombe ad arcosolio.

Arcosoli

Grotta Fragapane
Una più grande catacomba è l’ipogeo Fragapane, il cui ingresso è costituito da un corridoio fiancheggiato da sepolture sub divo, cioè tombe a cassa di forma trapezoidale (formae) a cielo aperto. L’ipogeo, costituito da una serie di rotonde, ricavate in antiche cisterne di età greca, collegate tra loro da corridoi, è fittamente perforato da tombe, che occupano anche il pavimento delle rotonde e dei corridoi di collegamento. Piccoli ipogei e tombe sub divo sono visibili anche nel giardino di Villa Aurea. Inoltre, numerose formae sono scavate tutto intorno al tempio della Concordia e anche all’interno dell’edificio, nel suo basamento. Nel mondo antico gli spazi destinati ai morti erano nettamente separati da quelli dei vivi: nel mondo greco e romano le mura che cingevano le città costituivano anche il limite al di là del quale si estendevano le aree funerarie. Ad Agrigento, a parte qualche traccia che può risalire già alla fine del III, l’espansione della necropoli all’interno dell’area urbana avviene principalmente nel IV e nel V secolo, e sembra proseguire ancora nel VI e forse ancora nel secolo successivo.

E’ soltanto in epoca tardo antica, ed in particolare dal IV/V secolo in poi, che si comincia a seppellire anche dentro le città

Si comincia a sappellire dentro le città perché queste, ridottesi di dimensioni a causa del calo demografico, avevano ormai ampi spazi disabitati che potevano essere occupati dalle sepolture

Un altro motivo per cui si comincia a seppellire dentro le città è la diffusione del cristianesimo, che introdusse anche una nuova concezione della morte e del rapporto con i defunti

La trasformazione del Tempio della Concordia
Alla fine del VI secolo, secondo la tradizione, avvenne anche la trasformazione del tempio della Concordia in cattedrale cristiana. Due serie di sei arcate vennero aperte sui muri della cella e gli spazi tra le colonne vennero chiusi con muri; il muro di divisione tra la cella e l’opistodomo, cioè il portico laterale, venne abbattuto; l’ingresso venne ribaltato e posto a occidente. Si ottenne così una basilica a tre navate, che fu dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Il racconto biografico scritto nell’VIII secolo dal monaco Leonzio attribuisce la trasformazione al santo vescovo Gregorio.

Secondo il racconto il Vescovo Gregorio lo avrebbe consacrato dopo averne scacciato i demoni che lo abitavano, che vengono chiamati Eber e Raps

L’estremità meridionale della città, che era stata sede dei principali templi in età greca,con la grande necropoli e la chiesa che,secondo il racconto di Leonzio,divenne il cuore della città cristiana

Riconoscimenti: storia

La mostra è stata curata da Giusi Messina.
Coordinamento generale: Giuseppe Parello, Direttore Parco Archeologico e Paesaggistico Valle dei Templi di Agrigento.
Testi: Maria Serena Rizzo e Valentina Caminneci
Foto: Emanuele Simonaro, Fabio Florio, Angelo Pitrone.

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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