Tra quotidianità, religiosità, natura e difesa della Laguna.

Questa immagine è la più antica veduta prospettica della laguna di Venezia, pubblicata nel 1528 in un libro che diverrà noto come "Isolario" ed apre il nostro viaggio tra terra ed acqua attraverso il tempo, per conoscere Venezia e le sue isole.

[Rari V. 111, B. Bordon, Libro nel qual si ragiona de tutte l'isole del mondo..., [Vinegia, Zoppino] 1528; ff. 29v-30r "Mappa di Venezia". Su concessione del MiBACT - Biblioteca Nazionale Marciana. Divieto di riproduzione.]

Isole per confinare il contagio e la follia
Lontane dal cuore pulsante della città alcune isole furono adibite alla cura dei malati, per confinare e scongiurare il contagio, come nel caso della peste.

Ad appena duecento metri dal Lido si nota un'isola con un muro perimetrale in cotto, che emerge dalla laguna: l'Isola del Lazzaretto Vecchio.

Sul portale all’ingresso del vecchio ospedale dell'Isola del Lazzaretto Vecchio (“Tezon vecchio”), un rilievo con i patroni SS. Sebastiano, Marco e Rocco sormontato dal leone di S. Marco (sec. XVI), a chiaro simbolo della gestione da parte della Repubblica della Serenissima dell'ospitale.

Luogo di cura dei malati di peste individuato dalla Serenissima nel 1423, per distinguerlo dall'altro Lazzaretto, istituito nel 1468 nei pressi del porto di Murano, sarà chiamato Lazzaretto Vecchio.

Già appartenuta agli Eremitani di Sant'Agostino l'isola fu arricchita nel 1249 di una chiesa intitolata a S.Maria di Nazareth, forse perché vi si raccoglievano pellegrini di ritorno dalla Terrasanta. Nella foto i resti del chiostro con vera da pozzo. Già a partire dalla seconda metà del 1500 questi edifici furono utilizzati per ospitare in contumacia preventiva gli equipaggi e le milizie provenienti dal Levante per la cosiddetta quarantena.

Da S.Maria di Nazareth a Nazaretum a Lazzaretto, trasformato così probabilmente per assonanza, o per il vicino insediamento insulare dedidcato a San Lazzaro, questo nome segnerà per secoli in tutto l'occidente il luogo di contumacia di persone e merci in sospetto di contagio.

Dalla seconda metà del XVI sec. fino alla metà del XIX sec., gli edifici vengono utilizzati anche per la quarantena e la disinfezione delle merci: a testimonianza di ciò sono ancora visibili alcune iscrizioni sui muri interni. Dopodiché, l’isola divenne un magazzino militare fino al 1965.

La laguna vista dal Lazzaretto Vecchio. Oggi, l’Isola è oggetto di un progetto di valorizzazione ed una serie di indagini archeologiche sono state effettuate per la ricostruzione del lungo ed articolato passato.

Isola di San Servolo: la pazzia. Un'isola in mezzo alla laguna, con uno sguardo al Bacino di San Marco: da luogo di culto a luogo di ricovero per malati di mente fino al 1978.

Il primo insediamento benedettino ha luogo intorno all’800, quando i frati fuggirono dai Franchi e si rifugiarono in quest’isola. In seguito le suore benedettine vi rimasero fino al XVII sec.

Dal 1725 al 1978, l’isola assunse la funzione di ospedale per malati di mente. Oggi, l’isola è sede di attività culturali e scientifiche di fama internazionale.

La devozione di Venezia: le isole tra sacro e profano.

Nel 1577, per manifestare la sua gratitudine per il pericolo scampato da una pestilenza, Venezia diede l'incarico ad Andrea Palladio per la costruzione della Basilica del Redentore sull'Isola della Giudecca.

Anche se commissionata ad Andrea Palladio, egli non ne vide la fine: fu completata in sua vece da Antonio da Ponte nel 1580 che ne rispettò il progetto originale.

La Basilica del Redentore è un alto esempio di architettura rinascimentale, con il progetto palladiano ispirato ai templi classici e con l’interno intonacato di bianco che ne dà profondità e grandiosità.

Isola di San Giorgio Maggiore. La Basilica e il complesso monastico dell'Isola di San Giorgio Maggiore sono tutt'oggi utilizzati da una comunità conventuale.

La Basilica di San Giorgio Maggiore vista dall'Isola della Giudecca. Dal campanile della Basilica, che risale al 1791, si ha una panoramica di Venezia tra le più belle.

A differenza di tutte le altre chiese veneziane, la Basilica rappresenta un unicum poiché è la sola a recare la statua di un santo sulla sommità della sua cupola: tutte le altre recano una croce.

Il progetto del Palladio per la Basilica di San Giorgio Maggiore fu poi realizzato dagli architetti Scamozzi e Sorella che la completarono nel 1610 seguendo fedelmente i disegni dell'architetto vicentino.

Come una tavolozza per un pittore, la Basilica ha dato la possibilità a molti artisti di esprimersi: ospita opere di pittori come Jacopo e Domenico Tintoretto, Sebastiano Ricci, Palma il Giovane, Vittore Carpaccio ed altri.

Coro ligneo alle spalle dell'altare maggiore che narra le vicende di S.Benedetto, scolpito nel 1595 dallo scultore fiammingo Albert Van Den Brulle con Gasparo Gatti.

L'Isola di Torcello: tra sacro e profano. L'isola costituisce uno dei più antichi centri della laguna,fondata nel VII sec. dagli abitanti di Altino in fuga dai Longobardi, sul sedime di un insediamento romano. Oggi è quasi completamente disabitata ma ci offre le testimonianze e il fascino della sua lunga storia.

Il Ponte del Diavolo. Il nome del ponte non è di origine certa, come pure la datazione della sua costruzione. Si pensa che si tratti di un soprannome dato ad una famiglia di Torcello, i Diavoli. Altre ipotesi sono legate ad una leggenda che vuole che una fanciulla abbia stretto un patto con il Diavolo per riavere il suo amato, precedentemente ucciso. In ogni caso, la peculiarità di questo ponte risiede proprio nella sua costruzione: insieme al Ponte Chiodo (Cannaregio), ha conservato l’aspetto tipico dei ponti veneziani e della loro costruzione senza parapetto.

Il Trono di Attila sarebbe appartenuto, secondo la leggenda, al re degli Unni, guida di un'invasione che sconvolse un'epoca, e che in realtà non giunse mai su quest'isola. Questo antico trono monolitico probabilmente serviva al governatore locale per amministrare la giustizia e per le riunioni del consiglio.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta, del 639 d.C., è l’edificio religioso più antico presente in laguna: ricostruito nel XI sec. in stile veneto - bizantino, al suo interno conserva dei mosaici di notevole pregio.

Esempio di architettura paleocristiana, la chiesa ha assunto sin dall’inizio la funzione di reliquiario o martyrion, caratterizzato dalla tipica pianta centrale a croce greca sormontata da una cupola.

Vita quotidiana in isola
Il cibo, la natura e la quotidianità

Isola di Burano: il colore. ll nome dell’isola di Burano deriva dalla "Porta Boreana" così denominata perchè situata a Nord-Est, direzione da cui soffia il vento della bora.

Esiste tuttavia una leggenda legata al carattere variopinto dell'isola: racconta dei pescatori che dipingevano la propria casa per poterla riconoscere da lontano quando rientravano da lunghi periodi di pesca.

Le abitazioni dell'isola sono per lo più piccole case di forma quadrata e strutturate in due, tre piani. I colori sgargianti delle case dell’isola un tempo avevano lo scopo di delimitare le proprietà.

Fin dai tempi della Repubblica di Venezia, Burano contava un popolazione di circa 8.000 persone, che viveva modestamente soprattutto di pesca e di agricoltura. Con lo sviluppo dell’artigianato e con l'abilità delle merlettaie, cominciò a crescere, ad arricchirsi e farsi conoscere per questo straordinario ed unico prodotto di mani pazienti.

L’isola di Sant’Erasmo è la seconda isola più grande per estensione dopo Venezia. Sin dal passato più remoto, l’isola assume il ruolo di “orto della Serenissima” e ospita coltivazioni di ortaggi, carciofi violetti, cardi, asparagi, uva e frutta. Recentemente, grazie all’idea di recupero dell’identità e della cultura antica, le vigne hanno nuovamente trovato il loro luogo ideale per poter crescere e restituire l'importanza enogastronomica all’isola.

L’isola di Pellestrina funge da separazione tra il mare aperto e l’habitat lagunare. Con una popolazione quasi inesistente, l’isola è diventata con gli anni un’oasi naturale quasi intatta.

L’oasi naturale di Cà Roman dell’isola di Pellestrina è uno dei luoghi più suggestivi presenti all’interno della laguna veneziana. Anche se classificato come ambiente semi - naturale, trovano il loro habitat quasi 200 specie di uccelli, tra stanziali e non, censite fino al 2012. Al fine di garantire un impatto sempre minore della presenza antropica nell’oasi, la pulizia delle spiagge viene fatta senza utilizzare mezzi meccanici. Si tenta così di preservare una microfauna da battigia unica al mondo (come particolari specie di coleotteri), che è comunque in via di estinzione.

La funzione difensiva
Dalla difesa dalle acque del mare alla difesa dai nemici esterni: le isole a difesa di Venezia

I Murazzi: opera ingegneristica della Serenissima, costruita in pietra d'Istria, a difesa della laguna dall'erosione del mare. L'opera è divisa in tre parti: è presente nell'isola del Lido, nell'isola di Pellestrina e nel litorale di Sottomarina. Qui, vediamo una foto scattata nell'isola di Pellestrina.

La difesa militare della laguna e di Venezia. Il Forte Sant'Andrea dell'Isola delle Vignole. Edificato sulle rovine di precedenti costruzioni, il forte come lo conosciamo oggi ha origine nella metà del XVI secolo. Due episodi consegnano il Forte alla storia. Uno dei personaggi più noti e più scomodi alla Serenissima, Giacomo Casanova, fu qui rinchiuso per qualche mese nel 1743. Dal Forte di Sant’Andrea fu sparato un unico colpo che però decretò la fine della Serenissima, il 12 maggio 1797: il Forte infatti colpì la nave francese Liberateur d’Italie, uccidendone il comandante. La furia di Napoleone non si fece attendere: riuscì a forzare definitivamente le difese della città, facendola crollare.

Riconoscimenti: storia
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