Dieci anni di acquisizioni alla Fondazione Accorsi-Ometto

Il Museo Accorsi-Ometto nasce con lo scopo di far conoscere al pubblico uno straordinario patrimonio di arredi e di opere d’arte. Tra i suoi compiti, oltre a salvaguardare l’arte del XVIII e XIX secolo, ha anche quello di ampliare le proprie raccolte, mantenendo inalterato il gusto collezionistico del fondatore, Pietro Accorsi. Negli ultimi 10 anni la Fondazione, attraverso il suo Presidente Giulio Ometto, ha incrementato le sue raccolte museali, "riportando a casa" alcune straordinarie opere. Vi presentiamo una selezione tra questi capolavori.
Il Trionfo della Virtù

Il centro della composizione è dominato dalla Fama, comodamente seduta su un etereo ammasso di nuvole.

I bambini attorno alla Fama rappresentano le Arti Liberali: la Pittura, la Scultura, la Geometria e la Geografia.

OGGETTI MONTATI E ARGENTERIE
Costituiti per lo più da porcellane di Meissen e guarnizioni in metallo dorato, quali bronzo e ferro, gli oggetti montati erano il prodotto della creatività e professionalità non di una sola persona, ma di diverse. A monte stavano le preziose forme e figure in porcellana che, comprate in grandi quantità dai cosiddetti marchand-mercier, venivano da questi incastrate all’interno di montature metalliche, commissionate a specialisti del settore. A comprarli erano poi nobili di alto livello, quali Luigi XV e la sua favorita più celebre, Madama de Pompadour. Distrutti in gran parte durante la Rivoluzione Francese, questi elementi d’arredo divennero oggetto di collezionismo a partire dalla metà dell’Ottocento.

Tra gli oggetti montati non mancano magnifici centrotavola, come questo caratterizzato al centro dal Budai, conosciuto anche come Buddha sorridente, figura ricorrente nell'iconografia buddhista cinese.

Le statuette di Alessandro Magno e Ciro il Grande, in porcellana di Meissen, formano due eleganti doppieri a tre luci. I due sovrani erano considerati esempio di virtù e nobiltà.

I MOBILI
I mobili da sempre sono testimoni fedeli e discreti delle vicende umane, del mutamento dei tempi e dell’evoluzione del gusto. Nel Settecento, con l’affermarsi di nuovi stili di vita e di abitazioni più funzionali, gli arredi vengono realizzti nelle fogge più diverse, costruiti con una perizia tecnica mai vista prima. Nella prima metà del Settecento il mobile assume eleganza e leggerezza, con andamenti sinuosi e linee ondulate a ricciolo, elementi sovente ripresi da elementi naturali, come le conchiglie, foglie di vite, racemi, mazzi di fiori. Nella decorazione si diffonde sempre più l’intarsio, mentre nelle finiture prevalgono soprattutto la lacca e la doratura.
I RITRATTI
Realizzati con lo scopo di mantenere vivo il ricordo di una persona cara o di trasmettere un messaggio socio-politico ben preciso, i ritratti occupano un posto particolare all’interno della storia dell’arte occidentale. Tra i più antichi, si ricordano quelli che, in età tardo romana, venivano posti sui visi delle persone morte; tra i più celebri ci sono, invece, quelli di Raffaello Sanzio, ideali e perfetti, e di Tiziano Vecellio, il cui naturalismo fece di lui il pittore prediletto di Carlo V d’Asburgo e del figlio Filippo II di Spagna. Nel Seicento fu codificato il cosiddetto “ritratto di Stato”, impersonale raffigurazione del monarca che andava al di là del suo reale aspetto fisico, esaltandone quello sociale tramite oggetti simbolici. Nel corso del Settecento il ritratto assume maggiori connotazioni simboliche, puntando all'esaltazione della Bellezza ideale, attraverso una ricercata e raffinata cura dei dettagli, evidente soprattutto nella resa degli abiti e delle stoffe.

Il ritratto di Maria Luisa Gabriella di Savoia, realizzato da Louis-Michel van Loo nel 1733, ne è un esempio: la principessina indossa un ricco vestito.

Tra le braccia tiene un pappagallo, simbolo di esotismo e di appartenenza ad una ristretta sfera sociale.

Il museo ha recentemente acquisito il ritratto di un'altra principessa di Savoia: si tratta di Maria Giuseppina, nipote di Maria Luisa Gabriella, principessa di Francia per matrimonio.

E' rappresentata con una rosa in mano, simbolo di delicatezza e bellezza, al cui colore richiama il ricco abito che indossa.

LA PITTURA DI PAESAGGIO
La pittura di paesaggio iniziò a configurarsi come "genere" pittorico autonomo nel corso del Seicento, per merito in primis della rivoluzione classicista e naturalista operata dai Carracci e, poi, grazie ad alcuni artisti francesi trapiantati a Roma, quali Poussin e Lorrain, che rielaborarono l'immagine di una realtà idealizzata e solenne attraverso una visione armoniosa in cui l'uomo e la natura potessero vivere in perfetta sintesi. I primi esempi di una reale indagine pittorica del paesaggio si possono riscontrare già nel corso del Quattrocento, quando le conquiste ottico - geometriche (tra cui la prospettiva) si unirono ad una osservazione scientifica del dato naturale, introducendo così nuovi elementi, quali la percezione dell'effetto atmosferico sulle lontananze, in una visione ancora fortemente poetica delle forze della natura, spesso poi distante dal mondo reale e frutto così della fantasia dell'artista. Il crescente interesse per la pittura di paesaggio da parte di collezionisti ed estimatori portò, nel corso del Seicento, ad una progressiva specializzazione delle botteghe (all'interno delle quali iniziarono a distinguersi paesaggi "ideali" e paesaggi "pastorali") e al nascere di una specifica trattatistica che classificò il genere nelle sue diverse categorie (marine, architetture, vedute di città). La natura veniva scandita e analizzata in punta di pennello, per meglio esprimere il senso della storia che i personaggi, in chiave minore, interpretavano.Nel clima illuministico del Settecento il paesaggio raggiunse un'autonomia mai vista prima, con rappresentazioni di scorci di città e vedute o "capricci", molto ricercate dai collezionisti delle più grandi corti europee. Proprio la veduta, quale rappresentazione topografica di una città o di un paesaggio, divenne oggetto di culto tra gli artisti ed intellettuali di tutta Europa che intraprendevano tra Sette e Ottocento il famoso Grand Tour, il rituale viaggio di formazione che, di solito, aveva destinazione l'Italia.

Nel corso del Settecento non troviamo solo paesaggi allegorici: questo è il Mer de glace, il famoso ghiacciaio del Monte Bianco che nel Settecento divenne meta di numerose spedizioni naturalistiche

Questa invece è una splendida miniatura di un artista lombardo dell'Ottocento: raffigura l'Isola Bella sul lago Maggiore.

Questa miniatura dell'Ottocento con il duomo di Milano è precorritrice delle moderne cartoline illustrate: essa infatti è costruita con la stessa accuratezza di uno scatto fotografico.

La miniatura ci permette di fare un salto nel tempo per osservare la festosa animosità del quartiere Bottonuto, completamente demolito negli anni Trenta del Novecento.

Riconoscimenti: storia

Testi ed impaginazione a cura di:
Alberto Tosa - ufficio conservazione Museo Accorsi - Ometto
Riprese fotografiche:
Ivo Gradinarov - Google art Camera
Paolo Robino

DA PIFFETTI A LADATTE
Dieci anni di acquisizioni alla Fondazione Accorsi-Ometto 16 febbraio - 3 giugno 2018
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Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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