LA STRADA NOVA
Un’intera strada di grande importanza dà, ancora oggi, lustro alla città. La dominazione spagnola, tra alti e bassi, si era ormai consolidata nell’isola. Era, infatti, passato quasi un secolo da quando con l’incoronazione di Carlo V nel 1516, la Sicilia era entrata a far parte della Corona Asburgica. Alla presenza del clero e della nobiltà, Bernardino de Cárdenas y Portugal, Duca di Maqueda, Viceré del Regno di Sicilia dal 1598 al 1601 e reggente del governo in luogo del Re, col suo martello d'oro sferrò il simbolico colpo, che sanciva l’apertura della “Strada Nova”. 
I MANDAMENTI
 Fu una vera e propria rivoluzione urbanistica: per la prima volta, infatti, un asse viario tagliava perpendicolarmente la millenaria via del Cassaro (poi Toledo), arteria lungo la quale si era sviluppato il primo insediamento fenicio della città di Pànormos, ridisegnando completamente il volto della città. I cinque storici quartieri vennero irrimediabilmente compromessi e la fisionomia medievale persa a favore di un assetto più conforme al tempo e ai gusti degli spagnoli. Nasceva la Palermo Barocca, perfettamente divisa in quattro nuovi distretti amministrativi: i “Mandamenti”, dedicati rispettivamente alle quattro protettrici della città: Santa Cristina (Albergheria o Palazzo Reale), Santa Ninfa (Capo o Monte di Pietà), Sant’Agata (Kalsa o Tribunali) e Santa Oliva (Loggia o Castellammàre). 
L'OTTAGONO VIGLIENA
Frutto dell’intersecarsi di questi due rettifili, l’“Ottangolo” di Piazza Vigliena, in omaggio al viceré don Juan Fernández Pacheco marchese di Villena, rappresenta il centro esatto della città entro le mura, nonché cuore pulsante di quella simbolica croce che definisce il nuovo impianto urbanistico cittadino. Si presenta come una poderosa macchina scenica, cui fanno da cornice i quattro angoli smussati dei prospetti scultoreo-architettonici che delimitano lo spazio dell’incrocio.  Quattro angoli per quattro quartieri, una nuova città e una nuova spettacolare piazza, dove il sole non tramonta mai. In questo “Teatro del Sole”, infatti, durante tutte le ore del giorno almeno una delle quinte architettoniche è sempre illuminata. “Sulle terre dell’Impero spagnolo il sole non tramontava mai” sembra avere affermato lo stesso Carlo V d’Asburgo. Se dovesse chiedere indicazioni per raggiungerla, non chiamatela "Piazza Vigliena": a Palermo è conosciuta col nome di “Quattro Canti”, in quanto ad ogni angolo corrisponde uno dei Cantoni o Mandamenti. 
DALLA TERRA AL CIELO
Il progetto iniziale di sistemazione della piazza, avviato nel 1608, fu concepito con grande monumentalità dall’architetto fiorentino Giulio Lasso. La parte architettonica dei quattro angoli ven­ne completata nel 1620, sotto la direzione del palermitano Mario Smiriglio, ingegnere del Senato e già sorvegliante del cantiere durante la direzione del Lasso. Intorno a quella data sono anche approntati i disegni per le decorazioni, cui collaborano Nicasio Azzarello e Giovanni D’Avanzato.   Il piano iconologico dell’opera, elaborato dall’erudito Filippo Paruta, si basa sulla sovrapposizione di tre ordini distinti, simbolo della profonda compenetrazione tra dimensione umana e divina: l'ordine tuscanico, quello inferiore; ionico, quello medio; composito, quello superiore. La compenetrazione tra elementi terreni e divini è evidente anche sul piano numerico ove il quattro rimanda alla sfera terrena (le stagioni, gli ele­menti e le età...), mentre il tre è il numero sa­crale per eccellenza.
QUATTRO CANTI
 Le quattro facciate si caratterizzano per un forte senso di teatralità conferito dalla ricerca prospettica e scenografica sviluppata su scala urbana e dal gioco di chiaro-scuro ricreato dall’ordito delle volumetrie. L’articolazione su più livelli segue un uso degli ordini architettonici in successione, secondo una visione che dal mondo della natura giunge a quello del cielo. Tale visione visione si manifesta anche nella scelta degli apparati decorativi. Al primo ordine sono: le fontane che rappresentano i fiumi della città antica e le Allegorie dalle quattro stagioni, ognuna accompagnata da una mostruosa figura ibrida che richiama i quattro elementi (terra, fuoco, aria, acqua). L’ordine successivo ospita le statue dei sovrani spagnoli Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo IV. All’ultimo ordine sono le quattro Sante Patrone protettrici della città: Agata, Ninfa, Oliva e Cristina. Le statue in marmo dei quattro regnanti vengono realizzate fra il 1661 ed il 1663 da Carlo Aprile. Mentre le statue delle Quattro Stagioni sono opera di Gregorio Tedeschi (Primavera ed Estate) e di Nunzio La Mattina (Autunno e Inverno). Le conche inferiori delle quattro fontane, più tarde, vengono progettate da Salvatore Bonomo.  

Cantone occidentale primo ordine, Estate e Fuoco; secondo ordine, Filippo II; terzo ordine, S. Ninfa.

Cantone orientale primo ordine, Inverno e Acqua; secondo ordine, Filippo III; terzo ordine, S. Agata.

Cantone settentrionale: primo ordine, Autunno e Aria; secondo ordine, Filippo IV; terzo ordine, S. Oliva.

Riconoscimenti: storia

Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO

Comitato Giovani della CNI Unesco - Regione Sicilia:

Rappresentante: ing. Elvira Nicolini

Referente Progetto: dott. Giuseppe Milazzo

Soci: arch. Giorgio D'Anna, dott.ssa Iolanda Di Natale, dott. Alessandro Romano, dott.ssa Irene Salvo

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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