Tra revival e liberty: Palermo e la Belle Epoque

Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO

Meta obbligata della grande stagione del Grand Tour, ancora negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento, Palermo, con le sue bellezze paesaggistiche, i suoi splendidi monumenti e il clima mite, rimane una delle mete favorite dell’aristocrazia europea, in grado di  competere in lustro e splendore con le grandi capitali europee. In quegli anni tutto si anima di vivacità ed energia. Le ville urbane e suburbane, i palazzi e i lussuosi Hotel vedono avvicendarsi ospiti illustri, artisti e poeti di fama internazionale. Tra genio e mondanità, il clima della Belle Époque avvolge Palermo, la anima e la trasforma: le nuove forme del Liberty ne modificano l’aspetto; musica e galanterie contraddistinguono le passeggiate in carrozza al Foro Italico; si gode del mare e del sole nelle aree marine di  Mondello e dell'Acquasanta; nascono circoli, esclusi club sportivi e culturali, e fastosi ricevimenti si susseguono in onore non solo di artisti, ma anche di teste coronate provenienti da tutta Europa. Non dissimilmente da quanto avviene nel resto d’’Europa, anche nella Palermo di fin de siècle si respira un’aria di grande fermento culturale. Una vivacità artistica ispirata al recupero di un vagheggiato passato favolistico e caratterizzata, prima dalle eclettiche sperimentazioni avviate nel segno del revival, poi dalla piena fioritura del modernismo internazionale e delle ricchezze espressive di “quell’arte nuova” che, in Italia va sotto il nome di Liberty. Protagonista è la linea curva, sinuosa, elegante, sviluppata talvolta in motivi naturalistici e stilizzati. Una linea che sorpassa le barriere delle antiche divisioni tra arti maggiori e minori, per imporsi dalla grande architettura, alla pittura, sino al più piccolo complemento d’arredo. Le numerose esposizioni universali e industriali – non ultima quella nazionale tenutasi a Palermo nel 1891-1892 – sono testimoni di questo vivido clima che, segnatamente al costituirsi di musei e collezioni private, rappresentò un’irripetibile occasione di promozione e riscoperta per le arti. Nello sforzo di aggiornare la tradizione italiana rispetto al contesto europeo, si guarda con rinnovato interesse proprio alla raffinata produzione di tradizione locale e artigianale, espressione fortemente identitaria di un passato esemplare che assurge al ruolo di modello.
ERNESTO BASILE E LA NASCITA DEL LIBERTY
Nato a Palermo nel Gennaio del 1857, Ernesto Basile è considerato l’anima del nuovo movimento modernista internazionale. Il suo genio disegnerà il volto della Palermo Liberty. Un sodalizio quello tra la città e il suo interprete iniziato nel 1891, quando Basile assume la direzione dei lavori di completamento del Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo, occupandosi anche della sistemazione del piano del Piazza antistante. Veri e propri elementi di arredo urbano puntuale i Chioschi Ribaudo e Vicari, sono testimoni della diffusissima abitudine del consumo di ristoro durante il passeggio.  Rispettivamente progettati nel 1894 e del 1897, inquadrano il prospetto Teatro, bilanciandosi ai suoi estremi, in un gioco di eleganti eclettismi, rispettivamente di gusto neo-rinascimentale e neo-moresco.
Chiosco Ribaudo
Il Chiosco Ribaudo, presenta una struttura che alterna ai pregiati marmi di Billiemi, il ferro battuto.  Espressione dell’eccellenza esecutiva della Fonderia Oretea, le sue linee calligrafiche disegnano profilature, cornici, pennacchi. Il tutto è esaltato dal contrasto cromatico delle partiture ocra.  Su una pianta cruciforme s’innesta poi la cupoletta ottagonale, prerogativa specifica delle costruzioni del Basile. 
Chiosco Vicari
Il Chiosco Vicari, vero e proprio tributo all’arte d’ispirazione islamica e moresca, ove non mancano citazioni tratte dall’architettura coloniale vittoriana, presenta una pianta cruciforme, che poggia su un basamento in Marmo di Billiemi. La superficie è caratterizzata da un elaborato intarsio in legno, cui si alternano elementi in ferro battuto a delinaeare il profilo strutturale e la guglia.
I FLORIO E LA GRANDE COMMITTENZA
 Tra mito e realtà, è difficile definire i confini ove la leggenda diviene storia e la storia leggenda. Ma la Palermo Liberty non sarebbe stata tale senza la presenza della famiglia Florio che, col suo passeggio, ha segnato le vicende di questo fortunato periodo a cavallo tra due secoli. Ignazio junior, Franca, Vincenzo, questi i nomi degli ultimi rappresentati di una dinastia, la cui parabola iniziata nel 1793 da mercanti emigrati li vede assurgere a protagonisti assoluti del loro tempo. Numerosissime sono le attività di cui questa famiglia si fece promotrice o compartecipe, imponendosi come principale protagonista della vita non solo economica, ma anche mondana dell’epoca. La bellezza della contessa Franca Paola Jacona Notarbartolo di San Giuliano, moglie di Ignazio, resta leggendaria.  Per loro Ernesto Basile realizzerà il Grand Hôtel Villa Igiea e il Villino Florio, considerati spartiacque tra le istanze più strettamente legate allo storicismo di matrice eclettica e le nuove tendenze della prima stagione modernista.
Grand Hôtel Villa Igiea 
Il Grand Hôtel Villa Igiea viene costruito tra il 1899 e il 1901 intorno ad una preesistente struttura neogotica di proprietà degli eredi dell’ammiraglio Cecil Downville. Distribuito in nuclei dalle studiate asimmetrie: terrazze, torrette e porticati si alternano in un sapiente gioco di pieni e vuoti. L'edificio è poi circondato da un esotico e lussureggiante giardino a picco sul mare della contrada costiera dell’Acquasanta a nord di Palermo. Originariamente pensato per ospitare un sanatorio e una stazione termale per malati di tisi, la trasformazione in albergo avviene in maniera abbastanza repentina e con i lavori di costruzione quasi ultimati, cosicché l’impianto simbolico e ideologico del progetto, così come la disposizione spaziale degli ambienti rimangono legati alla sua originaria destinazione d’uso. Con Il nuovo complesso di Villa Igiea si compie quella che è stata definita “l’opera d’arte in tutto”, espressa nell’unità stilistica, dalle strutturazioni spaziali sino alle travature e membrature lignee, dalle decorazioni parietali sino al minimo complemento d’arredo. 
Villino Florio
Il Villino Florio, viene progettato da Ernesto Basile nel 1899, destinato a divenire la garçonnière del giovane rampollo di casa, Vincenzo. L’edificio trovava la sua collocazione all’interno del vastissimo parco situato nel quartiere dell’Olivuzza, circondato da un meraviglioso giardino romantico e in diretta connessione con  il serraglio, il laghetto, la serra per le orchidee, il chiosco siculo-normanno e il piccolo tempio neo-classico. Questo “padiglione di foresteria” è oggi considerato una delle più rappresentative opere dell’architettura Liberty, nonché espressione del miglior genio del celebre architetto.  Sin dalla movimentata scala esterna angolare a doppia rampa, il nuovo linguaggio modernista si carica di suggestioni e riferimenti attinti dalle più avanguardistiche tendenze internazionali, come dalla più elevata tradizione formale locale che dal Medioevo spazia sino al Barocco. È così che capriate nordiche, torrette che rimandano ai castelli francesi, colonnine romaniche, bugnati rinascimentali e ferri battuti d’ispirazione catalana, s’intrecciano generando un linguaggio assolutamente autentico, un capolavoro di originalità dominato da una linea curva e sinuosa che si anima in raffinati intagli floreali. 
 L'edificio si caratterizza per una  una specifica visione funzionale degli spazi, rispecchiata nell'organizzazione dei tre livelli: il piano terra detto ”degli svaghi” con la sala del biliardo e la sala gioco; il primo piano “di rappresentanza”, con il grande salone, cui si accedeva direttamente dalla scalinata esterna e con la sala da pranzo; e infine il piano detto “di residenza” con la stanza da soggiorno e le camere da letto. I motivi sinuosi e le linee dinamiche che contraddistinguono le curvature delle pareti esterne si ritrovano nelle guizzanti decorazioni degli interni, nei proli di soffitti,  porte e finestre; nelle parti lignee; nelle vetrate e sulle tappezzerie. Ogni ambiente viene appositamente studiato nei minimi dettagli dall’architetto: le soluzioni caratterizzanti il mobilio e l’architettura degli interni, ancora una volta, riconducono a quell’immagine unitaria basata sulla compenetrazione di ambienti, spazi e ideologie dell’abitare e del vivere. Oggi il Villino è stato restituito alla pubblica fruizione, dopo un lungo restauro, che ha solo in parte restituito ciò che nella notte tra il 23 e il 24 novembre 1962 un incendio doloso, appiccato a scopo speculativo, distrusse. 

Capriate nordiche, torrette che rimandano ai castelli francesi, colonnine romaniche, bugnati rinascimentali e ferri battuti d’ispirazione catalana, s’intrecciano generando un linguaggio assolutamente autentico.

IL VOLTO DEI NUOVI QUARTIERI NOVECENTESCHI
Il nuovo quartiere residenziale nasce a margine del grande e nuovo boulevard della Libertà, zona privilegiata delle nuove dimore aristocratiche e borghesi, nell’area dell’Ex firriato di Villafranca, esteso podere di don Giuseppe Alliata e Colonna, principe di Villafranca,  che dopo la dismissione degli apparati allestiti per la grande Esposizione Nazionale del 1991-92, viene interessato da una intensa attività edilizia definita da nuove tipologie abitative: il villino unifamiliare e il palazzetto patronale. Status symbol della nuova borghesia dirigenziale, tali tipologie abitative, si caratterizzano per la funzionalità degli ambienti interni, ai quali corrispondono all’esterno ampi spazi e giardini.
Villino Ida Basile
“DISPAR ET UNUM” è il motto che si legge sulla soglia d'ingresso della bianca dimora palermitana, progettata a partire dal mese di giugno del 1903 e portata a compimento sul finire del 1904 da Ernesto Basile. La Casa-studio, porta il nome della moglie dell’architetto, Ida Negrini, e rappresenta il punto di arrivo e maturazione degli studi condotti dal Basile sulla tradizione locale dell’abitare, attraverso un sistema di richiami al patrimonio dell’edilizia autoctona, attualizzati e combinati con la sperimentazione di nuove espressività di volumi, materiali e profili.  
 Il corpo di fabbrica presenta una nitida stereometria esaltata da bianchi prospetti, impiantati su un basamento in mattoni e bugne. Le dissimetrie nella configurazione dei corpi bassi laterali sono ulteriormente accentuate da specifici elementi architettonici appositamente disposti, quali: il portale, la torretta-belvedere, le teorie dei falsi-partiti e la balconata angolare in ferro battuto.  Al secondo livello, il ritmo viene accentuato dall’alternanza di paraste, falsi-partiti e porzioni murarie cieche, alla cui sommità fanno da contrappunto cromatico il filare di piastrelle policrome disposte a mo’ di fregio.

L’androne si caratterizza per una spazialità rigorosa dal pacato tono monocromatico conferito da un lato dal bianco candidi dell’intonaco, dall’atro della fascia basamentale in piastrelle di pasta di vetro color verde acqua; tra i due un fregio continuo di piastrelle policrome, con motivo a coppie di bulbi su campo fasciato color ocra.

Ex cine-teatro Kursaal Biondo
il Kursaal Biondo viene progetto dell'architetto Ernesto Basile su incarico dei fratelli Biondo Andrea, Eugenio e Luigi. Il complesso, inaugurato il 19 Settembre 1914, originariamente era esteso su un’area di mq 4520 e comprendeva oltre al cinema-teatro, l’annesso giardino, una caffetteria, il ristorante, la sala biliardo, la loggia per concerti e spettacoli all’aperto, oltre a vari padiglioni. Per il Basile,  lo scultore Archimede Campini modellerà, con flessuoso dinamismo, le due formose figure femminili, Allegorie della Danza,  poste sugli acroteri del muro d’attico dell’avancorpo d’ingresso al cinema-teatro, i in asse con le semicolonne che incorniciano il portone di accesso. 
Chiosco Ribaudo
Il Chiosco Ribaudo viene progettato da Ernesto Basile nel 1916. La struttura presenta un’articolata trama di membrature curve e rette. Gli elementi verticali che partano dal basamento cruciforme in Marmo di Billiemi, terminano in riccioli, incrociando le partiture orizzontali. Gli angoli sono impreziositi da decorazioni con motivi fitomorfi.  L’elegante pensilina dalle forme arrotondate, presenta nell’intradosso un articolato gioco di membrature. A coronamento un’elegante torretta lavorata a traforo, culminante nei vertici in sfere dalle forme sinuose. 
Villino Favaloro
Il Villino, commissionato da Salvatore Favaloro, viene realizzato  nel 1889 su progetto di Giovan Battista Filippo Basile, padre del più noto Ernesto, così inaugurando la grande stagione Liberty palermitana. L'edificio si caratterizza per la disposizione lineare della facciata, cui le aperture della loggia centrale e delle finestre donano leggerezza. Il ricorso alla linea curva, nitida ed elegante, dona morbidezza e ingentilisce l’architettura, non a caso considerata la prima vera costruzione modernista della città. Nel 1914 il villino verrà acquistato da Giuseppe di Stefano che dà incarico ad Ernesto Basile di ristrutturarlo e arricchirlo. L’architetto interviene sull’opera paterna, affiancando al corpo di fabbrica principale una merlettata torre ottagonale che conferisce nuovo movimento alla volumetria.  Il decoro viene affidato al pittore Salvatore Gregorietti. 
MONDELLO E LA VILLEGIATURA
 La zona di Mondello, oggi splendido luogo di villeggiatura, viene bonificata, dopo vari tentativi grazie all'interessamento del principe Francesco Lanza di Scalea, primo a sviluppare l’ambizioso progetto di risanamento della contrada marinara, a quel tempo soffocate dalla malaria,  attraverso un sistema di drenaggio delle acque che diede avvio al progetto di sfruttamento dei terreni. Il recupero della vasta zona paludosa portò l’amministrazione comunale di Palermo a firmare nel 1910 un accordo con cui si affidava con “speciale concessione” alla società italo-belga “Les Tramvays de Palerme” la gestione dell’area. Di par suo, questa, s’impegnava a realizzarvi trecento villini, uno stabilimento balneare, un Kursaal, una chiesa, un grande albergo, una centrale elettrica e un parco pubblico, oltre alla creazione di una linea tramviaria per i collegamenti.  È a partire dal 1912, infatti,che il piccolo borgo di pescatori  cambia volto e, da palude abbandonata, diventa lido della Belle Époque e cominciano a sorgere una serie di villini per le “gioie della villeggiatura”.
Stabilimento balneare di Mondello
Lo Stabilimento balneare di Mondello, realizzato su progetto dell’architetto Rudolf Stualker è un’ampia piattaforma unica nel suo genere. La costruzione è composta da più volumi, è a due elevazioni e poggia su una piattaforma a palafitte sul mare, collegata al Viale Regina Elena tramite un pontile. All'ingresso sul viale c'è un'esedra monumentale con acroteri sormontati da delfini in stucco. La costruzione è caratterizzata da un corpo centrale con quattro frontoni e, negli spigoli, muri a forma di torri con pinnacoli in pietra e in ferro. Ai lati del corpo centrale sono realizzati due corpi ad elevazione per le colonie con relativi servizi. I prospetti sono intonacati e decorati con fregi, stucchi, piastrelle smaltate, ferri battuti con motivi floreali stilizzati.
Villino Lentini
Già nel 1894 Ernesto Basile aveva redatto un progetto per una “casetta” atelier per il pittore Rocco Lentini, in questa Mondello eletta a zona di villeggiatura. Il piccolo cottage verrà realizzato soltanto nel 1910 e lo stesso pittore si occuperà di decorarne gli esterni, con tralci fitomorfi che salgono lungo le pareti, facendone  uno degli esempi più caratteristici dell'architettura Liberty della zona. 
Riconoscimenti: storia

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
E. Sessa, Una piccola capitale dell'Art Nouveau: Palermo, Grafill, Palermo 2010.

E. Sessa, Ernesto Basile : dall'eclettismo classicista al modernismo, Novecento, Palermo 2002.

M.C. Cristina Sirchia, E. Rizzo, Il Libeerty a Palermo, Flaccovio, Palermo 2001.

O. Cancilia, I Florio: storia di una dinastia imprenditoriale, Bompiani, 2008


Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO

Comitato Giovani della CNI Unesco - Regione Sicilia:

Rappresentante: ing. Elvira Nicolini

Referente Progetto: dott. Giuseppe Milazzo

Soci: arch. Giorgio D'Anna, dott.ssa Iolanda Di Natale, dott. Alessandro Romano, dott.ssa Irene Salvo

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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