Gianfranco Ferré: Cina, fascinazione e magia

Fondazione Gianfranco Ferré

Il Kui, elegante nella forma e nelle decorazioni, è un antico vaso di bronzo, risultato della fusione che era considerata qualcosa di misterioso, soprannaturale e mistico.

In questa giacca di flanella un ricciolo a ripetizione geometrica, ispirato alla coda del drago, è ricamato con cordoncino, secondo il modello frattale cinese.

La decorazione maggiormente esaltata dalla materia, un tubolare di nappa laccata, cinge il busto con una forma plastica ad andamento circolare continuo di grande unicità ed effetto.

Il tubolare in nappa dorata e laccata costruisce, senza soluzione di continuità e con andamento avvolgente su una base in tulle, un’opera unitaria come stampo cavo del corpo.

La tecnica in Ferré fa parte di quella sperimentazione che va sempre oltre ogni semplice realizzazione e trova nella sfida la sua ragione d’essere.

Le decorazioni portano immagini cariche d’implicazioni magico-simboliche che recuperano soggetti arcaici incisi con stampi a cera persa, assicurando così una lavorazione esclusiva.

Medaglione realizzato secondo un'antica tecnica: l’agemina, nata in Cina nel campo della lavorazione del bronzo, con la dinastia Hsia (XXI - XVI secolo a.C.).

“La T-shirt in nappa è dedicata ad una donna che porta, in questo mondo, antipodi e contrapposizioni, per arrivare a quell’ordine disordinatamente libero che oggi, per me, è la moderna eleganza. Con la volontà di rendere tutto personale…”

La lunga giacca in cui la pelle si sposa con i medaglioni ageminati è pensata ad una donna dalla personalità forte, dallo stile metropolitano e vibrante.

Il giubbotto in pelle e galuchat con la forte presenza del ricciolo barocco, decorato con i simboli della tradizione, sottolinea la grinta di una donna con il suo guardaroba di lusso selvatico, di opulenza violenta, di primitiva raffinatezza.

“Memorie di libri, ricordi di viaggi, favole, racconti fantastici... il drago d'Oriente che divora la voluta barocca... le terre del Sol Levante e la Cina viste da un osservatorio europeo, guardate attraverso i vetri di una lanterna magica...”

Secondo il pensiero taoista "il Drago Celeste è il destriero che giunge a testimoniare e sancire la riuscita di una vita”.
Animale mitico, collegato ai progenitori dei cinesi, Fu Xi e Nu Wuo, è simbolo di coraggio, potenza e virilità.

Ferré traduce il suo amore per le chinoiserie in questo pantalone in seta jacquard percorso, con andamento a meandro, da un intreccio di draghi d’oro dal soffio infuocato che nella sfarzosità della composizione rafforzano il loro potere.

Il drago, Loong, entra come elemento decorativo sull’abito dell’imperatore e degli alti funzionari durante la dinastia Han 206 a.C.

Ferré trae piacere nel trasporre nei suoi capi una complessa poesia figurativa d’immaginari racconti simbolici: come nella dorata T-shirt in tulle di seta sottile laccata, che avviluppa al proprio centro un complesso ricamo raffigurante il dinamico corpo di un drago.

Incanti, decori impossibili eseguiti con tecniche esecutive sperimentali elaborano sul tulle di seta un all over di ricami in oro.
La raffinata esecuzione di onde e medaglioni, che hanno come soggetto il drago nel loro complicato intreccio, creano un dinamico effetto armonico di raffinata preziosità.

“Riconosco di avere un debole particolare per l’oro in tutti i suoi riflessi, per i luccichii e la luminosità dell’argento e per il lucido calore del bronzo”.

Preziose sfumature si accordano alla magica luce dell’oro per coniugare i sontuosi ricami del body, la cui leggerezza si contrappone alla materica ricchezza della gonna, trattenuta in vita da una cintura in organza doppiata da tulle ricamato con rigide volute di cordoncino placcato ad effetto oro.

Il pizzo d’oro sulla base di tulle “nude” rende unica una giacca di gran pregio esecutivo, ornamento del corpo che, al pari di un gioiello dai bagliori gold, è “riservato a donne dai mille aggettivi”.

La placcatura dei cordonetti con lamina oro pressata, viene eseguita in due fasi, la prima sugli spessori più sottili, successivamente su quelli di maggiore consistenza.

Il ricamo cinese, Xiang, ha una storia antica di oltre 2000 anni e utilizza differenti tipologie di punto per dare la maggiore vividezza possibile al disegno.

Ferré accende di tridimensionalità il suo ricamo che diventa materico e supera perfino la prestanza lussuosa dello splendido broccato.

Il colore mutevole dell’acquamarina offre, nel broccato fiammato, la base migliore per la luce e la rilevanza materica lussuosa del ricamo in argento e brillanti Swarovski.

Il gioco delle contrapposizioni sottolinea la scelta di un tono denso del blu gemmato da preziosi ricami su organza: i medaglioni, applicati attorno alla scollatura e a definire il punto spalla, riprendono alcuni elementi decorativi di un trono cinese intagliato e laccato.

E’ il dettaglio di un trono cinese (928 a.C.), ma fa pensare ad un manufatto leggero, aereo, quasi trasparente.

Gianfranco Ferré non ama il citazionismo come formula esemplificativa del progetto. Egli fa vivere in una femminilità moderna le atmosfere decorative dell’Oriente, che trovano nel colore denso del tessuto, in cadì di seta e raso duchesse, e nei ricami di tre medaglioni un eco di contemporanea bellezza.

Gli abiti da cerimonia, utilizzati per oltre duemila anni nell’antica Cina dall’Imperatore e dai dignitari durante i riti propiziatori, segnavano in alto il punto vita con una fascia in tessuto legata, dalla cui parte inferiore pendevano decorazioni chiamate Bi xi con simboli di protezione per la dignità reale.

Nella località di Liaioning, nel distretto di Fushun in Manciuria, vicino ad una vecchia miniera di carbone, qualche centinaio di anni fa è stata trovata una piccola vena d’ambra, originata nel Paleocene. Ora la miniera è quasi esaurita, ma l'odierna lavorazione di resine artificiali riporta alla luce l’antico splendore.

“… monili che legano il gioiello al corpo e ne sottolineano i movimenti. Li seguono con fedeltà, li enfatizzano, li addolciscono interpretandone la grazia e l’armonia, esercitando un richiamo di seduzione: bracciali che tintinnano all’unisono con l’oscillazione del braccio, collane che si allungano seguendo la silhouette…”

Le atmosfere raffinate dei colori in camaieu degli outfit accompagnano la rilevanza dei toni delle collane composte da grosse boule che catturano, in scala cromatica, tutte le sfumature dell’ambra.

La scatola in legno laccata color rosso vivo è espressione di una maestria che durante la dinastia Ming ha raggiunto livelli ineguagliabili.

E’ analoga la raffinatezza contemporanea nella lavorazione dei bracciali in resina artificiale su base di ottone.

Il lusso depurato della foggia moderna dell’abito d’ispirazione maschile fa vivere ed esalta il bracciale cesellato nel quale si rincorrono draghi ed elementi decorativi della simbologia cinese.
“… in una sintesi di sontuosa nettezza, di severità fastosa. Perché solo gli opposti convivono in armonia...”

Ha un appeal severo e meno fastoso una raffinata immagine in total black, ispirata al cheongsam, il tradizionale abito femminile: i bracciali, in un inusuale colore nero, ripropongono simboli finemente cesellati.

La filettatura in oro delle modanature è l’elemento ornamentale aggettante che trasforma questi bracciali in manufatti pregevoli collegabili al design di antichi oggetti della tradizione cinese.

Il rosso lacca, perfetto grazie all’amalgama di resine, trasforma i bracciali creati per questa collezione in oggetti capaci di vivere una propria indipendenza progettuale che prescinde la funzione d’uso decorativa del corpo.

Da sempre, per Gianfranco Ferré il gioiello non è mai stato un oggetto-accessorio, ma un ornamento integrato all’abito e alle atmosfere del corpo contaminate da elementi di grande impatto decorativo, come questo bracciale che accoglie in sé elementi plastici e materiali diversi.

La sinuosa essenzialità dell’abito proietta l’attenzione sul bracciale importante, che subito diventa protagonista, anche nel diretto rimando cromatico al capo.

Ritorna il drago, simbolo cinese per antonomasia, in metallo dorato, in un monile risalente al X secolo a.C.

In un massiccio bracciale, di artigianalità contemporanea, la raffinata fattura esalta il fascino di un immaginario leone-drago.

Rosso e oro, ricami e decori, trasparenze, ornamenti, simboli… il riassunto della fascinazione e della magia cinesi che hanno conquistato Ferré.

"Ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi”.

(Anonimo)

Parole, idee e pensieri di Gianfranco Ferré, proposti come citazioni, sono ricavati da sue interviste, note, lezioni e appunti, esprimendo nella forma più diretta e immediata la passione per “l’infinito viaggiare”, reale ma molto più spesso immaginario, che ha sempre animato il suo stile e le sue collezioni.
 
Pubblicazioni:
Ferré Gianfranco, “Lettres à un jeune couturier”, Editions Ballard, Paris, 1995.
Ferré Giusi (a cura di), “Gianfranco Ferré. Itinerario”, Leonardo Arte, Milano, 1999.
Frisa Maria Luisa (a cura di), “Gianfranco Ferré. Lezioni di Moda”, Marsilio, Venezia, 2009.
A.A.V.V., “Fashion Intelligence”, Edizioni del Sud, Bari 2016.

Interviste:
Mara Cantafio Cappelletti, “Bijoux primo amore”, Ornamenta, marzo 1998.
Maria Luisa Frisa, “Un sogno lungo vent’anni”, Amica, 9 ottobre 1998.
Guido Vergani, “Ferré”, Sette,10-16 ottobre 1998.
Brigitte Benkemoi, “Gianfranco Ferré, Carnets de voyage”, AOM Magazine, dicembre 1998 / gennaio 1999.
Samantha Conti, “Hip Hip Ferré”, W Magazine, ottobre 1998.
Renata Pisu, “Shanghai Chic”, D Repubblica, maggio 2001.
Sylvie Dauvillier, “Gianfranco Ferré Mode in Shanghai”, Point de Vue, 5 maggio 2001.
Maria Rita Stiglich, “Moda senza confini”, Pellicce Moda, dicembre 2001.

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
Traduci con Google
Home page
Esplora
Qui vicino
Profilo