La Camera delle Meraviglie

Teatro Bibiena

Concepita inizialmente come l’Aula Magna in cui svolgere gli incontri dell’Accademia, una delle istituzioni culturali più importanti dell’antica Mantova, la grande sala a forma di campana è divenuta nel tempo il luogo ideale dove la musica e l’apparenza delle forma architettoniche si uniscono a comporre un’esperienza ogni volta straordinaria.

Musica e forme
La combinazione di elementi, materiali diversi, soprattutto il legno, e la variazione continua del modo in cui colonne, palchi e timpani ruotano attorno al palco contribuiscono ad offrire allo spettatore una visione vertiginosa, temperata dai colori tenui delle pitture.
Interno del Teatro
Nella seconda metà del diciannovesimo secolo, l'edificio dell'Accademia, istituzione ormai sull'orlo del fallimento, viene ceduto al Comune di Mantova. Ma l'attività langue, e se l'Accademia Virgiliana riprende smalto a partire dagli anni trenta del ventesimo secolo, il teatro resta in abbandono. Solo nel1963 inizia il restauro, che viene concluso nel 1972 e celebrato con un concerto, ovviamente mozartiano, eseguito dalla Mozarteum Orchester di Salisburgo. Negli anni seguenti il Teatro del Bibiena diviene luogo di fondamentali rappresentazioni musicali. Qui suonano grandi orchestre da camera e celebri solisti. Nel 2007, quasi a completamento di una stagione illustre, viene messo in scena l'Orfeo di Claudio Monteverdi con la regia di Gianfranco De Bosio, nel quattrocentesimo anniversario della prima rappresentazione.
Tutto è pronto
Il Teatro del Bibiena è unico nel suo genere. Le sue dimensioni non sono grandi: quasi 17 metri di larghezza, oltre 25 metri di lunghezza. La sua funzione è ambigua come la sua estetica: certamente luogo di rappresentazioni, però con scena fissa e senza boccascena. Lo stile del complesso è del tutto anticlassico, a tal punto che la facciata e la sala di Maria Teresa, pur completate a pochi anni di distanza, divergono assolutamente dall'interno. Più che di Rococò si deve parlare di Tardo Barocco, seguendo un'idea che raggruppa e armonizza suggerimenti architettonici di epoche diverse.
Lo spettacolo può iniziare
Il Teatro del Bibiena è unico nel suo genere. Le sue dimensioni non sono grandi: quasi 17 metri di larghezza, oltre 25 metri di lunghezza. La sua funzione è ambigua come la sua estetica: certamente luogo di rappresentazioni, però con scena fissa e senza boccascena. Lo stile del complesso è del tutto anticlassico, a tal punto che la facciata e la sala di Maria Teresa, pur completate a pochi anni di distanza, divergono assolutamente dall'interno. Più che di Rococò si deve parlare di Tardo Barocco, seguendo un'idea che raggruppa e armonizza suggerimenti architettonici di epoche diverse.
I palchi e il soffitto
Una delle idee fondamentali di Antonio Bibiena è quella di aprire quasi all'improvviso la zona della scena ponendo a sinistra e a destra in alto le statue di Baldassarre Castiglione e di Gabriele Bertazzolo, da qui partendo per saturare di palchi tutta la zona circostante, in cui si mostrano le altre due statue, di Virgilio e di Pomponazzo. Così si avvalora la doppia funzione del luogo, sia teatro che sala accademica, il che consente allo spettatore di porsi in teoria in qualsiasi posizione intorno alla platea e alla scena, facendo di quest'ultima un luogo che accoglie sguardi provenienti da ogni dove. Certamente è impossibile qui allestire opere teatrali dotate di una scenografia anche minimamente complessa. Quindi, è l'apparato architettonico stesso a fungere da sfondo per le rappresentazioni.

Peculiarità della sala è che essa, per quanto piccola, sembra schiudersi e guadagnare in ampiezza da qualunque punto la si osservi. Notevole è la sostanziale bicromia, in cui il bianco si alterna al marrone. In realtà, tutto l'apparato decorativo è sovrapposto alla muratura e quindi non portante: l'uso del legno e dello stucco, ad esempio per i capitelli, oltre a non appesantire la struttura comporta anche una valenza musicale, poiché minimizza l'eco e crea una magnifica scatola armonica.

Una esibizione dell'Orchestra da Camera di Mantova, la cui vita segue di pari passo la nuova fioritura degli spettacoli nel Teatro.

Il primo violino dell'Orchestra da Camera di Mantova, Carlo Fabiano.

La campana perfetta
Ammirando il soffitto dal basso, appare la caratteristica immagine della campana luminosa in cui sembra risolversi l'essenza stessa del Teatro. Da notare che questo soffitto, pur suggestivo nella sua decorazione tra il geometrico e il floreale, venne costruito in legno nella seconda metà dell'ottocento. Il traforo da cui è ornato venne tuttavia ripreso da elementi della parrocchiale di Villa Pasquali, un piccolo paese del Mantovano nei pressi di Sabbioneta. Questa chiesa, intitolata a Sant'Antonio Abate, è appunto opera di Antonio Bibiena, che vi lavorò nei medesimi anni in cui si occupava del Teatro.

Da notare la finta balaustra dipinta che cinge la decorazione del soffitto.

Da questa particolare posizione, guardando verso la scena, si può ammirare il grande arco scenico, ovvero i due archi paralleli, arricchiti da grandi volute, che vengono in apparenza sostenuti da alte colonne corinzie e nel cui interno trovano luogo altri palchi. Le colonne corinzie si diffondono poi dietro alla scena, nobilitando il luogo della rappresentazione.

Una magnifica immagine, da un particolarissimo punto di osservazione: il palco dell'ultimo ordine che sta esattamente tra le due grandi volute di legno che impreziosiscono l'arco, anch'esso di legno.

È il Teatro ad essere spettacolo in se stesso.

Una macchina immobile, ingegnosa, in apparenza monumentale, effettivamente leggera, eppure fragile.

Or se' tu quel Virgilio
Antonio Bibiena volle che all'interno della sala trovassero posto quattro statue che rappresentano altrettanti grandi spiriti mantovani, veri e propri nomi tutelari della città. Le statue sono tutte situate in posizione rilevante, due dietro alla scena, le altre due accanto all'arco scenico. Il primo per importanza, sul fondo, dentro un'elegante nicchia sormontata da timpano, è ovviamente Virgilio (Andes, 70 a.C. - Brindisi, 19 a.C.), qui ritratto con il capo coronato, accanto ad un tronco d'albero, nell'atto di mostrare il volume delle proprie opere. Ha aspetto giovanile e gentile, e si pone in relazione evidente con il mondo campestre da lui cantato.
Un uomo del Rinascimento
Baldassarre Castiglione (Casatico, 1478 - Toledo, 1529), di nobile famiglia, fu letterato e diplomatico ai tempi dei Gonzaga. In particolare fu influentissimo consigliere di Isabella d'Este e di suo figlio il duca Federico. Autore del capolavoro “Il libro del Cortigiano”, testo in cui alcuni eccellenti convitati conversano presso la corte di Urbino del buon vivere e delle arti, egli frequentò intensamente Roma al tempo di Raffaello. Fu lui a convincere Giulio Romano a stabilirsi a Mantova dopo la morte del Maestro. La statua, posta al lato sinistro dell'arco scenico, mostra il Castiglione mentre legge un libro con atteggiamento grave. Egli è barbuto come nel celebre ritratto dipinto da Raffaello Sanzio.
Un filosofo controcorrente
Pietro Pomponazzi (Mantova, 1462 - Bologna, 1525), detto anche Peretto Mantovano, fu un filosofo di notevole importanza. Professore all'università di Padova, visse anche a Carpi, Ferrara, Bologna. La sua opera più notevole è “Il Trattato sull'immortalità dell'anima”, in cui sostenne che questa immortalità non può essere dimostrata razionalmente, il che lo espose a grave rischio di eresia. La sua statua è posta dentro una nicchia con timpano, dietro alla scena. Egli, che ha in capo una berretta dottorale, squaderna un grande libro e indica con il dito una parte del testo.
Il maestro delle acque
Al lato destro dell'arco scenico appare la statua di Gabriele Bertazzolo (Mantova, 1570 - Mantova, 1626). Ingegnere e cartografo, egli è celebre per la grande mappa della città del 1596, che ancora oggi è un prezioso riferimento per la comprensione dell'urbanistica gonzaghesca. Fu in particolare ingegnere idraulico e militare. La sua immagine completa il gruppo delle quattro. Egli, che appare sorridente, tiene in una mano un compasso e nell'altra un foglio, probabilmente un suo progetto.
Sala di Maria Teresa
Per quanto ci si riferisca di solito a questa ampia sala rettangolare individuandola come “sala del Piermarini”, il luogo, che si apre al piano superiore del teatro esattamente sopra l'atrio d'ingresso, è dedicato all'imperatrice Maria Teresa da una grande targa marmorea posta sotto due figure maschili alate e sopra un camino. Il progetto dell'ambiente è certamente da attribuire a Paolo Pozzo, che creò uno spazio luminoso in cui ospitare raffigurazioni che da un lato alludono alla grande imperatrice e dall'altro magnificano il genio, l'intelligenza, le arti. I bassorilievi della sala sono opera del ticinese Stanislao Somazzi, su disegno del pittore Giuseppe Bottani (Cremona, 1717 - Mantova, 1784), direttore dell'Accademia delle Belle Arti.

L'ingresso si apre nella parete lunga. A destra e a sinistra, le due pareti brevi sono ornate ciascuna da un frontone di foggia ovviamente neoclassica con timpano; l'uno mostra Apollo con la sua lira, l'altro Minerva con il tipico scudo ornato dalla testa di Medusa. Sulla parete lunga opposta all'entrata è ricavato il camino con targa dedicatoria, in lode dell'imperatrice.

I ritratti
La parete lunga opposta alla parete con finestre e camino mostra tre grandi quadri, opere di Hubert Maurer, pittore accademico di una certa fama che lavorava presso la corte viennese. A destra, l'imperatrice Maria Teresa d'Asburgo (1717-1780), colei che grazie al suo illuminato ingegno protegge i sudditi e fortifica l'Accademia che nell'edificio risiede. Alla sua sinistra, il figlio Giuseppe II, imperatore dal 1765, che proseguì la politica dell'illustre madre; ancora più a sinistra, il marito Francesco I di Lorena, imperatore dal 1745, che era già scomparso all'epoca del ritratto.

Ecco Giuseppe II, figlio di Maria Teresa e di Francesco Stefano di Lorena, ritratto in una posa quasi eroica, anche se l'artista dipinge con espressività e un certo realismo le fattezze del volto. Interessante il paesaggio alle sue spalle. Egli venne soprannominato “il Re sacrestano” per il suo tentativo di riassumere in sé anche i poteri ecclesiastici.

Altre decorazioni
L'opera che appare sopra la targa dedicatoria, a sua volta posta sopra il camino, mostra due figure maschili alate che reggono una grande corona. Quella di sinistra reca lo stemma della città di Mantova, quella di destra vede accanto a sé un libro, un compasso, un goniometro, una foglia di palma. Evidentemente si celebra qui lo sposalizio intellettuale tra il genio della città virgiliana e il genio dell'Accademia, ovvero l'istituzione che presiede alle scienze e alle arti. Il modellato dello stucco è di particolare grazia ed efficacia. Da notare la presenza nella sala di altri bassorilievi a stucco, più piccoli, dedicati alle diverse scienze e alle belle arti.

Apollo, divinità protettrice delle arti, appare qui circondato dai propri emblemi: corone di alloro, un libro, urne. Naturalmente egli ha con sé la lira, ovvero lo strumento il cui suono evoca la grazia di tutte le invenzioni artistiche.

Un'immagine che resta nella memoria
Un'ultima occhiata prima di lasciare il teatro. Ponendoci all'interno del portale d'ingresso, appaiono in tutta la sua bellezza quella forma a campana oggi giustamente celebre, la scena sul fondo e la platea, che un tempo naturalmente non presentava poltrone fisse.

Arretrando di un passo si può meglio apprezzare il gioco fantastico delle forme. Tutto vive sul contrasto tra due colori, il bianco degli elementi architettonici essenziali, l'ocra scuro delle parti più decorative. Verso l'alto, ulteriore armonia e scherzo compositivo vengono offerti dall'intersecarsi della superficie del soffitto con i grandi archi e con la muratura dell'ingresso.

Come nella quattrocentesca Camera degli Sposi di Andrea Mantegna, come nella cinquecentesca Sala dei Giganti di Giulio Romano, l'opera settecentesca di Antonio Galli da Bibiena racchiude in un piccolo spazio un intero complesso di evocazioni artistiche. Come nei due precedenti casi, l'autore riesce ad istituire un rapporto diretto con il visitatore. Costui entra in sintonia qui, come spesso accade a Mantova, con l'unicità di un luogo divenuto universale.

Riconoscimenti: storia

Ideato e promosso da / Founded and Promoted by:
Mattia Palazzi (Sindaco del Comune di Mantova)
con Lorenza Baroncelli (Assessore alla rigenerazione urbana e del territorio, marketing urbano, progetti e relazioni internazionali del Comune di Mantova)

Coordinamento Scientifico / Scientific Coordinator:
Sebastiano Sali

Curatore testi e immagini / Superintendent texts and images:
Giovanni Pasetti

Foto di / Photo by:
Gian Maria Pontiroli

Redazione/ Editors:
Erica Beccalossi
Sara Crimella
Carlotta Depalmas
Veronica Zirelli

Un ringraziamento speciale a / A special thanks to:
Emma Catherine Gainsforth
Chiara Pisani
Paola Somenzi
Custodi del Bibiena
Orchestra da Camera di Mantova - Ocm

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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