Il Museo Vivente del Mandorlo

Valley of the Temples

Discovering ancient varieties of almond

Il bosco di mandorli e ulivi
The most characteristic plant components of the agricultural landscape of the Valley of the Temples are its olive and almond trees. It is a landscape which reminds us of an important page in the history of Sicilian agriculture: the time which, at the turn of the eighteenth and nineteenth centuries, saw the addition of fruit trees to the hills of the estates previously dominated by pasture and arable land. The almond tree, which blooms in the middle of winter – from December to March – with colours ranging from pure white to various shades of pink, is one of the elements that fed the myth of the eternal Sicilian spring, like that of Aragona, of which Bartels wrote (in the eighteenth century) as having “as many almond trees as stars in the Milky Way”. Together with the monumental 'Saracen olive trees', the almond tree gives life to the landscape defined as dry arboriculture because of its resistance to aridity and to the Valley's “forest of almond and olive trees”, as defined by Luigi Pirandello in his novel 'The Old and the Young'.

La straordinaria fioritura invernale del mandorlo, ne ha fatto uno dei simboli del paesaggio della “eterna primavera” mediterranea.

Particolare della fioritura del mandorlo

Il campo collezione
Today, despite the gradual abandonment of almond orchards because of competition from varieties considered more profitable, the landscape of the Valley of the Temples still remains a repository of considerable biological wealth, of ancient knowledge and of a material culture in the process of disappearance. In 1997, in an effort to save and preserve the biodiversity of the almond, The Living Museum of the Almond Tree was created, named after Prof. Francesco Monastra, with the support of the Soprintendenza  BB.CC.AA. of Agrigento and the Regional Province of Agrigento. A field collection that preserves about 300 varieties of ancient traditional Sicilian almond growing, recently enriched by Sicilian varietal collections of pistachio, carob and olive tree. The design follows the appearance of a traditional almond grove in which, mingled with the almond trees, there are also olive, carob, pistachio, mulberry and rowan trees, and other shrubs characteristic of the non-irrigated orchards of Sicily. The almond grove, as well as conserving biodiversity, also has the function of demonstrating, for educational purposes, traditional agricultural cultivation techniques. It will serve as a germplasm bank, for evaluating the varieties according to their landscape value up to diffusing them in order, for example, to offer continuous blooms of white or shades of pink from December to April. This may stimulate the promotion of craft productions, such as the making of pastries, related to the almond tree and its products. In the final analysis, it must not only conserve the genetic resources of the species, but also provide useful guidelines for preservation of the traditional agricultural landscape of the Valley, a unique example of an outdoor museum.

Collezione ex situ realizzata con oltre 250 varietà provenienti da tutta l’isola, raccolte prima che scomparissero dai frutteti tradizionali dove erano selezionate e coltivate.

la biodiversità della mandorlicoltra siciliana

Case Fiandaca
A laboratory for the categorisation and conservation of germplasm, recently built in an old nineteenth-century farmhouse known as 'Case Fiandaca', is playing a fundamental role in the study of biodiversity and landscape restoration of degraded agricultural and natural systems for the protection and enhancement of the cultural landscape of the Valley of the Temples in the broadest sense. This is a joint project of the Archaeological and Landscape Park of the Valley of the Temples and the Department of Arboreal Cultivation of Palermo. The housing of an ethno-anthropological section is planned in the old rural house, which will collect material historical and cultural evidence, covering not only the agricultural but also the processing and transformation phases, thereby also taking traditional handicrafts and pastry-making into account. It must ultimately not only conserve the genetic resources of the species, but also provide useful information for the preservation of the traditional agricultural landscape and its values.
Gli usi tradizionali del mandorlo
Tradizionalmente per far cadere i frutti dei mandorli della Valle, i rami venivano “bacchettati” con delle lunghe canne secche che provenivano dal Giardino della Kolymbethra. Qui gli agricoltori dopo aver raccolto le canne dal fiume, le facevano asciugare al sole poggiate agli alberi di arancio, per poi venderle, riunite in fasci e divise per altezze per la raccolta delle mandorle e delle olive, ma anche per la coltivazione della vite e di alcune specie da orto. Il frutto può essere consumato intero, dalla formazione (allegazione) all’indurimento del guscio. I semi si utilizzano sia allo stato fresco, a partire dal mese di giugno, quando i cotiledoni delle varietà a guscio premice e semipremice (mollesi) sono induriti, che secco. I semi allo stato secco sono impiegati per il consumo diretto e soprattutto in pasticceria per la produzione della pasta “reale”, che si ottiene macinando i semi e miscelandoli con lo zucchero. I frutti di “martorana” (dal nome di un vecchio convento palermitano), venduti come dolci tipici durante le feste dei morti, sono costituiti solo di questa pasta, mentre gli “agnelli pasquali”, dolci a forma di agnello, ricoperti di glassa e confetti, sono preparati anche con un cuore di pasta di pistacchio. Tradizionale è anche la produzione di “latte di mandorla”, una emulsione di zucchero e mandorle pelate e pestate e filtrata più volte che, bevuta fredda in estate, rende plausibile ciò che scriveva un trattato francese di fitoterapia degli inizi dell'Ottocento circa i suoi benefici effetti “sugli ipocondriaci, sui romanzieri, sui poeti, il cui cervello affaticato dagli sforzi di un'immaginazione ardente cade talvolta in un vago delirio con l'avvicinarsi della notte”. Oltre che come alimento, i semi sono impiegati in farmacopea. L'olio di mandorle, ottenuto per pressione a freddo, ha funzioni riconosciute di tipo analgesico ed antinfiammatorio, ed è utilizzato sia in medicina che in cosmetica. E' tradizionalmente adoperato in Sicilia come “rinfrescativo e purgativo, adoprandolo in qualunque tempo, ora e momento ed in qualunque malattia” (Sestini, 1780). Dopo l'estrazione dell'olio, la farina residua può utilizzarsi tal quale o unita alla farina di frumento. I gusci, dopo l'estrazione dei semi, un tempo venivano utilizzati come combustibile solido. Il mallo veniva impiegato sia per l'alimentazione animale sia, dopo l'incenerimento, per la produzione di carbonato di potassio (lisciva o potassa) usato come fertilizzante e per la produzione di sapone molle che, ottenuto con la cenere della bruciatura dei malli, mescolata ad olio o grasso animale, è stato impiegato per usi domestici fino agli anni ’50. Di questa antica usanza ne parla anche Goethe nel 1827, durante il suo soggiorno ad Agrigento: “I gambi delle fave vengono arsi, e ne ricavano una cenere che adoperano per il bucato. Non usano sapone. Bruciano pure i gusci delle mandorle e se ne servono in luogo della soda, lavando la biancheria prima con l'acqua e poi con questa lisciva”. La corteccia delle radici del mandorlo è stata usata come colorante naturale, mentre gli essudati gommosi del tronco, conosciuti come “gomma del paese”, come sostituti della gomma arabica.
Riconoscimenti: storia

La mostra è stata curata da Giusi Messina.
Coordinamento generale: Giuseppe Parello, Direttore Parco Archeologico e Paesaggistico Valle dei Templi Agrigento.
Testi: Maria Ala, Calogero Liotta, Giuseppe Barbera e Francesco Sottile.
Foto: Maria Ala, Calogero Liotta

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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