Mantova vista dai fotografi

Mantova Museo Urbano Diffuso

Qual è il vero volto di una città? A volte si cela nelle bellezze regali dei Palazzi, nella quotidianità di una strada, nel particolare di una parete, nella realtà dei dipinti con le loro atmosfere da sogno, nelle tracce umane e del tempo, negli scenari notturni, nelle testimonianze del passato che dialogano con un presente in continuo divenire. Molto più spesso, però, si nasconde proprio nello sguardo di chi si sofferma ad ammirarla, anche solo per un attimo.

Spazio Prossimo, di Giulia Flavia Baczynski
Lo spazio che ci circonda non è uno spazio neutro perché si forma innanzitutto nella nostra mente. Ci permette di costruire una mappa del mondo fatta di elementi posti alla giusta distanza rispetto a noi. "Spazio prossimo" indaga l’architettura monumentale di Mantova ispirandosi al concetto di "distanza personale" della prossemica, la disciplina che studia il modo in cui ci poniamo nello spazio durante una conversazione. La "distanza personale" è quella entro la quale potremmo idealmente allungare un braccio e afferrare l'altro . Qui l’altro è rappresentato dallo spazio architettonico in cui ci muoviamo spesso in modo distratto, senza concentrarci su di esso. Afferrare invece non significa letteralmente toccare, ma stabilire una connessione con l’oggetto, il luogo, lo spazio in cui siamo presenti fisicamente. È un tentativo di comprendere il nostro rapporto con l’architettura e il ruolo che abbiamo rispetto a essa.

Giulia Flavia Baczynski nasce a Verona nel 1982 e si laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano. Inizia il suo percorso fotografico durante gli anni universitari interessandosi alla rappresentazione dello spazio che l'uomo genera e nel quale vive.
Negli anni il concetto di spazio, sia esso urbano e naturale o immaginato e concettuale, viene approfondito sempre di più diventando il nucleo della sua ricerca.
Lavora su commissione per architetti, docenti universitari e associazioni culturali e parallelamente porta avanti i suoi progetti di ricerca che ha esposto sia in Italia che all'estero. Ha all'attivo numerose pubblicazioni.
http://www.giuliabaczynski.it

Il ricordo di un sogno, di Giuseppe Gradella
Quella che Giuseppe Gradella ha cercato di "rubare" è stata la dimensione del segno umano all'interno di ambienti che all'uomo sopravvivono, luoghi che cambiano la propria pelle al passare di altri uomini con nuove visioni del mondo. Ha voluto raffigurare la precarietà di certi tipi di bellezza, spostando la vista dalle grandi altezze agli angoli più bui, cercando di tenere presenti gli “assenti”, percepibili nei graffiti di soldati annoiati così come nei teli cerati plasmati come rocce vicino ad austeri volti. Il suo non è stato un modo di rifuggire nobili arti, ha solo tentato di guardarle nella loro terrena e sublime debolezza, pensando che ciò che traspare dal lavoro finale sia più vicino al ricordo di un sogno, che alla documentazione di ciò che realmente ha visto.

Giuseppe Gradella nasce a Mantova il 27 marzo 1973, vive a Curtatone (MN). Si laurea in Progettazione Architettonica presso la facoltà Biagio Rossetti di Ferrara; durante gli anni universitari si appassiona all’arte contemporanea e alla fotografia, ma comincia a praticare quest’ultima solo nel 2008. Pubblica diversi scatti sul sito PhotoVogue Italia, collabora professionalmente con studi di architettura e design ed espone in mostre personali e collettive.
http://www.vogue.it/photovogue/portfolio/?id=53206

Mantova, di Davide Grossi
Davide Grossi nasce a Parma nel 1971. È fotografo di Architettura e Paesaggio con particolare predilezione per il territorio, il relativo sviluppo e l’uomo. Cresciuto in Emilia Romagna, aderisce e condivide i valori di quella che viene denominata “Scuola Emiliana di Fotografia"; in particolar modo deve la propria formazione visiva alle immagini di Luigi Ghirri, Giovanni Chiaramonte, Vittore Fossati, Vincenzo Castella. Particolarmente grato ad autori come Stephen Shore, Lewis Baltz, Walker Evans e a giovani italiani come Francesco Jodice, Andrea Botto, Marco Introini e Marco Zanta, che inconsapevolmente contribuiscono alla sua costante crescita visiva.

Per la rappresentazione dei monumenti è scelto uno scenario notturno. Il ruolo della luce artificiale nella condizione urbana contemporanea è un fattore rilevante per la comprensione dello spazio e per la creazione dei rapporti con esso. lo sguardo si fa interprete dei rapporti d’interazione tra opera architettonica città e luce. La luce infatti non può prescindere dall’essere materia di progetto, a causa delle molteplici e non trascurabili valenze. Luce come elemento per lo sviluppo di ricerca artistica, per l’interpretazione, per la pianificazione urbana, per lo sguardo, per la percezione del mondo. La luce si pone come fonte di shock e come potente strumento di modifica della percezione del paesaggio e di tutto ciò che è oltre noi. La luce è estrema metafora di modernità.

Mantova quadreria, foto di Marco Introini
La sequenza presentata per la mostra è stata una selezione da un lavoro di documentazione più ampio su Mantova, sulla relazione tra tessuto urbano e monumento, iniziata nel 2012 e a più riprese integrata.

Marco Introini è laureato in architettura. Fotografo documentarista di paesaggio e architettura, insegna Fotografia dell’Architettura e Rappresentazione di Architettura presso il Politecnico di Milano. Nel 2006 viene pubblicato all’interno del catalogo del Padiglione Italiano della X Biennale di Architettura curato da Franco Purini.
Inserito nei venti fotografi di architettura protagonisti degli ultimi dieci anni, viene intervistato da Letizia Gagliardi per il libro "La Misura dello Spazio". Nel corso del 2015 è stato impegnato nel lavoro di documentazione dell’architettura dal dopoguerra ad oggi in Lombardia per la Regione e il MIBACT.
Con il progetto fotografico Milano Illuminista nel 2015 viene selezionato dal Fondo Malerba per la Fotografia.

Cercavo la grande bellezza…l’ho trovata, di Pietro Millenotti
Mauro Millenotti nasce nel 1973. Ha completato i suoi studi con una laurea in International Business Marketing presso l’Università del Galles. Nel 2000 ha frequentato il corso biennale di regia presso l’Accademia Nazionale Arti Cinematografiche di Bologna.

Si dedica alla fotografia dal 2007 privilegiando progetti di ricerca incentrati sull’interazione tra uomo e territorio. Nel 2013 si è classificato II° ex-aequo a “Portfolio Italia – Gran Premio Epson”. I suoi lavori sono stati esposti in Italia in gallerie e Festival e pubblicati su riviste e web. Sta lavorando ad un progetto a lungo termine sulle coste italiane ed europee.Co-fondatore del Festival di Fotografia Contemporanea Diecixdieci. www.pietromillenotti.com

Bagài, di Anna Positano
In dialetto mantovano Bagài significa “Coso. Negozio. Bordello. Voci basse che s’usano per denotar una cosa di cui non si sa o nonsovviene il nome preciso” (dal dizionario Mantovano-Italiano di FrancescoCherubini, 1827). Questo lavoro esplora il processo di modernizzazione e adattamento di cinque monumenti storici di Mantova. Dopo aver perso l’orientamento nella vastità indefinita di questi edifici, queste fotografie mostrano le cose infinitesimali e incospicue che rendono i monumenti accessibili al pubblico.

Anna Positano vive e lavora a Genova, dove si è laureata in Architettura. Ha completato gli studi con un master in Fotografia al London College of Communication nel 2009. Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale presso gallerie private e istituzioni pubbliche. Parallelamente alla sua pratica artistica e di ricerca, lavora su commissione per architetti e riviste.
http://theredbird.org

"E allora mi prende un’altra vertigine, quella del dettaglio, vengo risucchiato dall’infinitesimo, dall’infinitamente piccolo, come prima mi disperdevo nell’infinitamente vasto."

Italo Calvino, Lezioni Americane, 1988

Grand What, di Fabrizio Vatieri
Il momento dell’esposizione al passaggio del turista, un passaggio superficiale ed effimero dalla forte potenza contaminatrice, e poi il momento notturno, un momento silenzioso, in cui l’architettura sembra svelare un volto più autentico e intimo. La città e le sue architetture sono osservate dal turista in modo peculiare: lo sguardo del turista è uno sguardo che si muove in superficie, è uno sguardo prepotente, con una forte tendenza immaginifica. I luoghi in cui i turisti si muovono rimangono tutt’altro che impassibili a questa bizzarra presenza umana. La sua figura ingombrante è qui sovrapposta volutamente all’architettura e ai luoghi stessi. La presenza del turista determina un mutamento dei luoghi, una contaminazione irrimediabile. Il turista è ritratto nella sua immersione in questo stato di sospensione in cui egli è impegnato ad essere nient’altro appunto che “il turista”. “Grand What?” è una riflessione sulla complessa questione della verità di un luogo, in cui la macchina fotografica, il turista e le opere d’arte contribuiscono in egual modo all'essenza di un luogo.

Fabrizio Vatieri nsace a Napoli nel 1982, attualmente vive e lavora a Milano. Ha incontrato la fotografia durante i suoi studi in architettura. Il suo lavoro è un'indagine sull’identità dei luoghi e sul rapporto tra l’immagine fotografata e la realtà immaginata.
Nel 2012 ha iniziato un percorso di ricerca sullo scenario mediterraneo, declinato in un primo momento nel progetto fotografico "Mediterranean Drama", nel 2014 in "Pelagica", progetto curatoriale e di ricerca che ha fondato insieme con Laura Lecce.
Dal 2013 è coinvolto sia come artista che curatore in "Exposed", un progetto–piattaforma che utilizza le pratiche artistiche, nato per indagare le trasformazioni della città di Milano in vista di Expo 2015.
Il suo lavoro è stato esposto in diverse gallerie, istituzioni e festival in italia e all'estero tra cui La Triennale di Milano, Shoshana Wayne Gallery (Santa Monica, CA), Casa del Mantegna (Mantova), Museo di Fotografia di Salonicco, Fondazione Forma Meravigli (Milano), Bitume Festival (Lecce), Cortona On The Move. Le sue fotografie sono state pubblicate in diverse riviste e volumi tra cui Abitare, Domus, Rivista Studio, L’architettura del Mondo, Infrastrutture, MobilitaÌ, Nuovi Paesaggi, The Abramovic Method.
A marzo 2016, insieme con altri artisti e fotografi ha co-fondato "Op–Fot", uno studio professionale specializzato nella fotografia di opere d'arte, di aRchitettura e design con diverse sedi in Italia e di cui rappresenta la sede milanese. Ne sono membri Nicola Nunziata, Anna Positano, Tommaso Tanini, Matteo Girola, Alberto Sinigaglia.
http://www.fabriziovatieri.com

Riconoscimenti: storia

Ideato e promosso da / Founded and Promoted by:
Mattia Palazzi (Sindaco del Comune di Mantova)
con Lorenza Baroncelli (Assessore alla rigenerazione urbana e del territorio, marketing urbano, progetti e relazioni internazionali del Comune di Mantova)

Coordinamento Scientifico / Scientific Coordinator:
Sebastiano Sali

Curatori testi e immagini / Superintendent texts and images:
Giulia Flavia Baczynski
Erica Beccalossi
Giuseppe Gradella
Davide Grossi
Marco Introini
Pietro Millenotti
Anna Positano
Fabrizio Vatieri

Segreteria Organizzativa / Administrative office:
Erica Beccalossi
Sara Crimella
Carlotta Depalmas
Veronica Zirelli

Un ringraziamento speciale a / A special thanks to:
Giuseppe Billoni
Emma Catherine Gainsforth
Chiara Pisani
Paola Somenzi
Politecnico di Milano-Polo di Mantova

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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