Dai grandi acquedotti alle famose fontane di Roma

Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO

Dai grandi acquedotti alle famose fontane e “mostre” della Capitale, un itinerario alla scoperta del percorso dell’acqua a Roma

Fontana di Trevi
Molti conoscono la Fontana di Trevi come il simbolo della"Dolce Vita" italiana, tuttavia essa serviva un tempo come bacino di raccolta per l'acquedotto cittadino. Ancora oggi la Fontana di Trevi è la destinazione finale dell'Acqua Vergine, uno dei principali acquedotti romani, nonché l'unico ancora in funzione, dopo oltre 2000 anni dalla sua costruzione. La grandezza di Roma era basata sull'acqua: è grazie ai suoi acquedotti e alla sua rete idrica che la civiltà Romana prese forma. Questi stessi acquedotti, tra cui quello sotto la Fontana di Trevi, vengono tutt'oggi studiati dai tecnici, che cercano di trovare nuove soluzioni in un mondo in cui l'acqua sta diventando una risorsa sempre più scarsa.

Fu papa Niccolò V a volere una fontana maestosa allo sbocco dell'acquedotto dell'Acqua Vergine. Nelle epoche precedenti, in quell'area c'era un trivio con al centro una fonte con tre bocche.

La fontana segna il punto terminale dell'Acqua Vergine, l'unico acquedotto dell'antica Roma
ancora funzionante nella città. Un acquedotto che non ha mai smesso di funzionare nei secoli.

Fontane di Piazza Navona
Una volta, Piazza Navona era uno stadio: più precisamente, il primo stadio in muratura nella storia dell'antica Roma. Il perimetro del campo da gioco è visibile ancora oggi, e Piazza Navona prende il nome dalle "agone", i giochi atletici che un tempo vi si svolgevano e non, come molti credono, dai giochi acquatici che si tenevano nella piazza in epoca barocca, poi ripresi nell'Ottocento con l'allagamento della piazza durante il mese di agosto. Oggi Piazza Navona è un simbolo della Roma barocca, e ospita ben tre fontane: la Fontana dei Quattro Fiumi, la Fontana del Moro e la Fontana del Nettuno.
Le "mostre" dei grandi acquedotti romani
Le "mostre" sono fontane monumentali, che avevano l’intento di rappresentare l'esposizione delle limpide acque portate da lontane sorgenti per mezzo dell'ingegno idraulico-edilizio e coincidono con la parte finale dell'acquedotto a cui corrispondono. Gli acquedotti sono fra le vestigia meglio conservate dell'impero romano, in parte perché hanno continuato a funzionare per secoli, molto tempo dopo la sua caduta. Si possono considerare l'elemento che, forse più di ogni altro, ha reso possibile la creazione di Roma e della civiltà romana. Ancora oggi, gli standard raggiunti dagli acquedotti romani sono in qualche modo impareggiabili e la loro capacità di rifornire le zone aride viene studiata dagli ingegneri contemporanei.
Fontana delle Najadi, mostra del nuovo Acquedotto Marcio
Inaugurata nel 1914, la fontana costituisce l’esempio più significativo del linguaggio liberty a Roma e l’espressione della volontà dello stato unitario di inserirsi con un linguaggio nuovo nella tradizione delle fontane di mostra.
Fontana del Mosè
La fontana del Mosè in piazza San Bernardo, fu eretta tra il 1585 ed il 1589 quale mostra terminale dell’acquedotto Felice, voluto da papa Sisto V (1585-1590), al secolo Felice Peretti, da cui prese il nome.
Fontana del Tritone
Iniziata e portata a termine tra la fine del 1642 e la prima metà del 1643, la fontana del Tritone in piazza Barberini costituisce uno dei capolavori di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) .
Fontana delle Api
La fontana delle Api è stata concepita da Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) nel 1644 come un fontanile pubblico collocato nei pressi della monumentale fontana del Tritone. La fontana fu smontata nel 1865 per ragioni di viabilità e depositata nei magazzini comunali. Ricostruita tra il 1915 e il 1916, venne collocata all’angolo della piazza verso via Vittorio Veneto, in posizione isolata.

La sua collocazione originaria era sull’angolo di palazzo Soderini. In uno dei locali dell’edificio, Bernini aveva progettato un sistema per raccogliere l’acqua di ritorno della fontana del Tritone.

Complesso delle Quattro Fontane
Il complesso delle Quattro fontane venne realizzato sotto il pontificato di Sisto V (1585-1590) per evidenziare sul colle Quirinale l’importante incrocio tra la Strada Pia (le odierne Vie XX Settembre e del Quirinale) e la Strada Felice (le attuali vie Quattro Fontane e Sistina).

Le fontane furono eseguite a spese dei proprietari dei terreni limitrofi in cambio di concessioni gratuite dell’acqua Felice.

Fontana dei Tritoni
L’edificazione della fontana ebbe inizio nel 1717 per volontà del pontefice Clemente XI Albani (1700-1721) nella piazza antistante la chiesa di S. Maria in Cosmedin che, all’epoca, costituiva il margine meridionale dell’area abitata all’interno delle mura. Importanti lavori di sistemazione della piazza erano appena stati completati, e il prolungamento delle condutture dell'acqua Felice permetteva la realizzazione della fontana monumentale e di un fontanile attiguo a servizio dei cittadini e delle mandrie di bestiame transitanti verso il vicino Foro romano.
Fontana dei Dioscuri
Nel 1589 venne posizionata ai piedi delle statue una prima fontana, servita dall’acquedotto Felice. La fontana fu rimossa nel 1783 in previsione di una diversa sistemazione della piazza.Nel 1786, infatti, papa Pio VI Braschi (1775-1799) fece collocare tra le statue dei Dioscuri, su progetto dell’architetto Giovanni Antinori (1734-1792), l’obelisco egizio in granito prelevato dal Mausoleo di Augusto in Campo Marzio.Solo nel 1818, come recita l’iscrizione apposta da Pio VII Chiaramonti (1800-1823), fu realizzata una nuova fontana con il reimpiego di un grande catino di granito grigio, già nel Foro Romano, poggiato su un poderoso basamento che lo solleva dalla vasca.
Fontana dell'Acqua Paola
La Fontana dell'Acqua Paola, nota anche come il “Fontanone del Gianicolo”, fu voluta da papa Paolo V Borghese (1605-1621), successivamente al ripristino dell’Acquedotto Traiano, da lui stesso promosso nel 1608. Realizzata tra il 1610 e il 1614 come mostra terminale dell’Acquedotto Traiano-Paolo, la costruzione della fontana fu affidata a Giovanni Fontana (1540-1614), coadiuvato da Flaminio Ponzio (1560-1613).

Una curiosità: la grande epigrafe dell’attico contiene un errore. Viene infatti citato il restauro dell’acquedotto alsietino, mentre in realtà ad essere ripristinata fu l’antica acqua traiana.

Fontana dell'Acqua Paola in Piazza Trilussa
Voluta da papa Paolo V Borghese (1605-1620), si trovava in origine sulla riva sinistra del Tevere all’estremità di via Giulia, di cui costituiva il fondale. Era alimentata da una diramazione dell’acquedotto Traiano-Paolo, ripristinato dallo stesso Paolo V per servire la zona transtiberina.

La grande fontana oggi in piazza Trilussa è stata edificata nel 1613 dal fiammingo Jan van Santen (1550-1621) in collaborazione con Giovanni Fontana (1540-1614).

Fontane gemelle di Piazza Farnese
Le due vasche delle fontane, provengono dalle terme di Caracalla. Alla metà del Cinquecento Papa Paolo III Farnese aveva fatto trasportare una delle vasche in quella che allora era nota come Piazza del Duca e che oggi si chiama Piazza Farnese. Quando aumentò l'afflusso dell'Acqua Vergine, il cardinale Odoardo Farnese chiese ed ottenne da Papa Gregorio XIII l'altra vasca che si trovava in Piazza Venezia. Voleva trasformarle in fontane gemelle. Ma il suo desiderio poté realizzarsi solo parecchi anni dopo, quando Papa Paolo VI fece costruire l'acquedotto che da lui prende il nome.

Le due fontane sono costituite da due grandi e antiche vasche gemelle in granito grigio.

Fontana delle tartarughe
Realizzata tra il 1581 ed il 1588 su progetto di Giacomo della Porta (1533-1602) con le sculture del fiorentino Taddeo Landini(1550-1596), la fontana delle Tartarughe si caratterizza per la prevalenza delle opere scultoree sulla pur complessa e articolata struttura architettonica arricchita dalla preziosa policromia dei marmi impiegati.

Le quattro tartarughe collocate sul bordo della vasca superiore, attribuite dalla tradizione al Bernini, costituiscono un felice completamento dell’opera effettuato nel corso del restauro del 1658-59.

Fontana della Barcaccia
La fontana della Barcaccia, a piazza di Spagna, fu realizzata da Pietro Bernini (1562-1629), architetto e padre del più celebre Gian Lorenzo (1598-1680), tra il 1626 e il 1629 per volontà di papa Urbano VIII Barberini (1623-1644). Pietro Bernini per il progetto si ispirò ad una barca: l'acqua zampilla internamente da due grandi soli posti a poppa e prua e da un piccolo catino centrale. L’acqua straripa dai fianchi della barca, aperti in modo da offrire l’impressione che stia affondando, e viene raccolta da un bacino sottostante. Ai lati grandi stemmi papali caratterizzati dalle api, simbolo della famiglia Barberini.
Fontana del Babuino
La fontana del Babuino, così ribattezzata dal popolo romano a causa della sua bruttezza, era in origine una fontana "semipubblica" (costruita da un privato ma destinata all’uso pubblico). Il nome divenne talmente celebre tra i romani che la via cambiò nome da via Clementina a via del Babuino.   Nella tradizione popolare è entrata a far parte del gruppo delle "statue parlanti" (insieme a Pasquino, Marforio, Madama Lucrezia e Abate Luigi) che costituivano il "congresso degli arguti", su cui erano affisse abitualmente le lamentele anonime dei romani, note come pasquinate.
Fontana della Dea Roma in Piazza del Popolo
La fontana della Dea Roma collocata al centro dell’emiciclo orientale fu ultimata nel 1823. Essa prende il nome dal grande gruppo scultoreo posto al di sopra della vasca costituito da una enorme statua della dea Roma armata e fiancheggiata da due statue sedute rappresentanti i due fiumi di Roma, il Tevere e l’Aniene. Ai piedi della dea è collocata la lupa che allatta i gemelli, raffigurazione che celebra le leggendarie origini della città. L’imponente gruppo fu ideato dall’architetto Giuseppe Valadier (1762-1839) e scolpito da Giovanni Ceccarini (1790-1861). Al di sotto di esso è collocata una grande vasca semicircolare di travertino sopra la quale una valva di conchiglia sempre in travertino raccoglie l’acqua riversata da un piccolo catino posto più in alto.
Fontana dei Leoni
La fontana dei Leoni al centro di piazza del Popolo sostituisce la fontana realizzata nel 1572 (smontata e successivamente rimontata in piazza Nicosia) e si sviluppa intorno all’obelisco sistino: ai quattro angoli del basamento a gradini, Valadier colloca delle vasche rotonde di travertino sopra le quali, su tronchi di piramide, sempre a gradini, sono posti leoni di marmo bianco in stile egizio dalle cui bocche sgorgano ampi ventagli d’acqua. Il progetto, iniziato da Giuseppe Valadier nel 1811, viene proseguito anche con il contributo dell’architetto francese L.M. Berthault negli anni della dominazione napoleonica; i lavori vengono ultimati nel 1828.
Riconoscimenti: storia

La mostra è stata curata dal Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO - Lazio: Antonio Geracitano, Marco Anzellotti, Vittoria Azzarita, Andrea Bangrazi, Ilaria Cacciotti, Francesca Candelini, Giovanni Cedrone, Carlotta Destro, Caterina Francesca Di Giovanni, Alessandra Feola, Paolo Ianniccari, Marta Lelli, Laura Leopardi, Ginevra Odone, Dario Saltari, Paolo Scipioni.

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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