La nascita di un abito unico: il Delphos

Palazzo Fortuny

La più iconica creazione di un artista eclettico

Il più grande successo dell’atelier di Mariano Fortuny fu la creazione, nel 1909, del Delphos, l'iconico, semplice, abito monocromo che prese ispirazione dai miti greci.

Stile
Dal punto di vista stilistico, la principale fonte d’ispirazione dell’abito è il chitone ionico dell’Auriga di Delfi, scultura greca rinvenuta nel 1896.

Con un’annotazione autografa posta a margine del brevetto, Fortuny riconosce in Henriette, sua moglie e musa, la vera ideatrice del Delphos.

Alcuni modelli, introdotti nel mercato negli anni Venti, conosciuti con il nome di Peplos, erano confezionati con una parte, indicata nell’antica Grecia come apoptygma, che veniva ripiegata a coprire il busto per circa un terzo della lunghezza del lato superiore dell’abito.

Unicità
Il Delphos era un abito monocromo, di forma semplice ed essenziale, una sorta di cilindro costituito inizialmente da quattro teli in satin o taffetà di seta, che dal 1919-1920 diventeranno cinque, cuciti tra di loro in lunghezza, in sequenza verticale e proseguenti a formare corte maniche.

La veste, sagomata da fettucce interne disposte in senso obliquo dall’ascella alla spalla per definire il giro manica, poggiava sulle spalle cadendo liberamente fino ai piedi. Lo scollo e le maniche erano regolabili da coulisse in cordoncini di seta arricchiti da perline in pasta vitrea di Murano.

La plissettatura

La caratteristica principale dell’abito era la finissima plissettatura. Eseguita inizialmente attraverso un processo manuale, veniva realizzata con l’unghia del pollice, poi fermata con un’imbastitura e quindi pressata. Le dense onde verticali di ogni telo che componeva la veste potevano raggiungere circa quattrocentocinquanta pieghe.

La plissettatura, realizzata in senso longitudinale, poteva essere arricchita da un movimento ondulatorio trasversale, ottenuto con l’ausilio di tubi di rame o ceramica surriscaldata.

Le tonalità con cui veniva realizzato variavano dalle cromie più tenui e neutre, come il color albicocca, malva, grigio perla o rosa, ai colori brillanti del rosso corallo, blu oltremare o verde veronese, tonalità rese cangianti dalla matericità serica e dalla mobilità del plissè.

"Linguaggio"
Alcune femme fatale ne decretarono la raffinata e splendente lunga stagione, rendendone il riconoscimento immediato. Il Delphos fu indossato da famose dame dell’aristocrazia e della nobiltà internazionale, così come da divine danzatrici e attrici, che ne sancirono il successo mondiale.

La prima ad acquistare un Delphos fu la Marchesa Luisa Casati, nel settembre del 1909.

Solitamente il Delphos era accompagnato da una cintura in raso o taffetà di seta stampato; lo si poteva abbinare con altre creazioni Fortuny come lo scialle Knossos oppure delle sopravvesti in garza di seta, con o senza maniche, o ancora giacche, tuniche, mantelline in seta o velluto stampato.

Riconoscimenti: storia

Museo Fortuny Venezia Palazzo Orfei

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