La facciata e il sogno

Mantova Museo Urbano Diffuso

Il Tempio di San Sebastiano sorge quasi alla fine del cosiddetto Percorso del Principe, nei pressi della Casa del Mantegna e del Palazzo di San Sebastiano, dove è ospitato il Museo della Città. Questa singolare costruzione, che si avvale di una bella visuale in prospettiva da una delle vie di Mantova, è uno dei frutti dell’ingegno di Leon Battista Alberti. In particolare, è un progetto nato dalla collaborazione tra il celebre architetto e il suo prestigioso committente mantovano, Ludovico Gonzaga.

Una storia complessa
La costruzione venne iniziata nel 1460, quindi ben prima della morte dell’Alberti. Ma, come accadde anche a Sant’Andrea, il cantiere fu completato da Luca Fancelli. Complessa è la storia del suo sviluppo nei secoli, anche perché il Tempio fu sottoposto a restauro nel diciassettesimo secolo e quindi, in modo ancora più arbitrario, subì un intervento mal concepito nel 1926, con l’aggiunta delle due scalinate laterali.

Notizie più precise della probabile concezione originaria ci risultano da un disegno del primo quarto del sedicesimo secolo, in cui tale Antonio Labacco schizza la pianta e l’alzato dell’edificio. Non sappiamo se il disegno rappresenti davvero l’idea dell’Alberti. Tuttavia, appare immediatamente il punto chiave della costruzione, ovvero la disposizione a croce greca visibile ancora oggi. Si mostra quindi un pronao aperto ai lati e, nell’alzato, l’aspetto sommario del luogo di culto, mai compiutamente realizzato. Infatti, sul foglio si riconosce una grande cupola, che sovrasta una facciata simile a quella di Sant’Andrea, addirittura con il doppio timpano.

Particolarmente suggestiva è l’origine quasi leggendaria del progetto. Ludovico Gonzaga ebbe un sogno alla fine del 1459, l’anno della Dieta di Mantova. La Cronaca di Mantova di Andrea Schivenoglia racconta: ”Nota che lano 1460 fu principiato la gexia de San Sebastiano in di prade de Redevello, la qual gexia la fece chomenzare lo marchexo mes. Lodovigo per uno insonio chel se insonioe una note…”
Il Redevallo era appunto una zona a prato nella parte meridionale della città, nei pressi delle mura. La dedica a San Sebastiano è probabilmente collegata alla protezione che il santo offre quando la peste infuria.

Nell’aspetto esterno il Tempio oggi figura diviso su due piani, certamente come da progetto originario. Si mostra semplice ed elegante, con il timpano che sovrasta la forma geometrica squadrata in cui appaiono cinque aperture. Le tre centrali sono decorate dalle copie di tre plutei quattrocenteschi, oggi conservati nel Museo della Città. La parte superiore è caratterizzata da un architrave spezzato e da un arco siriaco che sovrasta il timpano.

Studi approfonditi hanno permesso di identificare una perfetta proporzione matematica tra le parti del progetto originario. Ma questa precisione è offuscata dalla travagliata storia dell’edificio, che già nel settimo decennio del Quattrocento, appena dopo l’apertura del cantiere, vede un cambiamento di rotta dovuto al fatto che il Fancelli non segue, secondo il marchese di Mantova, il dettato dell’Alberti. Ricordiamo anche che l’Alberti medesimo pare riduca in corso d’opera l’altezza delle cappelle.

L’interno del pronao mostra oggi una parete simmetrica rispetto alle aperture che appaiono in facciata.

Dopo la fine dei lavori delle fondazioni, ovvero nella primavera del 1461, il cantiere prosegue con l’intervento di un personaggio vicino all’Alberti, l’ingegnere Giovanpietro Figino. Non è chiaro quante scale dovessero raggiungere il pronao e in che posizione. Sembra certa l’esistenza della chiesa inferiore nel progetto. Il Fancelli scompare dai lavori mentre l’Alberti manda nuove direttive. Dal 1470 in poi il ritmo delle opere segna un chiaro rallentamento. Quando nel 1478 Ludovico muore, l’impulso dato ad una costruzione che doveva rappresentare il tempio privato del Principe svanisce del tutto; nel 1488 la chiesa viene ceduta ai canonici Lateranensi. Costoro si incaricano comunque di realizzare il compimento della crociera. Il campanile risulta terminato nel 1569, mentre la consacrazione era già avvenuta nel 1529. Da notare che la loggetta collocata sul fianco corrisponde ad un intervento comunque rinascimentale, rimaneggiato nel 1882.

La loggetta sul fianco sinistro, che un tempo probabilmente consentiva l’accesso al pronao.

L’esterno della cappella di destra, con relativa abside. In basso, due finestre della cripta.

Il Tempio di San Sebastiano, che aveva nella sua concezione originaria la caratteristica dell’unicità assoluta, ha al contrario conosciuto un destino che l’ha progressivamente relegato ai margini della vita cittadina, prima delle riscoperte e del riutilizzo nel ventesimo secolo. A questo contribuì ovviamente la circostanza che l’edificio venne aggregato ad un convento, trasformandolo quindi da simbolo del potere della dinastia a semplice luogo di culto gestito da una comunità religiosa.

Riconoscimenti: storia

Ideato e promosso da / Founded and Promoted by:
Mattia Palazzi (Sindaco del Comune di Mantova)
con Lorenza Baroncelli (Assessore alla rigenerazione urbana e del territorio, marketing urbano, progetti e relazioni internazionali del Comune di Mantova )

Coordinamento Scientifico / Scientific Coordinator:
Sebastiano Sali

Curatore testi e immagini / Superintendent texts and images:
Giovanni Pasetti

In collaborazione con / in cooperation with:
Stefano Benetti (Palazzo Te e Musei Civici)

Foto di / Photo by:
Gian Maria Pontiroli

Redazione / Editors:
Erica Beccalossi
Sara Crimella
Carlotta Depalmas
Veronica Zirelli

Un ringraziamento speciale a / A special thanks to:
Veronica Ghizzi
Paola Somenzi

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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