Il Rinascimento scolpito

Mantova Museo Urbano Diffuso

Una delle sezioni più importanti del Museo della Città di Mantova è senza dubbio quella che ci riporta al periodo aureo gonzaghesco, all’epoca di Mantegna, Isabella d’Este, Francesco II. La rassegna di queste opere è integrata da due apporti seicenteschi. Il visitatore potrà dunque ammirare e studiare le fattezze e il modellato delle sculture esposte. In special modo apprezzerà i ritratti, presenze vive della storia e dell’arte.

Rilievo con Amorino
Bassorilievo in marmo greco d’ispirazione classica raffigurante un genietto alato, colto probabilmente nell’atto di reggere una tabella. Si richiama, nell’atteggiamento, ai modelli dell’età romana del primo e secondo secolo dopo Cristo, dove tali figure reggevano attributi degli dèi olimpici. Un analogo richiamo a rilievi classicheggianti a Mantova si ha nei putti delle transenne di San Sebastiano, ma anche nella Camera Picta del Mantegna, nella famosa scena dei putti con targa dedicatoria.
Candelabro con rilievi ornamentali
Il candelabro serviva forse come elemento decorativo di un monumento funerario. È costituito da una base e da un fusto di differenti materiali lapidei: di marmo la prima, di calcare il secondo. I due elementi, provenienti da altre opere scultoree, sono stati assemblati successivamente. Pier Jacopo Alari Bonacolsi, detto l’Antico, lavorò per la corte gonzaghesca a più riprese a partire dal 1493, come scultore, bronzista e consulente per l’acquisto di opere antiche.
Busto di Battista Spagnoli
Battista Spagnoli è raffigurato, secondo l’iconografia che gli è tradizionale, in abito da carmelitano, ordine di cui fu Priore Generale dal 1513. Il ritratto, di grande qualità, sicuramente ripreso dal vero, si caratterizza per il taglio a tre quarti di figura che comprende le mani che stringono un grande libro, allusione alla vasta cultura umanistica del personaggio. La scultura, in terracotta patinata, è ritenuta di grande interesse tanto nell’idea, vicina ai modi del Mantegna, quanto nella realizzazione tecnica assai rilevante. Era anticamente conservata nella chiesa mantovana del Carmine, di cui lo Spagnoli fu priore dal 1479.
Busto di Francesco II Gonzaga
In questo busto di terracotta di indiscusso pregio e splendida fattura è ritratto il marchese Francesco II Gonzaga. La ricca corazza da parata, che rimanda al suo ruolo di principe e di condottiero, è decorata da motivi delicatamente aggettanti o incisi, che rivelano un raffinatissimo programma iconografico. Sul petto spicca in particolare l’impresa del crogiolo, con il fascio di verghe d’oro immerso nel fuoco di un braciere. Sotto, un’aquila ad ali spiegate tiene nel becco un anello, e poggia su armi e spoglie di guerra. Sullo spallaccio di destra si trova il caduceo, simbolo di ragione e di pace; su quello di sinistra si scorge un guerriero che indica il tempio di Giano, le cui porte sono aperte in riferimento alla guerra contro Carlo VIII. L’opera è ritenuta dalla critica fondamentale all’interno della produzione plastica mantovana di fine Quattrocento. La qualità appare talmente alta da aver indotto alcuni studiosi ad ipotizzare un intervento diretto del Mantegna.
Cupido dormiente con due serpenti
Il Cupido, in marmo di Carrara, è colto con grande verosimiglianza nella dolcezza del suo abbandonarsi al sonno e nella tenerezza delle forme infantili. La faretra, l’arco, la coroncina di rose e le ali, tutti attributi del figlio di Venere, rendono sicura l’identificazione. La presenza delle due serpi che cingono la vita del fanciullo è invece da leggersi in una dimensione allegorica. L’opera proviene dal Palazzo Ducale di Sabbioneta.

La squisita bellezza di quest’opera, le sue insolite dimensioni, il contrasto tra la dolce espressione dormiente del Cupido e la robustezza delle serpi che lo accarezzano hanno consigliato alcuni studiosi ad elaborare ipotesi in merito ad attribuzioni diverse, anche altissime. Si è parlato ad esempio della mano di Antonio Lombardo. In particolare, Gianna Pinotti, seguendo le tracce dei Cupidi certamente in possesso di Isabella d’Este e oggi perduti, ha costruito una complessa teoria che collega l’esemplare qui presente all’autore certo di una delle due sculture smarrite, ovvero Michelangelo Buonarroti. Sebbene non esistano prove definitive in merito, il dibattito è comunque aperto.

Busto di Papa Giulio II della Rovere
Il busto in terracotta ritrae il Della Rovere nelle vesti pontificali, come testimonia l’abbigliamento: si riconoscono infatti la mozzetta (corta mantellina chiusa sul davanti da una fila di bottoni con cappuccio, detto cocullo) e il camauro (copricapo utilizzato dai papi solo nel periodo invernale). Il viso del personaggio mostra un atteggiamento fiero e volitivo che ben lo caratterizza.
Rilievo con Diana
L’iconografia di questo rilievo non è tra le più consuete; anche nell’antichità non è infatti frequente trovare la raffigurazione di Diana nuda, qui accompagnata dai suoi più tipici attributi di divinità cacciatrice: l’arco, la faretra e il guinzaglio, a cui tradizionalmente tiene legato un cane o una cerva. La mezzaluna sulla fronte ne sottolinea l’aspetto notturno.
Rilievo con la Capra Amaltea
Non si hanno notizie certe circa la provenienza di questo elegante rilievo in marmo di Carrara. Le figure fuoriescono con forza dalla materia, che appare trattata con grande perizia tecnica, come indicato anche dall’abile utilizzo del trapano che rimanda alla scultura romana del tardo impero. Il deciso ma calibrato chiaroscuro sottolinea il movimento dell’insieme, esaltato anche dalla forma ellittica dell’opera. La scelta del tema e il ritmo vivace del rilievo suggeriscono l’inserimento della piccola scultura nella corrente del classicismo emiliano della prima metà del diciassettesimo secolo.
Rilievo con il Ratto d’Europa
Le figure di quest’opera in marmo di Carrara si staccano con forza dal fondo seguendo un movimento centripeto che appare marcatamente sottolineato dal formato ellittico. Il tema classico si ispira a modelli ellenistici, a cui ogni dettaglio rimanda. Il tutto si anima ulteriormente nel gioco dei chiaroscuri e nel ritmo eccitato della raffigurazione. L’autore è il medesimo del rilievo con la Capra Amaltea, ovvero uno scultore emiliano d’ispirazione classicheggiante.
Riconoscimenti: storia

Ideato e promosso da / Founded and Promoted by:
Mattia Palazzi (Sindaco del Comune di Mantova)
con Lorenza Baroncelli (Assessore alla rigenerazione urbana e del territorio, marketing urbano, progetti e relazioni internazionali del Comune di Mantova)

Coordinamento Scientifico / Scientific Coordinator:
Sebastiano Sali

Curatore testi e immagini / Superintendent texts and images:
Giovanni Pasetti

In collaborazione con / In cooperation with:
Stefano Benetti (Palazzo Te e Musei Civici)

Foto di / Photo by:
Gian Maria Pontiroli

Redazione / Editors:
Erica Beccalossi
Sara Crimella
Carlotta Depalmas
Veronica Zirelli

Un ringraziamento speciale a / A special thanks to:
Lo staff di Palazzo Te che ha fatto il turno dalle 19 all’1 del mattino per la gigapixel per tre giorni di fila

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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