Un interessante insieme di opere moderne e contemporanee, con una particolare attenzione rivolta all'arte del disegno

Vasi di fiori, Massimo Campigli, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
Vasi di fiori
Massimo Campigli è artista dalla doppia vita. Nato a Berlino da giovanissima madre tedesca, che dissimulò a lungo il proprio stato anche agli occhi del figlio, il suo vero nome è Max Ihlenfeldt. Già dalla prima infanzia, però, egli vive a Firenze. Avrà sempre come paese d’elezione l’Italia, nonostante i diversi e numerosi viaggi che lo porteranno a frequentare Parigi per lungo tempo, in due distinti periodi. Celebre per le sue invenzioni di carattere metafisico, in cui appaiono serie di donne e di ragazze stilizzate, con un vago sentore etrusco oppure greco arcaico, egli mira a formare una specie di pattern che vive sulle variazioni dei singoli elementi. Campigli ha infatti due doti fondamentali: la capacità di stilizzazione e la musicalità nella composizione. Questo gli regala un ruolo importante e fortemente caratterizzato nella pittura italiana fra le guerre e nel dopoguerra. Nell’opera che qui ammiriamo, la grande caraffa è risolta in modo lievemente cubista, anche perché rispecchiata dal vaso più piccolo. La natura morta si esprime sulla base di linee essenziali, che scompongono i piani della visione e la rendono vera. La consueta capacità di sintesi dell’autore si ravvisa in ogni particolare, ma specialmente nella stesura degli stessi fiori, che si trasformano in raggruppamenti geometrici capaci di offrire un profondo equilibrio al disegno.
Veduta di un parco, Orfeo Tamburi, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
Veduta di un parco
Marchigiano di nascita ma parigino nel cuore, Orfeo Tamburi si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, ed in effetti condivide alcuni elementi di quella tendenza artistica che verrà in seguito chiamata Scuola Romana. Frequenta tuttavia a più riprese la capitale francese, elaborando intanto una pittura intensa che ha nel paesaggio una delle fonti essenziali. Tamburi dipinge usando dapprima colori caldi, che poi progressivamente raffredderà, redigendo infine una lunghissima serie di vedute parigine, in cui le case della grande città si trasformano in quinte e sipari, mentre la descrizione svaria tra muri bianchi, finestre aperte e tetti verticali. L’opera che qui viene presentata è la visione di un parco, risolta con evidente libertà e felicità di tratto, fra alberi che si intrecciano e lampioni svettanti. Al pari del quasi coetaneo De Pisis, Tamburi ricava dalla fondamentale lezione degli impressionisti il desiderio di sintesi e di rapidità nella stesura, così da cogliere ogni particolare fremente della vita che scorre dinanzi ai suoi occhi.
Riflessi nell'acqua, Carlo Hollesch, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
Riflessi nell'acqua
L’istriano Hollesch svolge nel dopoguerra una personalissima ricerca che ha come base e fondamento l’arte veneziana, interpretata tuttavia in modo surrealista ed espressionista grazie ad una freschezza espositiva che gli valse la partecipazione ad alcune Biennali d’Arte. Partendo da un realismo fiabesco, quasi magico, l’artista approda presto ad una concezione fantastica che vede i lineamenti delle cose dissolversi in un magma di colori capaci di assumere particolare valenza materica. Questo avviene anche nell’opera qui presente, dove i riflessi della città lagunare si trasformano in una ritmica serie di elementi, dall’impatto intenso e felice, che uniscono la lontana bellezza dei palazzi alle sottolineature arcuate delle gondole e alle righe sghembe dei piloni rossi che affondano le loro radici nell’onnipresente elemento liquido, trionfo e rovina di Venezia.
Cactus, quadro e finestra, Gino Meloni, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
Cactus, quadro e finestra
Artista sincero e capace di sintesi profonda e potente, Meloni si muove nell’Italia del dopoguerra alla ricerca di una forma espressiva che rinnovi il contenuto dei paesaggi, dei ritratti e delle cose, seguendo in parte dettami di gusto espressionista e in parte la magistrale lezione picassiana. Così facendo, egli progressivamente arriva ad un tratto sempre più elegante, raffinato e al contempo scarno, che esplora e segmenta lo spazio seguendo un’ispirazione sincera e felice. La natura morta che qui presentiamo, ad esempio, rinnova i singoli elementi all’interno di una visione che sicuramente privilegia la forza del colore, ma che è anche capace di costruire con grande perizia un rapporto tra gli oggetti, in modo che essi risultino all’occhio portatori di una effettiva energia vitale. Bella la trasparenza di alcuni dettagli, che diventano fantasmatici pur ribadendo la loro presenza; interessante l’invenzione del quadro nel quadro, che replica sostanzialmente il medesimo contenuto.
Un personaggio, Karel Appel, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
Personaggio
Appel fu esponente di rilievo del movimento CoBrA, così chiamato dai nomi delle capitali europee in cui questo gruppo di artisti operò principalmente: Copenhagen, Bruxelles, Amsterdam. Si tratta infatti di una corrente pittorica che nel dopoguerra seguì i dettami dell’espressionismo, elaborando però visioni meno angosciate, assai vivaci, bizzarre e, in un certo senso, gioiose. Appel, in particolare, creò opere in cui la figurazione sopravvissuta si evolve in forme dalle tinte sgargianti, che spesso danno luogo a creature fantastiche. Così avviene in questo caso, dove la mano dell’autore tratteggia con grande vigore, usando soltanto il nero ed il rosso, le fattezze di un personaggio quasi da fiaba. Perché la nostra attenzione tende ad unire queste linee e queste virgole, componendo un volto ed un corpo. In tal modo, veniamo trasportati in un mondo diverso: una realtà espressiva che non segue l’evoluzione contraddittoria della società europea. E ne rappresenta così il controcanto.
Astratto, Emilio Vedova, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
Astratto
Emilio Vedova è uno dei maestri dell’astrattismo italiano e mondiale. La sua lunga attività durante l’arco del ventesimo secolo dimostra un talento senza pari, che egli realizza attraverso diverse fasi di pittura, tutte però contraddistinte da un segno insieme tumultuoso e raffinatissimo. Seguendo l’antica tradizione degli autori veneziani, utilizza il colore nero per creare la struttura delle sue opere. Poi, le accende e le rende esempi di espressionismo, usando altre tinte, in particolare il rosso e il verde. Artista certamente tormentato ma in verità assai classico, Vedova si esprime in modo alto sia nelle tele di vasta dimensione che nelle piccole e medie chine, quale è quella che qui vediamo. Il vortice, elaborato appunto attraverso il nero, comporta una visione della realtà dinamica e al tempo stesso drammatica. Poi, andando ad esplorare più da vicino il disegno ed il tratto, scopriamo come ogni piccola linea, piccolo sbaffo, piccola onda rappresenti un elemento di armonia e addirittura di grazia, nei confini di una creazione comunque agitata da un vento sublime.
Natura morta, Bruno Saetti, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
Natura morta
Pittore di solida formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, partecipò a ben 15 Biennali di Venezia. Esponente di un realismo acceso da forti colori e da un’interpretazione espressionista del tratto, ebbe solida fama in Italia e all’estero. Molto noto nel dopoguerra per i suoi paesaggi caratterizzati dall’apparizione di un grande sole rossastro o rosato, che si ripete varie volte sotto diversi cieli, fu un maestro assai duttile capace di attraversare tutte le tecniche artistiche, ottenendo ad esempio esiti particolarmente felici nel campo dell’affresco. Nell’opera che qui viene presentata, la natura morta è solidamente impostata sopra un vasto tavolo su cui appare una tovaglia multicolore, che poi lascia spazio all’apparizione di una specie di grande damigiana. Lo sfondo è caratterizzato dal rosso tipico di Saetti, impreziosito da pennellate giallastre che si infittiscono nella parte superiore. Si tratta quindi di un autore assai interessante, che rifiutò sempre di abbracciare pienamente l’astrattismo, riuscendo ad interpretare al meglio il gusto della figurazione italiana.
Composizione astratta, Mauro Reggiani, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
Composizione astratta
Fra i primi autori italiani a venire in contatto e a comprendere i maestri dell’astrattismo europeo, già negli anni venti, Reggiani per tutta la sua vita artistica seguì una linea di evoluzione coerente ed esatta. Partito da una visione che ha ancora nella figura la sua radice, riesce a tradurre la realtà in un complesso insieme di disegni e di colori che ne mostra con grande rigore lo scheletro vitale. Pittore ricco di felicità e quasi di gioia, le sue composizioni sono sempre equilibrate e dinamiche, poiché arriva a sintetizzare in modo estremamente accorto la plasticità della natura e l’armonia musicale delle relazioni tra le cose. In quest’opera, ad esempio, il ritmo delle sezioni dominate dal rosso e di quelle dominate invece dal colore blu dà luogo ad una creazione che respira attraverso il mutuo rapporto fra le diverse zone, inventando un paesaggio di tinte libero e formalmente ineccepibile.
Dancing in the dark, Giosetta Fioroni, Dalla collezione di: Mantova Museo Urbano Diffuso
Dancing in the dark
Giosetta Fioroni, nata in una famiglia di artisti, da una madre grande amante delle marionette, studiò presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e partecipò fin da giovane al clima culturale della capitale che, in particolare negli anni sessanta, fu anche un crocevia di maestri stranieri, visitatori di passaggio o stanziali, molti dei quali provenienti dagli Stati Uniti. Fu quello il periodo della nascita della pop art e anche dello sviluppo di una peculiare pop art italiana. Giosetta Fioroni, legata nella sua vita da intenso e ricambiato amore per lo scrittore Goffredo Parise, si distinse inizialmente nell’elaborazione di fotografie che venivano trasformate in icone suggestive di stile o di moda, in seguito ulteriormente lavorate per giungere ad una singolare commissione fiabesca tra il testo scritto e l’immagine. L'opera che qui ammiriamo ci mostra una specie di monte aguzzo o di materia informe intrisa evidentemente anche di note. D’altronde, il titolo “Dancing in the dark” può alludere ad una celebre canzone americana. Infine, il monte termina con una punta da grattacielo newyorkese. Viene a crearsi così un mondo a parte, come l’artista fece nei suoi famosi teatrini, in cui la fantasia torna a giocare un ruolo preponderante, liberata da ogni suggestione troppo formale.
Riconoscimenti: storia

Ideato e promosso da / Founded and Promoted by: Mattia Palazzi (Sindaco del Comune di Mantova) con Lorenza Baroncelli (Assessore alla rigenerazione urbana e del territorio, marketing urbano, progetti e relazioni internazionali del Comune di Mantova) Coordinamento Scientifico / Scientific Coordinator: Sebastiano Sali Curatore testi e immagini / Superintendent texts and images: Giovanni Pasetti Foto di / Photo by: Art Camera Redazione / Editor: Erica Beccalossi Assistente / Assistant: Fabrizio Foresio

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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