Gli Orsini di Bracciano: condottieri, aristocratici e mecenati delle arti

Castello Odescalchi

Le preziose opere pittoriche custodite all’interno del Castello di Bracciano riflettono la storia della famiglia Orsini, una tra le dinastie più potenti dell’Italia centrale, durante la lunga stagione compresa fra il tardomedioevo e la fine del XVII secolo.

L’affresco eseguito da Antoniazzo Romano nel 1491 restituisce il prezioso ritratto di Gentil Virginio Orsini nella veste di valoroso condottiero a capo dell’esercito pontificio e delle milizie d’Aragona e al contempo di raffinato signore intento ad accogliere all’ingresso del suo feudo la corte dei Medici al seguito del giovane nipote Lorenzo.
Virginio, accanto alle ambizioni militari, nutriva un profondo interesse per l’arte, come dimostra l’ingaggio di Antoniazzo, uno tra i pittori più apprezzati dai signori di Roma e dintorni, a cui affidò l’esecuzione del grande affresco dipinto all’ingresso della corte d’onore - oggi visibile nella sala dei Cesari - insieme al programma decorativo costituito da eleganti fregi a ornamento delle sale di rappresentanza del Maniero. Il grande dipinto murale, in cui è possibile scorgere la più antica rappresentazione del Castello di Bracciano, celebra lo status degli Orsini agli albori del Rinascimento nel loro ruolo di abili uomini d’armi ed illuminati committenti.

Tourdion, by Zoltan

Nel Museo del Castello si conserva il ritratto giovanile di Paolo Giordano I raffigurato intorno al 1560 prima ancora della sua nomina a duca di Bracciano in virtù delle nozze con Isabella Medici, figlia di Cosimo I e di Eleonora di Toledo. Il dipinto ne sintetizza il ruolo di cavaliere, avviato giovanissimo alla carriera militare, e di raffinato aristocratico.

Paolo Giordano, sotto la guida dell’influente zio il cardinale Ascanio Sforza di Santa Fiora, avviò alla metà del Cinquecento il rinnovamento della residenza di Bracciano, ingentilendo l’immagine austera del Castello attraverso la creazione degli eleganti giardini pensili e la commissione degli affreschi eseguiti da Taddeo e Federico Zuccari.

All’arrivo di Isabella presso la corte di Bracciano il Castello doveva apparire come una residenza di raffinata bellezza, a lei era dedicato il ciclo pittorico di Amore e Psiche, opera degli Zuccari, chiamato ad esaltarne la grazia e la forza d’animo.

Nell’attigua camera nuziale il grande baldacchino era sovrastato dall’emblema dei novelli sposi, mentre tutte intorno le imprese di Alessandro Magno esaltavano davanti agli occhi di Isabella la figura del condottiero Paolo Giordano e della sua potente famiglia attraverso un ricco repertorio di simboli araldici chiamati a sottolineare il legame con i Farnese, gli Sforza, i Della Rovere e i Colonna.

Dalle nozze di Paolo Giordano e Isabella nacquero Eleonora e Virginio destinati a rimanere ben presto orfani della madre prematuramente scomparsa. Del duca Virginio (1572-1615), si conservano due ritratti.

Un dipinto a figura intera lo raffigura negli abiti di aristocratico romano.

Il duca si formò alla corte dei Medici sotto la guida dello zio Ferdinando, Granduca di Toscana, che ne promosse le nozze con Flavia Peretti Damasceni, nipote di papa Sisto V.

Un ritratto a mezzo busto lo rappresenta fiero nella lucente armatura su cui brilla il simbolo del toson d’oro concessogli nel 1605.
Con il primogenito di Virginio, Paolo Giordano, il Castello visse l’ultima sua grande stagione.

Bach, La Pasion segun San Mateo

Paolo Giordano II «nel quale gareggiando egualmente la magnificenza e libertà, lega con queste gli animi di cisacuno, non che de' numerosi suoi sudditi», fu instancabile mecenate protagonista della cultura barocca, amante della poesia, dell’arte e della musica. Con la sua scomparsa senza eredi si chiuse idealmente la fiorente età degli Orsini, prima ancora che il Castello fosse consegnato al nipote Flavio, ultimo esponente della dinastia di Bracciano.

Riconoscimenti: storia

virtual exhibition by Eleonora Chinappi

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