“Somiglia d’intorno il Benaco una gran tazza argentea, cui placido olivo per gli orli nitidi corre misto a l’eterno lauro”
Giosuè Carducci

La Storia

Quando abbia concretamente mosso i primi passi l’olivicoltura in terra gardesana non è un dato  certo. In alcune testimonianze scritte si riferisce di un periodo climaticamente favorevole tra il III secolo a.C. e il III secolo d.C . È in questo lasso di tempo che si può far risalire una iniziale, lenta ma progressiva introduzione della coltura dell’olivo. 

Lo provano i diversi ritrovamenti di residui vegetali emersi da alcuni studi di archeo-palinologia. I primi riscontri documentali li troviamo nel “De agricultura” di Columella, dove si riferisce della presenza di olivi in aree poste all’estremità nord della penisola italica. Zone, per l’esattezza, in cui solo qualche secolo prima sarebbe stata impossibile la stessa messa a dimora delle piante. 

I diversi resti di frantoi rinvenuti in alcune ville rustiche d’età romana rappresentano un’altra importante testimonianza certa. Ma è soprattutto a partire dall’editto di Rotari – datato 643 d.C. – che si ha la certezza assoluta del ruolo chiave assunto dall’olivo in area gardesana. A coloro che venivano sorpresi nell’atto di danneggiare le piante venivano comminate multe elevatissime.

Un frate raccoglie le olive con le reti all'inizio del '900

Le prime coltivazioni hanno assunto un carattere più strutturato soprattutto nel corso del Medioevo. È un’età d’oro per i primi e più rappresentativi passi dell’olivicoltura gardesana. 

È sufficiente leggere gli statuti delle varie comunità intorno al lago per capire in che alta considerazione fosse tenuto l’albero dell’olivo. Chi aveva possedimenti era invitato a piantumare ogni anno da due a quattro piante. 

Non si trattava di una semplice raccomandazione: l’invito costituiva un obbligo al quale non si poteva venir meno. 

Nulla è da considerare come acquisito. La bellezza del paesaggio e la conseguente bontà e finezza degli oli del Garda sono il risultato della storia di una natura che è diretta espressione del sapiente e infaticabile lavoro dell’uomo.

Le generazioni di agricoltori che hanno saputo coltivare a fatica l’olivo in un’area dichiaratamente estrema, seppure mitigata da sistemi di difesa naturali, sono il chiaro segnale di un atto di grande amore e dedizione.

Il Prodotto

Tutto il prodotto immesso sul mercato come Olio Extra Vergine di Oliva Garda DOP deve riportare sulla confezione il contrassegno numerato. 

Tale contrassegno viene rilasciato a seguito di positiva istruttoria sulla conformità del prodotto e del processo di lavorazione, su esplicita richiesta dell'azienda che intende imbottigliare.

Le principali caratteristiche del Garda DOP sono l’odore fruttato leggero o medio e il sapore anch’esso fruttato con una leggera sensazione di amaro e piccante, cui si aggiunge un retrogusto di mandorla.

Presenta un colore da verde al giallo più o meno intensi, odore fruttato medio o leggero, con eventuale sentore erbaceo.

Il Territorio

C’è un lago intorno al quale l’albero di olivo ha affondato da tempo le sue solide e stabili radici. 

È il lago di Garda, il maggiore bacino d’acqua dolce italiano che abbraccia e unisce tre regioni: Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. 

Il microclima che si crea nelle campagne, soprattutto nei mesi invernali, è tale da recare beneficio anche alle piante meno resistenti al freddo.

 Le acque del lago forniscono calore e umidità a sufficienza ai fertili suoli di origine morenica, quanto necessario a garantire lunga vita ed energia agli olivi.

Riconoscimenti: storia

Curator — Consorzio di Tutela Olio Extra Vergine di Oliva Garda

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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