Un tocco di glamour

Palazzo Madama

Un viaggio attraverso secoli di accessori di moda nascosti nelle collezioni dei musei torinesi

Moda e costume accompagnano da secoli la storia dell'umanità. Se l'atto del vestirsi ha origine da un bisogno pratico, le sue evoluzioni sono legate, nel corso dei secoli, all'apparire, al mascheramento, alla rappresentazione di se' e del potere. Palazzo Madama conserva dipinti, tessuti, accessori e persino stanze! che raccontano questo affascinante viaggio tra l'essere e l'apparire.
Gioielli e accessori

Ornamento labiale
1200-1521

Questo tipo di ornamento prezioso – che poteva essere realizzato in metallo o in ossidiana o in cristallo di rocca – veniva inserito sul labbro inferiore praticando un foro al di sopra del mento; la parte curva era modellata per appoggiarsi alla gengiva. La testa del rapace, resa con grande realismo, sorge da una corona di piccole sfere che divide la parte funzionale, non lavorata, da quella più esterna e rappresentativa. Presso gli aztechi queste decorazioni erano prerogativa di dignitari e guerrieri d’alto rango. Questo esemplare fu probabilmente realizzato dagli artigiani mixtechi, popolazione conquistata e sfruttata per le sue abilità dagli aztechi. La variegata produzione mixteca spaziava dai libri illustrati alle ceramiche policrome ai monili in oro e pietre dure.

Fibula a staffa
c.520 AD

La fibula, manufatto di cultura ostrogota, è in argento, con lavorazione ad alveoli (cloisonnée) in oro con vetro verde e granati. La sommità a semicerchio è arricchita da quattro teste di aquila stilizzate, mentre il piede presenta un motivo a nastri intrecciati. Queste fibule venivano impiegate, secondo l’usanza germanica, per fermare il mantello all’abito all’altezza delle spalle. Il manufatto fu rinvenuto in circostanze ancora misteriose a Desana, in un’area sita tra Vercelli e il Po, insieme ad altri oggetti preziosi, in tutto 47 manufatti tra orecchini, bracciali, pendenti, anelli e cucchiai in argento, oro e pietre preziose databili tra IVe VI secolo d.C., che documentano l’oreficeria ostrogota e tardoromana.

Parure composta da collane, orecchini e parti di braccialetto
Tardo XVIII secolo - primi del XIX secolo

Pendente con Margherita di Valois
1950

Nel pendente è ritratta Margherita di Valois, figlia di Francesco I di Francia, dal 1559 sposa del duca Emanuele Filiberto di Savoia; caratteristici l’elaborata acconciatura con una cuffia a rete fissata al capo da un filo di pietre incastonate e l’abito sontuoso. Il gioiello, con il volto intagliato a rilievo ricavato da un materiale prezioso, risponde al gusto per i ‘rariora et mirabilia’ – cioè per le opere rare e curiose – che facevano bella mostra di sé nella Wunderkammer – cioè nella stanza delle meraviglie – o nello studiolo di principi e regnanti. Questo tipo di iconografia è analogo a quello dei ritratti presenti su monete e medaglie

Tiara
1820 - 1840

Realizzato da un laboratorio italiano

Ombrellino Marquise
1845-1899

L’ombrello parasole Marquise, di dimensioni ridotte e dal manico pieghevole, fu brevettato nel 1839. Ripiegato il manico, poteva essere portato appeso a un dito o al polso grazie all’anello sul puntale.

Specchio, specchio delle mie brame...
I primi specchi erano lastre di metallo lucidato, inseriti in preziose valve che contenevano la superfice riflettente. L'evoluzione tecnica della lavorazione del vetro e dei metalli ha permesso, nel corso dei secoli, di arrivare a specchiere di grandi dimensioni. E anche se oggi lo specchio più usato è la camera frontale del telefono, nessuno può resistere alle superfici riflettenti nelle sale di Palazzo Madama!

Valva di scatola per specchio con scene galanti
1300-1350

Le custodie per specchi in avorio ebbero grande diffusione in epoca gotica ed erano formate da due placchette che racchiudevano una sottile lastra di metallo lucidato. L’intaglio, di soggetto profano, presenta spesso scene di vita cortese, episodi cavallereschi o momenti di corteggiamento amoroso. In questo caso, il tema dell’incontro degli innamorati, protetti alla vista dalla larga chioma di un albero, è reso con i tratti eleganti e dinamici della produzione parigina, che non rinuncia a dettagli di realtà nella descrizione degli abiti, come nella manica dell’abito del primo personaggio sulla sinistra, che offre il proprio cuore alla fanciulla. La sensibilità naturalistica per gli ambienti e i costumi è ispirata dalla decorazione libraria contemporanea.

Specchio con figure orientali
1730 - 1740

Abiti
Una panoramica della moda femminile dal Seicento al Novecento, attraverso decorazioni, stoffe, forme e volumi.

Il gioco degli scacchi
c.1532

Il dipinto nasconde forse temi allegorici e ritratti di persone reali (la figura della donna prosperosa potrebbe alludere a Venere, mentre quella dell’armigero di spalle a Marte) e si ricollegherebbe così a un evento matrimoniale; tuttavia, i rimandi di sguardi, gesti e allusioni possono far pensare a un ritratto di gruppo: il giovane malinconico che guarda verso lo spettatore potrebbe essere identificato, in base all’autoritratto certo del pittore nell’Allegoria al Museo Poldi Pezzoli (Milano) con Giulio Campi stesso, mentre l’uomo che si appoggia al tavolo in suo padre Galeazzo.

Caterina Micaela d'Austria, duchessa di Savoia
c.1595

Nel dipinto l’infanta di Spagna Caterina Micaela, spossa di Carlo Emanuele I di Savoia nel 1585, è raffigurata con l’alta acconciatura adorna di perle e un abito dai colori insolitamente sgargianti, vista la sua abitudine a farsi ritrarre in abiti neri o scuri impreziositi, come in questo caso, da perle e gioielli. Molto interessante lo sfondo a sinistra del dipinto: rappresenta infatti l’antica galleria che univa Palazzo Madama (in fondo, raffigurato dal lato Po) e Palazzo Ducale (oggi Palazzo Reale). Il vaso in primo piano è invece la puntuale citazione di un’incisione di Johan Sadeler I (incisore fiammingo di gusto manierista); esso permette di datare il dipinto agli ultimi anni di vita della duchessa, morta di parto a trent’anni nel 1597.

Catalina Micaela indossa il classico abito di rappresentanza, una saya a manica rotonda in seta nera ricamato in filati d’oro e d’argento con applicazioni di perle. Dalle maniche tagliate al gomito sporgono quelle del giuppone di color fuoco, anch’esso interamente ricamato d’oro.

Intono al collo, l'ampia gorgiera a ruota realizzata con la tecnica del lacis, lavorazione del merletto a fili tirati.

L’immagine pubblica dell’Infanta richiedeva gioielli, profusi su tutta la persona. I pezzi più preziosi e rappresentativi erano il collare e la cinta d’oro, coordinati, incastonati di pietre preziose e spesso decorati da smalti. Insieme con collare e cinta, Caterina indossava filce di perle o catene, portate in due giri lunghe fino alla vita. Sugli abiti disponeva bottoni gioiello, che potevano essere spostati da una veste all’altra.

Ritrovamento di Mosè
c.1733

Il pittore giunse a Torino come scenografo per il Teatro Regio di Torino nella stagione 1730-1731 e venne poi coinvolto da Filippo Juvarra nella decorazione delle residenze sabaude. La vivace gamma cromatica, la luminosità dei primi piani, ben si confrontano con gli affreschi della Palazzina di Caccia di Stupinigi, mentre l’abito a bustino della figlia del faraone, che accoglie Mosè, lo scollo incorniciato dalle perle a catena, le acconciature suggerite dalle bizzarrie dell’esotismo, ricordano invece i costumi teatrali. Il soggetto biblico era già stato scelto da Cristina di Francia come metafora della sovrana quale nume tutelare delle future generazioni; allo stesso modo, è possibile che anche nell’età di Carlo Emanuele III il soggetto, alleggerito e aggiornato, svolgesse la stessa emblematica funzione.

Alla fine del XVIII secolo l’abbigliamento femminile adotta forme semplici e colori chiari, ispirati dalla moda inglese e dai modelli delle antichità greco romane. La contessa d’Albany, ritratta nel 1796, porta sulla chemise bianca una raffinata trina a fuselli di Chantilly in seta nera, dal leggero disegno floreale. Anche l’acconciatura è perfettamente alla moda, con i capelli liberi sollevati sulla nuca dall’avvolgimento del fazzoletto smerlato, annodato a farfalla sulla fronte.

Abito in stile impero
1810-1815

L’abito è tenuto aderente al corpo da un breve corpetto in tela sul seno e sulla schiena. La linea è sciolta, con la vita alta secondo la moda Impero diffusa in Europa dal Journal des Dames et des Modes. All’orlo, sui festoni in tulle profilati dal nastrino pieghettato, appoggiano foglie di quercia modellate. Protagonista è la seta lucente nel suo colore naturale, della quale Napoleone rilanciò il consumo dopo l’infatuazione per i cotoni, i lini e le lane leggere importati dall’estero, per sostenere le sete e le manifatture francesi.

Ritratto di Miss Severini (Ritratto di Gina Severini) (mia figlia) di Gino Severini
1934

Per lui
Rappresentazione del potere, ricerca di fascino e praticità. La moda maschile attraverso i secoli nelle collezioni di Palazzo Madama.

Ritratto d'uomo
1476

Datato e firmato "Antonellus messaneus pinxit", questo lavoro è giunto al Museo dal Comune di Milano a titolo di risarcimento per la cancellazione dei negoziati di Vittorio Viale per l'acquisto della Collezione Trivulzio. Questo dipinto è uno dei più belli creati da Antonello, che stava cercando di raggiungere un perfetto equilibrio tra la forma analitica della rappresentazione che aveva preso dal fiammingo e l'approccio prospettiva razionale del Rinascimento italiano. L'acutezza psicologica degli occhi, il ricciolo ironico del sorriso, e la splendida realismo dei dettagli anatomici fanno di questo dipinto uno dei più famosi ritratti in tutta l'arte europea

L'ignoto ritratto da Antonello indossa un copricapo denominato Capperone, la cui lunga falda (il becchetto) ricadeva oltre e le spalle e veniva a volte sistemata intorno al collo.

Simile al Capperone, il Mazzocco era un copricapo molto in voga; di uso maschile, consisteva in un cerchio, un anello imbottito di borra (imbottitura composta da bambagia di cotone) poco più grande della circonferenza della testa e rivestito di tessuto.

Carlo Emanuele di Savoia di Maria Giovanna Clementi, chiamano La Clementina
Metà XVIII secolo

Gilet
1770

Gilet a 9 bottoni con faldine ampiamente svasate e retro in tela. La decorazione a ricamo unisce fiori di ispirazione orientale a foglie di quercia; lungo i bordi del davanti e delle patte sagomate imita la rete a maglie esagonali Malines dei merletti a fuselli.

Serie di bottoni
1790 - 1800

I personaggi raffigurati sono nobili e borghesi che nel 1792 si opposero agli eccessi della rivoluzione francese e presero le difese della famiglia reale. Con la rivoluzione del 1789, la simbologia politica penetrò l’abbigliamento dei Francesi: i partigiani della rivoluzione rifiutarono l’uso dei calzoni al ginocchio tipico dell’aristocrazia (culottes) e adottarono i pantaloni lunghi dei lavoratori (da cui il nome di sans-culottes)

Marsina e calzone
1780-1790

La marsina, imbottita con bambagia di cotone, ha taglio a redingote. Presenta sul davanti otto bottoni ricamati e tre asole che corrispondono al secondo, terzo e quarto bottone, inoltre occhielli in filo di seta marrone per decorazioni e medaglie. I calzoni, del medesimo tessuto, hanno chiusura a petit pont, e sono chiusi lateralmente al ginocchio da bottoni e da una giarrettiera ricamata.

Il Battesimo
1930

L’opera fissa un frammento di vita borghese, con gli effigiati calati in uno spazio che è sì reale ma al contempo minimale e astratto, così come appunto neutro appare lo sguardo dei personaggi, presenze, si direbbe, emotivamente distanti dal lieto evento, immobili statue di cera come sul podio, in attesa della foto di rito. La pittura adamantina e leziosa, la luce fissa e assorta, caricano l’atmosfera di una irreale estraneità dei protagonisti dell’evento, mentre l’abituale attenzione dell’artista per gli abiti – forse in quanto figlio di un commerciante di stoffe – segnala l’intenzione di connotare socialmente il ruolo dei ritrattati, siano essi pagliacci, spose, arlecchini, massaie.

Riconoscimenti: storia

Cura della mostra:
Maria Paola Ruffino, Curatore per le arti decorative, Palazzo Madama
e Carlotta Margarone, Responsabile Comunicazione, Fondazione Torino Musei
#fashionpam

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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