Piero di Cosimo, Perseo libera Andromeda

Uffizi Gallery

Un capolavoro del Rinascimento fiorentino interpreta il mito narrato da Ovidio nel libro quarto delle Metamorfosi.

Piero di Cosimo (Firenze, 1462-1522); " Perseo libera Andromeda"; circa 1510-1515
Piero di Cosimo raffigura in un unico dipinto più scene del racconto di Ovidio, che va svolgendosi secondo un andamento circolare iniziando in alto a destra, dal dettaglio del monte Atlante

Perseo, uccisa Medusa, chiese riparo al Titano Atlante che però si rifiutò di ospitarlo. Offeso, Perseo "trasse fuori l'orrido volto di Medusa. Grande quanto era, Atlante diventò un monte(..) e quello che prima era il capo è il più alto cocuzzolo della montagna"(vv. 657-663)

Perseo riprende il suo viaggio sorvolando le regioni del mondo. Ha con sè i sandali alati, l'elmo di Ade che rende invisibili, lo scudo di Atena lucido come specchio e il falcetto di diamante di Ermes. In volo giunge alla terra di Etiopia.

Qui scorge una fanciulla legata a un nudo albero: "Se la brezza non le agitasse i capelli e gli occhi non fossero madidi di lacrime, la scambierebbe per una statua di marmo"(vv.673-675)) E' Andromeda, figlia del re etiope Cefeo, offerta a un mostro marino per punire la vanità della madre.

I due giovani abbracciati alludono alle parole che Perseo rivolge ad Andromeda: "O tu che non meriteresti catene di questo genere, ma solo quelle che avvincono tra loro gli amanti appassionati"(vv.678-679).

"le onde scrosciarono e apparve il mostro che, ergendosi sull'immenso mare, avanzava coprendo col petto gran tratto d'acque" (vv. 687-690)

Assistono impotenti alla scena il padre Cefeo con il turbante bianco, il pretendente Fineo, dall'esotico abito piumato rosso, e la madre Cassiopea ammantata di azzurro, che si dispera nascondendo il volto nel velo bianco.

Perseo, invaghitosi di Andromeda, si offre di liberarla, in cambio della sua mano. Plana sul mostro, lo ferisce e si appresta a sferrare il colpo mortale.

"Grida di gioia e applausi riempiono la spiaggia e le case degli dèi in cielo. Cassiope e Cefeo esultanti lo salutano come genero, soccorritore e salvatore della famiglia"(vv. 735-738). Perseo conduce a nozze Andromeda. Un gruppo festante agita rametti di alloro, simbolo della pace raggiunta.

"e ovunque risuonano lire e flauti e canti, segni felici di animi lieti" (vv. 760-763) Il moro suona un curioso strumento composto da un flauto a tre fori, il Galoubet, e uno strumento a corda, il Tambourine, tipici della Guascogna e del sud della Francia.

Perseo innalza tre are votive agli dèi Mercurio, Minerva e Giove, sacrificando loro un vitello, una vacca e un toro.

Perseo poggia su un letto di alghe la testa di Medusa: queste, al contatto col sangue della Gorgone, si pietrificano, trasformandosi in corallo.

Il dipinto faceva parte dell'arredo nuziale della camera di Filippo Strozzi il Giovane. Passò poi nelle collezioni medicee e fu esposto nella Tribuna degli Uffizi nel 1589. Nella simbologia dell'opera si riconoscono vari riferimenti ai Medici.

Si distingue l'emblema mediceo del Broncone, ovvero il tronco di alloro capace di rigenerarsi come la Fenice, allusione al rientro dei Medici in città nel 1512,dopo l'esilio, rientro caldeggiato da Filippo Strozzi che nel 1508 aveva sposato una Medici.

Al centro dell'arbusto si intravede lo scudo di Perseo dalla caratteristica specchiatura a punta di diamante, altro emblema dei Medici al tempo del Magnifico, quando era accompagnato dal motto SEMPER.

"Non fecie mai Piero la più vaga pittura nè la meglio finita di questa" Giorgio Vasari

Riconoscimenti: storia

Progetto a cura del Dipartimento di Comunicazione Digitale delle Gallerie degli Uffizi. Si ringrazia Adriano Sangineto dell'Antica Liuteria Sangineto per le indicazioni sugli strumenti musicali

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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