1527

La Teglia di Montetiffi

Unioncamere

"I mercanti di paese o in giro per le fiere, quando esponevano i testi avvertivano che si trattava degli “originali di Montetiffi”

La Storia

In Romagna c'è un pane soffice e sottile, caldo e profumato: è la piada. Questo alimento da sempre viene cotto su un piatto di terracotta: la teglia.

Da secoli a Montetiffi si fabbricano le teglie d'argilla con una tecnica che ci riporta a tempi lontanissimi, forse alla preistoria.

Nel Museo archeologico di Sarsina si conservano due teglie di terracotta che presentano una sorprendente analogia con quelle di Montetiffi.

I Romani già conoscevano la piada, da loro appresa, da quanto ci informa Virgilio, dagli esuli Troiani approdati con Enea sulle rive del Tevere.

A portare la piada in Romagna furono i legionari romani usi a impastare farina, ridurla in sottili sfoglie e cuocerle su tegole poste sopra tre mattoni e arroventate con stoppie aride, foglie e rami di arbusti ben secchi. Da quelle tegole sarebbe poi derivato il nome di “tegghia” o “teglia” detta anche “testo” dal latino “testum”, coccio o frammento di terracotta.

Uno dei primi documenti che riguarda l'attività dei tegliai di Montetiffi risale al 1527 e consiste in un decreto emanato da Sigismondo Malatesta che, a protezione dei vasai del territorio riminese, proibiva l'importazione di vasi di terracotta fabbricati in altri luoghi, fatta eccezione dei “vaxi de terra d'ogni sorte vel qualità che fossino facti ed conducti da Montetiffi...” 

Fino a oltre la metà del XX secolo parecchie erano ancora le famiglie di tegliai in attività, ma agli inizi degli anni '90 gli ultimi due fabbricatori di teglie chiusero l'attività. Erano entrambi gli ultimi rampolli di due dinastie di tegliai di cui rimane tuttora ricordo delle ultime tre o quattro generazioni.

Tutto sembrava irrimediabilmente perduto; un mestiere, che era un'arte, lasciato tra le pieghe del tempo. Poi è arrivato il caso, o forse il destino. I coniugi Camilletti-Reali (discendente di famiglie storiche di tegliai), hanno deciso di ricominciare a realizzare le teglie per cuocere la piadina.

Le Teglie

Le materie prime utilizzate per la realizzazione delle Teglie di Montetiffi sono argille rosse-grigie e calcite, dette “terre pirofile” (dal latino: amiche del fuoco). 

Queste terre sono tutte locali e prelevate manualmente, sono naturali, senza aggiunte di sostanze chimiche o di sintesi.

La superficie delle teglie risulta ruvida e porosa e la piada cotta sulla teglia d'argilla supera per fragranza, sapore, consistenza quella cucinata su altre teglie o padelle di metalli vari.

La teglia viene messa ad asciugare su di una tavola dove rimarrà per circa due mesi

La Produzione

“Prema u s'fa e' pianèl, pu dop u s'fa l'arvel pu dop u s'fa l'avrecia...ech fat la tègia”.

Questo motto locale sintetizza tutto il lavoro che c'è dietro la nascita di una teglia: in realtà la pratica è lunga ed il procedimento laborioso.

Per cominciare bisogna procurarsi le argille, che sono di due tipi: una rossastra e una grigio-verde. 

Queste argille si procurano d'estate in loco, senza dover fare grossi sbanchi. Si stendono al sole ad asciugare, si rastrellano, si tolgono le impurità, si sbriciolano e infine vengono immagazinate per l'intero anno a venire. Altro ingrediente indispensabile è una pietra marmorizzata di calcite, in buona parte reperita localmente o in luoghi vicini. 

La calcite prima viene cotta nello stesso forno in cui verranno ospitate le teglie, poi macinata per mezzo di un mulino meccanico e vagliata. L'impasto si ottiene mescolando le argille e la calcite con acqua (meglio se di sorgente).

Su di un tornio girevole a pedale, tipo quello del vasaio, viene posta una tavola quadrata di legno che viene cosparsa di cenere per evitare l'aderenza dell'impasto.

Argille

Si prende una certa quantità di terra, si forma una palla e, mentre i piedi fanno girare il tornio, le mani battono e fanno pressione sulla palla di terra, fino ad ottenere un disco sottile (“e pianél”). Sempre girando, con la punta dell'indice si forma un piccolo solco circolare. Con altra argilla si forma un cordone che viene inserito e saldato nel solco (“l'arvel”). 

Con una pezza di stoffa si tolgono le impronte grossolane e si leviga il pezzo. Con una sottile punta di canna si taglia e si toglie la parte in eccesso oltre il bordo. La teglia è finita, ma si possono aggiungere le “avrecie” (quattro anse modellate agli opposti della teglia), puramente decorative che rievocano epoche in cui invece servivano per fermare le teglie nelle ceste, poste sul basto dell'animale da soma utilizzato per il trasporto fino alla costruzione della strada carrabile nel 1953. 

La tavola con la teglia fresca viene posta al sole o all'aria per un'ora circa, poi si fa scivolare delicatamente su delle assi all'interno del laboratorio per un periodo di stagionatura che dura circa 2 mesi.

Tutti i giorni le assi dell'essicatoio vanno girate sul lato asciutto e così tutti i giorni le teglie vengono spostate da sopra una tavola ad un'altra.

Finito il periodo di essicatura, le teglie sono pronte per la cottura: con un raschino si rifinisce meglio l'orlo, poi vengono disposte in verticale su 3 file parallele sospese su di una robusta griglia di metallo e fra di loro viene posto un coccio (pezzo di teglia) che serve per distribuire meglio il peso e il calore.

Sotto, sempre nello stesso forno, viene distribuito uno strato di calcite che una volta cotta servirà per i futuri impasti.

La cottura avviene per combustione di legna: in un primo tempo (3-4 ore) si utilizzano ramaglie sottili di fascina, poi legna più robusta e di essenze migliori di bosco (acacia, quercia, carpino), fino ad ottenere un bel colore arancio diffuso nel forno.

Per verificare bene la temperatura raggiunta e la distribuzione del calore occorre muovere le braci: queste emettono delle scintille che devono sbriluccicare in mezzo alle teglie incandescenti. Se ciò accade, le teglie sono cotte.

Logo della Teglia di Montetiffi

Si chiude il forno e si lascia consumare tutta la legna e le braci residue. Dopo due giorni, quando il forno è completamente raffreddato, si possono togliere le teglie, che vengono “suonate” per valutare la cottura o eventuali fratture e verificare finalmente se si è fatto un buon lavoro.

Il forno viene messo in funzione per la cottura delle teglie

Il Territorio

Montetiffi è una piccola frazione di Sogliano al Rubicone, paesino di Romagna arroccato nella valle dell'Uso, incastonato tra i colli cesenati e la vallata del Marecchia, sperduto tra i calanchi argillosi al confine tra le provincie di Forlì-Cesena e Rimini.

Riconoscimenti: storia

Curator — Camera di Commercio di Forlì-Cesena

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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