1800

Il Cristallo Fiorentino

Unioncamere

“Nell’evoluzione della lavorazione del vetro che portò all’invenzione del cristallo moderno, si inserisce a pieno titolo la storia della produzione vetraria di Colle Val d’Elsa”

La Storia

L’invenzione del cristallo si deve a George Ravenscroft, imprenditore e vetraio londinese che nel 1674 brevettò una nuova formula per produrre un vetro dalla particolare brillantezza e trasparenza: tale prodotto portò l’Inghilterra a primeggiare nei mercati europei dove aumentò la richiesta di oggetti in cristallo.

Pochi anni dopo, in Boemia, fu sperimentato un tipo di cristallo potassico, purissimo, realizzato con un grosso spessore che riscosse ovunque grandi consensi soprattutto per la duttilità nella decorazione. 

Celebre caposcuola degli incisori boemi fu Caspar Lehman, che rielaborò i canoni decorativi veneziani adattandoli al gusto germanico. 

Il cristallo boemo si impose sui mercati europei in concorrenza con quello inglese e i vetrai di Murano furono costretti ad adeguarsi alla nuova produzione, tant’è che verso la prima metà del Settecento iniziarono a sperimentare nuove formule per arrestare la concorrenza boema e inglese.

Fin dal Rinascimento a Firenze la produzione vetraria di bicchieri fu molto attiva. Molte erano le botteghe di bicchierai dei quali resta una serie di differenti fogge realizzate espressamente a seconda degli usi: compaiono, ad esempio “i bicchieri da ammalati”.

I granduchi medicei, per arricchire le  loro prestigiose collezioni, dal '500 si avvalsero delle maestranze veneziane, che ispirarono i vetrai fiorentini a nuovi modelli e colori di chiara matrice muranese.

Una lavorazione tutta fiorentina è invece quella dei vetri per uso sperimentale e scientifico, sulla scia degli studi dello scienziato Galileo Galilei. Egli fece realizzare alambicchi e termometri in vetro custoditi ancora oggi nelle vetrine del Museo della Scienza. 

Consistente nell'800 fu anche la produzione di vetri per fiaschi e dame dai modelli più disparati. Era soprattutto la zona dell'empolese a rifornire Firenze di vetri verdi: all' “uso Chianti” con l’impagliatura in senso verticale oppure quella orizzontale detta all' “uso Montecatini”, per l’imbottigliamento dell’acqua termale. 

Negli anni '20 dell'800 naque la Fabbrica di Cristalli di Colle Val d'Elsa che produceva oggetti incisi in vetro bianco secondo la tradizione del cristallo boemo. 

Il Novecento segna il grande sviluppo delle vetrerie toscane. Nel 1963 il maestro vetraio Ubaldo Pacini, proveniente dall’industria Boschi (vetreria storica fondata nel 1921 a Colle Val d’Elsa) mise a punto la formula del moderno cristallo.

Una delle fasi di creazione del decoro.

L’invenzione della formula del cristallo moderno è stata la spinta propulsiva che ha promosso e favorito il proseguimento dell’attività.

La Toscana vanta ancora oggi un'importante tradizione di lavorazione del vetro. 

È inoltre da menzionare l'attività di restauro di vetri, cristalli, specchi e vetrate artistiche ancora attiva in alcune importanti molerie della città.

Il Prodotto

Il vetro cristallo (o semplicemente cristallo) è un vetro con aggiunta fino al 35% di piombo e appare duro e brillante.

Con aggiunta di potassio si ottiene il cristallo di Boemia; utilizzato per oggetti artistici.

Nel 1969 l’Unione Europea ha dettato le proprie regole sul cristallo: si può chiamare tale solamente un vetro con una percentuale di ossido di piombo di almeno il 24%.

La Produzione

La produzione del cristallo non è soltanto un complesso procedimento chimico perfezionato attraverso le sperimentazioni attuate dai maestri vetrai nel corso dei secoli, ma all’origine di questo prodotto ci sono anche la tradizione e i segreti del mestiere artigiano.

Il segreto per creare un cristallo di alta qualità è la purezza delle materie prime utilizzate e la grande cura nel mescolarle sino a rendere il composto il più omogeneo possibile. 

La prima operazione per la preparazione della pasta vitrea è la pesatura delle materie prime introdotte nella tramoggia e poi passate nel miscelatore dove vengono amalgamate.

La pasta vitrea è composta per la maggior parte da sabbia a basso contenuto di ferro e di consistenza omogenea e finissima. 

La presenza del minio (ossido di piombo) nella pasta vitrea aumenta la densità del cristallo e quindi l’indice di rifrazione, conferendo un effetto di maggior brillantezza.

L’ossido di piombo rende inoltre il cristallo una materia più plastica ed elastica rispetto al vetro che si presenta invece più instabile e rigido alla lavorazione,

Spesso nella miscela della pasta vitrea vengono anche aggiunte sostanze coloranti.

Una volta preparata la miscela si procede al caricamento nei forni fusori: la fusione consiste nella trasformazione della miscela allo stato solido in fuso. 

La miscela viene portata lentamente a bollitura fino a raggiungere il punto di fusione che per il cristallo raggiunge i 1550 °C. 

Durante questo processo di fusione la massa rilascia acqua e anidride carbonica o solforosa, assumendo un aspetto omogeneo.

La massa fusa viene quindi privata di tutte le bollicine di gas che potrebbero costituire difetti di fabbricazione.

La lavorazione degli oggetti in cristallo a soffio avviene ad opera di un gruppo di vetrai con mansioni diverse e numero variabile a seconda del tipo di lavoro da svolgere. 

Il bolo incandescente viene prelevato e marmorizzato e una volta raggiunto il peso desiderato il maestro soffiatore dà il primo soffio per abbozzare l’oggetto nella forma prescelta. Infine si stacca l’oggetto dal puntello e il pezzo finito viene portato al forno di tempera.

Una volta ottenuto l’oggetto finito, il cristallo viene sottoposto a ulteriori fasi di lavorazione e di decorazione frutto di sperimentazioni artistiche.

Curiosità

L’etimologia della parola cristallo deriva dal greco “krustaloò”, ossia acqua gelata. Infatti una delle tante leggende narra che il cristallo sia ghiaccio talmente raffreddato al punto di non poter essere più sciolto. 

Il cristallo di rocca, simbolo di purezza veniva intagliato da rovescio per evidenziare la trasparenza dei riflessi naturali. 

Per secoli i maestri vetrai hanno cercato di ricreare nelle loro botteghe artigiane una materia che potesse eguagliare il cristallo di rocca.

Riconoscimenti: storia

Curator — Camera di Commercio di Firenze

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
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