1700

Cappelli del Biellese

Unioncamere

“Le aziende del Biellese si sono caratterizzate fin da subito per la cura e le qualità produttive”

La Storia

La produzione di cappelli nel Biellese è una tradizione che risale al 1700. Così come per il tessile, anche questo tipo di attività si è sviluppata in gran parte a causa della montuosità del territorio che essendo posizionato ai piedi delle Alpi, non offriva la possibilità di estese colture agricole, ma ha invece favorito l'allevamento e l'utilizzo della lana di pecora per ottenere filati e tessuti. 

Non è quindi un caso se i cappellifici sono nati e si sono evoluti nella valle del Cervo, che prende il nome dall'omonimo corso d'acqua: una zona che non permetteva molto altro se non piccoli orti per il consumo famigliare e l'allevamento di bestiame.

Le aziende produttrici di cappelli si sono caratterizzate fin da subito per la cura e la qualità produttive, con un intenso uso della manodopera locale. Non è quindi un caso se le cronache di fine '700 descrivono i cappelli provenienti dal biellese come di qualità paragonabile a quelli della zona di Lione, in Francia, che allora erano considerati i migliori sul mercato.

Con l'andare del tempo, accanto alla produzione di cappelli in lana, si affianca l'utilizzo di materie prime più pregiate quali i peli di coniglio, di lepre, di lontra e di cammello. Nel 1873 la valle contava 29 cappellifici, che davano lavoro a quasi 600 operai (circa il 5% della forza lavoro della provincia) e che realizzavano 450mila cappelli all'anno per un fatturato di 2.250.000 lire dell'epoca. 

I copricapo biellesi venivano venduti in tutta Italia ma anche in Francia, Austria, Svizzera, Malta, in Medio-Oriente, in America del Sud, in Asia e in Africa.

Antica pressa utilizzata per la stiratura del feltro
Forme di varie misure

Nella valle del Cervo gli imprenditori resistettero tenacemente all'introduzione dei m acchinari meccanici, sia per un culto della perfezione che si pensava sarebbe andato perso con la produzione di massa, sia per la grande disponibilità di manodopera stabile e qualificata che ovviamente si opponeva al cambiamento tecnologico. 

La soluzione fu concentrarsi sulle piccole lavorazioni di altissima qualità, abbandonando il cappello di lana per le lavorazioni di pelo fino e ordinario.

Fino agli anni '30 del Novecento la produzione rimase stabile. A decretare la grande crisi dei cappellifici italiani non fu il secondo conflitto mondiale, ma il cambiamento generalizzato della moda, per la quale il cappello non era più un elemento imprescindibile dell'abbigliamento quotidiano di uomini, donne e bambini. 

Gli stabilimenti divennero sovradimensionati e poco flessibili rispetto alla domanda.

Dagli anni '60 in poi andarono via via chiudendo tutte le aziende biellesi che per decenni avevano dato vita a copricapi di altissima qualità.

A tenere viva questa storia e la grande tradizione produttiva della zona è il Cappellificio Cervo coi marchi Barbisio e Bantam.

La Produzione

La produzione di un cappello è un procedimento antico e con molti segreti. 

Il pelo, generalmente di coniglio o di lepre, viene selezionato con cura dal vello dei migliori esemplari e trattato al fine di renderlo resistente alle fasi di lavorazione successive. 

L'iter completo prevede: distensione delle pelli, secretaggio o mordenzatura, essiccazione, cimatura, taglio o tosatura, soffiatura, cernita, stagionatura e mischia.

La mischiatura

Si parte con la lavorazione “in bianco”: con questo termine vengono definite le prime fasi della creazione del cappello.

Si parte dal processo di mischiatura, che garantisce l'omogeneizzazione del pelo e la separazione dalle scorie, per poi passare alla divisione in pesate e alla successiva creazione delle falde, ottenute facendo aderire il pelo a forme coniche con getti di acqua calda.

La falda, primissima fase del feltro, ha una consistenza insufficiente e viene rinforzata prima con l'imbastitura poi con la follatura. Il feltro così ottenuto passa alla formatura e alla stagionatura della durata di sei mesi.

Modellatura a vapore

Si passa quindi alla lavorazione “in nero”: i feltri asciutti e stagionati che possono a questo punto venire tinti, si avviano alla fase di modellatura a vapore effettuata su forme in legno. 

E' attraverso questo sistema che si creano le misure dei cappelli e che variano in base alla circonferenza della testa di chi li indosserà.

Con l'apporto indispensabile del calore, dell'umidità e del vapore, il feltro viene poi stirato e perfezionato nelle sue parti.

In questa fase della lavorazione si utilizzano ancora molti strumenti artigianali antichi.

Il cappello, dopo il controllo e la rifilatura dell'ala, passa alla garnitura: viene quindi ornato con un nastro esterno e con il marocchino, ovvero la striscia interna di pelle sulla quale vengono stampati a caldo il marchio e il nome.

Infine viene inserita la fodera interna generalmente in raso.

Il Biellese

La produzione di cappelli nel biellese, in particolare nella valle del Cervo, si è sviluppata dal 1700 grazie alla caratteristiche del territorio e della popolazione che vi risiedeva. 

La montuosità della provincia biellese non ha permesso lo sviluppo di colture agricole estese ma ha favorito l'allevamento, in particolare di ovini, il cui vello è stato il punto di partenza per la produzione non soltanto di filati e tessuti destinati all'abbigliamento, ma anche di copricapo.

Il territorio si caratterizza inoltre per la presenza di numerosi corsi d'acqua la cui proprietà distintiva è un bassissimo residuo fisso associato a un minimo contenuto di sodio e a un altrettanto ridotto contenuto di sali minerali.

La “leggerezza” delle acque, che quindi non appesantisce le fibre, ha contribuito in maniera determinante alla qualità finale dei cappelli.

Valle Cervo

La manodopera era disponibile in abbondanza e a buon prezzo, la buona volontà dei lavoratori ha permesso la diffusione del “know how” necessario per la realizzazione dei cappelli e il raggiungimento di elevati standard di qualità realizzativa.

Gli insediamenti umani, e in particolare quelli industriali, hanno sostanzialmente rispettato l'ambiente, dando vita a un equilibrio tra uomo e natura di grande valore e che costituisce uno dei componenti principali dell'elevata qualità della vita sul territorio.

Riconoscimenti: storia

Curator — Camera di Commercio di Biella

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