1900

Il Ferro Battuto di Sapinecchio

Unioncamere

“La sensibilità per il bello guida le mani abili ed esperte dell’artigiano”

La Storia

L'antica arte del ferro battuto confonde le proprie origini con le origini dell'uomo, la cui evoluzione stessa è stata segnata dall’apprendimento dei segreti necessari all’uso di questo metallo.

Nonostante il ferro sia l'elemento più abbondante in natura, la sua diffusione è stata storicamente assai lenta e difficile.

L'età del ferro (1000 a.C.), che seguì quella della pietra, costituì un enorme passo avanti per l'uomo.

Anche se strumenti e armi di metallo duro sono noti già da un paio di millenni, la storia del ferro battuto nasce molti secoli dopo, quando gli uomini di allora si accorsero che la massa di ferro fuso doveva venire nuovamente scaldata per venire successivamente forgiata e modellata secondo le varie necessità.

Come dimostrano molti episodi della mitologia ellenica, la figura del fabbro - circondata anche da un’aura magica - divenne ben presto di grande rilievo nella società e nell'organizzazione civile.

Intorno al 1000 a.C. gli Umbri calarono in Italia e si installarono in Romagna mescolandosi alla preesistente popolazione mediterranea. La conoscenza della lavorazione del ferro da parte di questo popolo indoeuropeo, proveniente dalle steppe transdanubiane, nel 900 a.C. portò alla nascita della Civiltà Villanoviana che si estese poi a gran parte dell’Italia Centrale.

Nel 700 a.C. le miniere di ferro situate lungo la Costa Tirrenica favorirono la prima fioritura della Civiltà Etrusca che dalla Maremma si estese all’entroterra e poi alla Romagna, dove Rimini, Ravenna e Spina sorsero come città mercantili e porti di collegamento diretto con la Grecia, alla quale andavano gran parte delle armi e dei manufatti forgiati dagli Etruschi.

Il collegamento tra l’Etruria e questi porti era garantito dalla Via Sapinate che correva lungo la valle del Savio (“Sapis” ovvero “salso”) controllata dalla tribù umbra dei Sapinati (“Sapinates”) installati in particolare nella capitale Sapigno (“Sapinium”), Sarsina (“Sassina”) e Sapinicchio (“Sapiniculum” ovvero: Piccola Sapigno), dove oggi vive un solo abitante e fa il fabbro scultore.

Dopo le invasioni barbariche, bisognò attendere il nuovo millennio e la rinascita culturale ed economica dell'Europa per ritrovare i fabbri al lavoro in grande stile. I conventi divennero centri diffusori dell'arte di battere il ferro e ivi nacquero vere e proprie scuole.

Il Prodotto

Il rispetto per la tradizione, i mezzi tecnici ampiamente disponibili al giorno d’oggi, coniugati alla creatività e a un lavoro di continua ricerca, caratterizzano la produzione del fabbro maestro.

La sensibilità per il bello guida le mani abili ed esperte dell’artigiano nella realizzazione di ferri artistici di pregio, la cui bellezza deriva proprio dalla loro esclusività: ogni opera, infatti, è unica e irripetibile.

La produzione è vastissima e spazia dall’arredamento, all’oggettistica, agli accessori per gli interni, a quella per l’esterno, per il giardino, tutta comunque realizzata su disegno e volta al recupero e al rispetto delle tradizioni del passato, ma con la capacità di evolvere e di interpretare le esigenze dei tempi moderni.

La tutela della cultura e delle tradizioni del passato, ed in particolare del recupero dell’arte del ferro, è testimoniata dalla crescente richiesta di opere di restauro dei ferri del passato.

Strumenti e fasi di produzione

In antichità il ferro battuto veniva prodotto tramite riduzione, con minerale ematite o limonite, in forni alimentati a carbone di castagno ed aria soffiata a mantice che, in particolari circostanze, viene usato ancora oggi.

Con riferimento alla materia prima, generalmente oggi si utilizza ferro prodotto industrialmente, acquistato in barre di varia fattura. A monte delle singole realizzazioni esiste sempre un progetto accuratamente disegnato. Per ottenere il ferro battuto, il materiale viene scaldato con forgia alimentata a carbone e aria, lavorato e forgiato con attrezzi per lavorazione a caldo costruiti dal fabbro stesso, poi plasmato su incudine e a maglio  su una base in legno, al fine di non lasciare segni particolari, ed in ultimo assemblato.

La zona di produzione

Sapinecchio è il nome di un antico casale situato sulle colline romagnole dell'entroterra cesenate a pochi chilometri dal mare e dalle montagne dell'Appennino tosco-romagnolo.

Nel 1926 Don Pietro Ravaioli lo utilizzò come abitazione propria e a proprie spese e fatiche vi costruì una parrocchia.

La passione per la fotografia e, soprattutto, per la lavorazione del ferro battuto animavano i giorni di questo sacerdote che, oltre a tramandare il proprio modo di lavorare il ferro, ci piace pensare, abbia lasciato nel luogo una carica di energia positiva ancora fonte di particolare ispirazione.

La piccola chiesa, oggi sconsacrata, ospita una mostra permanente di sculture, manufatti e oggetti in ferro battuto e altri metalli forgiati.

Alcuni anni fa, il caso e una ferma determinazione hanno fatto sì che un artista abbia deciso di recuperare il sito e di farne il proprio luogo di vita e di lavoro.

E’ stato creato un laboratorio ampio e ben attrezzato, ideale per la lavorazione del ferro battuto, per il restauro e la forgiatura dei metalli ma idoneo anche allo svolgimento di altre forme artistiche.

La splendida posizione fa del luogo il posto ideale per trascorrere un piacevole soggiorno coniugato ad una esperienza di lavoro e di studio.

 A “Sapinecchio”  si sono già svolti molti eventi: dall’esecuzione di sculture in ferro, alle esibizioni di forgiatura, alla riduzione dal minerale al ferro, ai corsi di progettazione e realizzazione di opere.

Riconoscimenti: storia

Curator — Camera di Commercio di Forlì-Cesena
Esperto — Roberto Giordani

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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