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Maioliche di Castelli

Unioncamere

“Dalla metà del Seicento fino all’inizio dell’Ottocento Castelli è ai vertici delle produzioni mondiali di maiolica”

La Storia

Fino a pochi decenni fa le produzioni cinquecentesche della Maiolica di Castelli erano attestate da pochi esemplari riferiti in genere alla famiglia Pompei, della quale il ceramista più noto è Orazio (ca. 1507-1588/9). 

Di questi è nota anche l’abitazione per l’iscrizione incisa sull’architrave di una finestra: “Haec est domus Oratii figuli 1562” (Questa è la casa di Orazio vasaio 1562). 

Grazie agli scavi archeologici condotti in un piccolo dirupo esistente tra la casa di Orazio Pompei e il sottostante precipizio, è stato possibile documentare una produzione medioevale di ceramica ingobbiata graffita, fino ad allora sconosciuta e attribuire alle produzioni castellane un prestigioso corredo farmaceutico, conosciuto sotto il nome “Orsini-Colonna” che si trova al British Museum di Londra. 

È stato possibile attribuire a Castelli anche il fastoso servizio da tavola farnese a fondo blu con il disegno in bianco e oro dello scudo araldico del cardinale Alessandro Farnese, del quale il nucleo più consistente è esposto al Museo di Capodimonte.

Antico pannello di ceramiche del Cinquecento

Appartengono alle produzioni della prima metà del Seicento alcuni dei monumenti più interessanti da visitare a Castelli.

Il più importante è certamente la Chiesa campestre di San Donato, posta poco sopra l’abitato e definita da Carlo Levi la “Sistina della Maiolica”, per il suo soffitto maiolicato, unico in Italia, composto di circa ottocento mattoni, realizzato tra il 1615 e il 1617 da tutti i castellani per motivi devozionali e con grande libertà di ispirazione. 

Il monumentale soffitto è dipinto nello stile “compendiario”, una decorazione a motivi semplici su fondo bianco che si impone dalla seconda metà del Cinquecento ai primi decenni del Seicento e con la quale si reagisce ai toni accesi rinascimentali.

Soffitto della Chiesa Campestre di San Donato

Castelli deve tuttavia la sua fama alle produzioni barocche che dalla metà del Seicento fino all’inizio dell’Ottocento la pongono ai vertici delle produzioni mondiali di maiolica.

Verso la fine della prima metà del Seicento infatti i ceramisti castellani ripropongono un modo di dipingere le maioliche già in auge nel Cinquecento con il nome di “istoriato”, che consiste nel decorare le maioliche con scene tratte dalla Bibbia, dalla mitologia o con scene di caccia e di paesaggio.

 La rappresentazione è condotta nei toni tenui ed accattivanti della tavolozza castellana che è composta di cinque colori (il giallo, l’arancio, il blu, il verde ed il bruno di manganese) ed è nota con il nome di “istoriato castellano”.

Accanto alla produzione di pregio a Castelli è sempre esistita una produzione ordinaria, di vasellame d’uso quotidiano, che veniva venduta prevalentemente nelle fiere e nei mercati.

Alla fine del XVIII secolo le produzioni di maiolica ordinaria di Castelli avevano perso la competitività e la diffusione che le avevano caratterizzate nei due secoli precedenti.

Si assiste a una progressiva decadenza della qualità delle produzioni ormai limitate quasi esclusivamente a oggetti di maiolica ordinaria di uso comune, mentre la porcellana e le produzioni industriali conquistano sempre di più i mercati.

E’ questa la situazione che caratterizza quasi tutto l’Ottocento alla quale si tenta di porre rimedio attraverso una maggiore qualificazione delle maestranze e la richiesta di creare scuole professionali, in grado di fornire gli strumenti tecnici e culturali che fungessero da supporto alla riconquista dei mercati e alla rinascita del settore.

La fondazione dell’Istituto d’Arte per la Ceramica all’inizio del Novecento ha avuto un ruolo determinante per la ripresa dell’artigianato ceramico, con un rifiorire delle attività artistiche ed economiche.

Chiostro del museo delle Ceramiche di Castelli

La Pruduzione Moderna

Nel 1964, quando si vive uno dei periodi più difficili per l’artigianato castellano, viene fondato il Centro Ceramico Castellano con compiti di assistenza tecnica, artistica e commerciale alle imprese. Il Centro all’inizio degli anni ’70 realizza il “Villaggio Artigiano”.

Si assiste così ad una totale trasformazione dell’apparato produttivo con il trasferimento nel “Villaggio” di quasi tutte le antiche botteghe esistenti nel centro storico, che si riqualificano con la creazione di ambienti di lavoro razionali, dotati di attrezzature di avanguardia, alla cui realizzazione e progettazione partecipano spesso anche artigiani locali.

Questa sostanziale innovazione organizzativa è accompagnata da una profonda trasformazione tecnologica con l’eliminazione dal ciclo produttivo delle fasi relative alla lavorazione dell’argilla, dei colori e degli smalti, che vengono reperiti già pronti sul mercato, e dall’abbandono del glorioso forno a respiro di invenzione castellana con alimentazione a legna, sostituito con i forni elettrici o a gas delle più varie dimensioni.

A questo si aggiunge la formazione qualificata delle nuove generazioni che ha consentito di mantenere viva la tradizione e di seguire l’evoluzione del gusto garantendo l’introduzione di produzioni innovative. 

Queste iniziative danno ancora oggi una risposta positiva alle richieste dei mercati nazionali ed internazionali e al flusso turistico sempre più consistente.

Castelli

Castelli è un piccolo paese di circa 1500 abitanti, a cinquecento metri di altezza e a cinquanta chilometri dal mare, all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. 

Deve il suo nome all’aspetto che offre al visitatore che si avvicina: un pugno di case arroccato in cima a uno sperone breccioso, che si eleva per quasi cento metri, alla confluenza dei torrenti Rio e Leomogna. Un vero e proprio “castello”, inaccessibile per tre lati e facilmente difendibile nella parte attaccata alla montagna. 

È al centro di un possente anfiteatro di monti che si distaccano dalle vette del Gran Sasso al quale fa da scena un dolce paesaggio di colline degradanti verso il mare. 

È sovrastato dalla parete rocciosa del Monte Camicia, che con un salto di quasi mille metri termina nel Fondo della Salsa, il nevaio perenne più basso d’Europa.

Castelli

E’ il più piccolo dei trentasei centri di antica tradizione ceramica esistenti in Italia riconosciuti e protetti da un'apposita legge e che vive da cinque secoli esclusivamente di maiolica, famoso per le sue produzioni che dal Cinquecento all’Ottocento sono state ai vertici delle produzioni mondiali.

Riconoscimenti: storia

Curator — Camera di Commercio di Teramo

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