Il monastero di San Salvatore-Santa Giulia a Brescia

Fondazione Brescia Musei

Un monastero che attraversa la storia dai Longobardi al Patrimonio Mondiale dell'Umanità

Il monastero di San Salvatore-Santa Giulia
Il monastero di San Salvatore-Santa Giulia venne fondato alla metà dell’VIII secolo d.C. da Desiderio, ultimo re dei Longobardi, con la moglie Ansa. Femminile, di regola benedettina, accolse tra le sue mura vedove, sorelle, figlie di personaggi di alto rango, che garantirono doti cospicue nel tempo. Il monastero venne arricchito nei secoli di nuovi edifici, affreschi, rilievi e di un prezioso tesoro, che venne quasi totalmente disperso in seguito alla soppressione degli ordini monastici voluta da Napoleone a fine Settecento. 
Dopo un lungo lavoro di recupero architettonico, scavi archeologici e di valorizzazione degli edifici, dal 1998 il monastero ospita il Museo della città, che racconta la storia di Brescia dal III millennio a.C. sino al XVIII secolo. Nei suoi percorsi sono inglobati i livelli e gli edifici del complesso monastico, due abitazioni di età romana, la basilica longobarda, l’oratorio romanico con il Tesoro del monastero, il coro rinascimentale. 
L'età preistorica e protostorica
Nella sezione del museo viene illustrata l'evoluzione dell'insediamento umano dai primi villaggi sparsi nel territorio fino alla fondazione nell'età del Ferro del primo nucleo abitativo. Il settore è collocato nel suggestivo piano seminterrato del complesso monastico. Fra i pezzi di maggior valore si trovano le Falere d'argento lavorate a sbalzo. la sezione prosegue con le testimonianze della romanizzazione del territorio bresciano: pietre miliari, anfore e preziosi oggetti provenienti dai corredi funerari. 

La Falera in argento della metà del I secolo a.C. era utilizzata nella bardatura dei cavalli per coprire gli incroci dei finimenti. Essa è ornata sulla fascia da teste umane stilizzate.

L'elmo in ferro datato IV-III secolo a.C. con paragnatidi e appliques in bronzo è ornato da motivi floreali e zoomorfi ottenuti a sbalzo e a bulino.

Anfore, pietre miliari, preziosi corredi funerari, allestiti negli spazi sotterranei del Museo, testimoniano la presenza romana sul territorio bresciano.

L'età romana
Il percorso espositivo documenta l'immagine della città dal I secolo a.C. al VI secolo d.C., attraverso materiali che provengono da edifici pubblici, religiosi e civili, da abitazioni private (domus), da necropoli e dai più antichi luoghi di culto cristiano. Nella sezione è possibile ammirare una serie di bronzi rinvenuti nel 1826 presso le rovine del tempio capitolino. Fra questi i ritratti imperiali dorati e la meravigliosa statua della Vittoria alata, uno dei capolavori conservati nel museo.

La statua in bronzo della Vittoria alata è un simbolo che ha attraversato i secoli ed è all'origine della nascita dei Musei di Brescia. Venne trovata nel 1826 presso le rovine del tempio capitolino.

Le domus dell'Ortaglia
Il monastero venne edificato sui resti di un quartiere residenziale di età romana, oggi parzialmente inglobato nei percorsi di visita del Museo. Le domus dell’Ortaglia sono parte di questo quartiere: si tratta di due abitazioni di alto livello, ricche di mosaici policromi e affreschi parietali, conservate al disotto dell’antica Ortaglia del monastero e abitate dal I sino al III secolo d.C.

Il triclinium (sala da pranzo) della domus di Dioniso è la stanza più ricca di pareti affrescate e presenta al centro lo straordinario mosaico raffigurante Dioniso.

Particolare del riquadro figurato al centro della sala di Dioniso con il dio che abbevera una pantera.

Una sala del museo dove sono esposte lastre di sarcofagi e mosaici.

I mosaici costituivano il rivestimento pavimentale più diffuso nel mondo romano. In prevalenza sono in bianco e nero con decorazione geometrica.

Il museo ospita una ricca collezione di iscrizioni funerarie romane, che ci tramandano notizie importanti sulle professioni, le caratteristiche sociali, gli usi e i costumi delle persone comuni.

L'età Altomedievale: Longobardi e Carolingi
Nella sezione dell'età altomedievale è esposta una selezione di reperti che documentano la presenza longobarda a Brescia e nel territorio attraverso corredi funerari fra cui spiccano armi, collane, spille e le raffinate crocette in lamina d'oro decorate a sbalzo.

Nelle vetrine sono esposti i corredi delle sepolture.

La basilica di San Salvatore
La basilica longobarda dedicata a San Salvatore, edificata alla metà dell’VIII secolo d.C., rappresenta una delle testimonianze più importanti dell'architettura religiosa altomedievale, ben riconoscibile nonostante le aggiunte dei secoli successivi.

La basilica longobarda è divisa in tre navate da due file di colonne, alcune di età romana, riutilizzate, come anche alcuni capitelli riccamente decorati.

Le navate erano completamente affrescate con episodi della vita di Cristo e delle martiri cristiane le cui reliquie erano deposte nella cripta.

Al di sotto dei riquadri nei quali era scandita la parete correva un’iscrizione, che ricorda il nome del fondatore, re Desiderio.

Una preziosa decorazione in stucco sugli archi, raccorda la decorazione ad affresco con l'architettura.

La decorazione a stucco è impreziosita da inserti in vetro.

Nella navata settentrionale della basilica è reimpiegato un capitello a paniere di origine bizantina.

Questa lastra, con un’altra simmetrica, decorava il parapetto di un ambone. Il pavone, reso con ricchezza di dettagli, era simbolo di immortalità.

Della basilica fondata da re Desiderio si conserva anche questo arredo, scolpito in marmo greco, che era probabilmente la copertura di un altare.

Completavano la decorazione una serie di rarissime terrecotte decorate a stampo, con grappoli d’uva e foglie di vite.

Dal 2011 il monastero di Santa Giulia con il parco archeologico è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO con il sito I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d. C.).

L'età del Comune e delle Signorie
Il percorso espositivo comprende elementi architettonici, sculture ed affreschi prodotti per edifici della città o del territorio tra la fine dell'XI secolo e i primi decenni del XV secolo.
Santa Maria in Solario
L’oratorio romanico di Santa Maria in Solario, costruito verso la metà del XII secolo, è a pianta quadrata ed è caratterizzato dalla copertura a tamburo ottagonale con loggetta cieca, sorretta da colonnine e capitelli altomedievali di reimpiego.

L'architettura dell'aula inferiore poggia al centro su un altare di età romana reimpiegato nel XII secolo. In questo ambiente le monache custodivano il tesoro del monastero.

Al piano superiore si trova la cappella riservata alle monache. Gli affreschi dell'inizio del XVI secolo sono attribuiti a Floriano Ferramola e alla sua bottega.

Oggi vi si può ammirare la cosiddetta Croce di Desiderio, capolavoro di oreficeria carolingia dell'inizio del IX secolo d.C., caratterizzata dalle notevoli dimensioni e dalla ricca ornamentazione.

Sulla croce sono inserite 212 gemme databili dall’età romana sino al XVI secolo, tra cui il medaglione raffigurante i ritratti di una matrona con i figli.

Il "Ritratto virile con elmo", della seconda metà del I secolo a.C., è uno dei cammei in sardonice che decora la Croce.

Il coro delle monache
Il coro permetteva alle monache di clausura di seguire le funzioni religiose che si tenevano nella Basilica di San Salvatore. Le pareti vennero interamente affrescate, secondo un tema iconografico ispirato al tema della salvezza e realizzato da artisti diversi, in un periodo di tempo compreso tra il terzo e il sesto decennio del XVI secolo.

Sovrasta il coro, dalla parete di fondo, la monumentale "Crocifissione" dipinta dal pittore bresciano Floriano Ferramola (1525-27).

L'età veneta
La sezione dell'età veneta illustra i caratteri fondamentali dell'architettura e della decorazione architettonica urbana nel XV e nel XVI secolo attraverso i raffinati materiali provenienti da edifici privati, conventi, chiese ed edifici pubblici.

Mascheroni grotteschi in pietra della seconda metà del XVI secolo.

Nel chiostro rinascimentale settentrionale è esposta parte della ricca collezione di epigrafi di età romana.

Riconoscimenti: storia

Comune di Brescia, Associazione Italia Langobardorum, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Province di Bergamo e Brescia.

Dal 6 maggio 2017 al 7 gennaio 2018 il Museo di Santa Giulia ospita la mostra "Mimmo Paladino. Ouverture".

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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