Magnifiche decorazioni

Mantova Museo Urbano Diffuso

Il gruppo di sculture, in gran parte in terracotta, che qui ammiriamo ci riporta alla Mantova rinascimentale e alle importanti decorazioni presenti nelle sue strade. Il Museo della Città ospita l’eccezionale collezione, che rimanda in generale al gusto del Mantegna, il quale non solo usò dipingere in modo quasi statuario, ma fu anch’egli modellatore di statue, come ci ricorda il busto bronzeo che appare nella sua cappella funeraria in Sant’Andrea e che lo ritrae. Rispetto a questa linea temporale fa eccezione la bellissima statua romanica di Virgilio, vero patrono della città.

Virgilio in cattedra
Questa magnifica statua, di elevata qualità, mostra indubbiamente Virgilio in cattedra, secondo la tradizione che attribuiva al nato di Andes non solo doti di eccelso poeta ma anche capacità di insegnamento universale. Intenso è il dibattito fra gli studiosi in merito all’origine e all’autore di questo ritratto. È scontata oggi la sua datazione al periodo medioevale. L’artefice è certamente un Maestro Campionese, il che tuttavia non aiuta a precisare il suo stile, poiché le maestranze provenienti dalla zona tra Como e il Canton Ticino non possedevano tipologie artistiche comuni. Alcuni hanno sottolineato i legami con il romanico modenese, altri con quello bolognese, altri con quello parmense. La soluzione più accreditata attribuisce l’opera agli anni immediatamente posteriori al 1180. Quanto alla sua sede originaria, la scultura sembra si trovasse dopo il quattordicesimo secolo all’interno del Palazzo della Ragione, da cui fu rimossa nel 1853 per essere trasportata presso l’Accademia Virgiliana, quindi nel 1915 a Palazzo Ducale.
Vergine Annunciata
Le cinque statue, dall’altissima qualità esecutiva, provengono dalla facciata di una casa rinascimentale di Mantova sita in via Frattini 5, stilisticamente vicina ai modi del Fancelli. Le sculture, in terracotta con tracce di policromia, collocate un tempo entro le nicchie a coronamento della facciata medesima, furono tolte da tale sede nel 1958 e sostituite con copie. Gli originali che qui si mostrano sono attribuiti ad un ignoto scultore lombardo-veneto attivo nella seconda metà del Quattrocento, forse legato alla cerchia dei donatelliani padovani. Tuttavia, già all’epoca della grande mostra su Andrea Mantegna curata dal Paccagnini, il gruppo venne accostato alla bottega del maestro di Isola di Carturo, se non direttamente a lui stesso. Le sculture, destinate sicuramente in origine ad essere osservate da un punto di vista ribassato, presentano caratteri dichiaratamente espressivi accanto a tratti di più elegante classicità, tanto da far pensare a due diverse mani: una per le figure dell'Angelo Annunciante, della Madonna Annunciata e del San Paolo, caratterizzate da un più morbido classicismo vicino ai modi toscani, un’altra diversa per il San Pietro e per l’Evangelista, che presentano un’espressività più insistita di gusto mantegnesco-donatelliano. Forse l’esemplare più commovente è proprio quello della Vergine, raccolta in sé e tuttavia sbigottita per la potenza dell’Annuncio.

Anche l’Angelo, raccolto nell’Annuncio, presenta un dinamismo trattenuto, che dà al rapporto con la Vergine un’intonazione magnifica e drammatica. Le sue grandi ali diventano un ornamento maestoso.

Si parla appunto, per queste tre prime statue, di un riferimento più intenso alla Toscana. Naturalmente, ogni attribuzione è complicata dal fatto che il maestro scultore toscano per eccellenza, Donatello, si sposta a Padova e da qui influenza la seguente produzione artistica veneta, che trova in Mantegna uno dei suoi più alti esponenti.

La statua dell’Evangelista che qui appare ha un tratto più scabro e sembra irrigidita in se stessa, tanto che le braccia paiono quasi a protezione del corpo. Si potrebbe dunque pensare che questa opera e il San Pietro siano di allievi del maestro che concepì l’intero insieme e realizzò direttamente le prime tre sculture.

In ognuna delle cinque statue si mostra una notevole forza, che doveva certamente ammonire il viandante di passaggio accanto alla casa. D’altronde, i dettagli che oggi appaiono troppo marcati venivano attenuati dalla distanza fra sculture e l’occhio dello spettatore.

Busto di Francesco II Gonzaga
Questo busto, insieme agli altri due che ritraggono Virgilio e Battista Spagnoli, è frutto di un ignoto plasticatore locale che creò l’intero gruppo su commissione del medico e letterato Battista Fiera (1465-1538), in onore del Marchese e dei due grandi poeti mantovani. Le tre sculture ornavano un arco che si apriva tra la casa del Fiera e il convento di San Francesco in Mantova. I busti risultano già ivi collocati nel 1514 quando, con un decreto, Francesco ne imponeva la protezione e conservazione perché ritenuti prezioso ornamento per l’intera città. Furono tolti dalla loro sede originale nel 1852, quando l’arco venne abbattuto. Il Marchese Francesco si mostra secondo la nota tipologia, con barba e armatura. Sulla corazza svetta un’aquila, simbolo di valore, che tiene nel becco un ramo di lauro. L’opera rivela grande livello qualitativo.
Virgilio
A differenza degli altri due busti dell’arco Fiera, qui l’ignoto autore non si riferisce a personaggi viventi ma al massimo poeta della latinità. Tra le varie effigi di Virgilio presenti in città, questa lo mostra come un uomo quasi anziano e sopraffatto dal peso del proprio ingegno. Magnifica e comunque realistica è la rappresentazione del volto, che immerge nell’epoca rinascimentale la fisionomia del protettore spirituale di Mantova.
Battista Spagnoli
Battista Spagnoli fu un fecondissimo letterato e scrittore mantovano, professore di teologia a Bologna, di sterminata produzione in versi, che, rivaleggiando con Virgilio, creò quasi un calco rinascimentale delle opere del grande poeta latino. Carmelitano, fu anche importante figura di riformatore religioso. Il busto che lo ritrae e che fa parte del gruppo dell’arco Fiera, unisce la serenità dell’espressione all’intensa attitudine alla meditazione.
Peduccio pensile
Il grazioso capitello è ornato da un cartiglio con iscrizione. Il reperto forse proviene dalla Casa del Mantegna. Infatti, la scritta in stampatello AB OLYMPO rimanda alla scritta visibile nel cortile della casa quattrocentesca del pittore. Ricordiamo che AB OLYMPO significa “Dall’Olimpo”: uno sguardo dal cielo che si realizza nel celebre cortile circolare della dimora del maestro, sita oggi in via Acerbi.
Riconoscimenti: storia

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con Lorenza Baroncelli (Assessore alla rigenerazione urbana e del territorio, marketing urbano, progetti e relazioni internazionali del Comune di Mantova)
Coordinamento Scientifico / Scientific Coordinator:
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Curatore testi e immagini / Superintendent texts and images:
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In collaborazione con / In cooperation with:
Stefano Benetti (Palazzo Te e Musei Civici)
Foto di / Photo by:
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Un ringraziamento speciale a / A special thanks to:
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Lo staff di Palazzo Te che ha fatto il turno dalle 19 all’1 del mattino per la gigapixel per tre giorni di fila
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