Stile e artigianalità impeccabili: l'arte di 5 modisterie torinesi

Palazzo Madama

Torino. Un secolo di moda.

Un accessorio essenziale
Complemento abituale del vestire della signora del XIX secolo, il cappello diventa nel Novecento accessorio indispensabile per le donne di ogni classe sociale. Negli anni Venti nascono una nuova immagine della donna e l’abito moderno: il cappello segue da vicino il mutamento, con la libertà e la fantasia consentite dalla sua funzione puramente estetica. La collezione di Palazzo Madama, formatasi grazie a donazioni cittadine, mette in evidenza la particolare sfumatura di stile delle signore torinesi. Note per l’eleganza aggiornata al gusto internazionale, si servivano da modisterie di alto livello come Vassallo e David, o acquistavano a Parigi presso le case più prestigiose: Caroline Reboux, collaboratrice di Worth per l’imperatrice Eugenia, Maria Guy, sua allieva, la Maison Lewis, in rue Royale. Anche nei decenni successivi, le modisterie eccellenti, quali Cerrato, Maria Volpi, Chiusano e Rigo, Gina Faloppa, mantengono un rapporto privilegiato con la capitale francese e propongono, accanto alle proprie creazioni, modelli originali o copie su licenza di maison come Pierre Balmain, Christian Dior, Jean Barthet, Claude Saint-Cyr.

Cappello da sposa
1908

Questo cappello completava un abito da sposa dalla linea diritta, in damasco di seta nero, come d’uso all’inizio del secolo nelle campagne e nelle valli piemontesi

Cappello in velluto tagliato unito di seta
1928 - 1930

Creato da Modisteria Matteis

Calotta in feltro di lana
1930 - 1935

Creato da modisteria torinese

Sono entrata come giovane sposa nell’azienda della famiglia Viora, specializzata nella lavorazione di piume e fiori artificiali. All’inizio tenevo la contabilità dei 22 dipendenti. Ma poi le cose sono venute da sole: ho imparato a tingere piume e fiori, e a lavorarli. Il laboratorio in via Po 5 era composto di 8 saloni bellissimi, di 8 metri e mezzo di altezza. Quanto freddo nei mesi invernali! Le lavoranti avevano tutte uno scaldino sotto al grembiule. Vicino alla finestra stavano le più esperte, all’altro lato del tavolo le giovani, delle ragazzine perché l’apprendistato durava 5 o 6 anni. Per fare un fiore si partiva dalla seta, che si comprava a Como. Si tagliavano i petali, prendendo a modello quelli di un fiore vero, poi si tingevano e si montavano. Abbiamo poi usato degli stampi per tagliare e altri incisi per imprimere le nervature. I petali erano poi curvati uno a uno con le boules, dei ferri riscaldati sul fornelletto a gas, e montati con gli stami che si acquistavano a Parigi. Le piume esotiche invece si compravano a Londra, lo struzzo per i boa, ma si usavano tantissimo anche le semplici piume di gallina, di gallo o di fagiano, che bisognava saper tingere, lavorare e montare con una pazienza certosina.
Ada Viora

La storia dei Viora nella moda risale alla fine dell'800, quando la bisnonna Margherita partì per Parigi. Una ditta di famiglia che ha lavorato nella moda torinese fino al 1978.

Cappello in feltro di lana
1938 - 1942

Creato da una modisteria torinese

Chiusano e Rigo, nome rinomato a Torino

La modisteria di lusso di Chiusano e Rigo fu fondata da Lucia Chiusano e Caterina Rigo nel 1924. La sua vetrina sorgeva su una delle principali strade per gli acquisti alla moda.

Toque di velluto di viscosa, aigrette
1950 - 1955

Creato da una modisteria torinese

Maria Volpi

Maria Volpi, con negozio in via Carlo Alberto 1, contendeva alla Tealdi negli anni cinquanta-sessanta la migliore clientela torinese.

Lupotto and Calosso Milliners

Romilda Calosso iniziò il suo apprendistato a 14 anni, nel 1929, nella casa di mode Chiappino, dove era prima lavorante Irma Lupotto. Aprirono poi insieme una loro modisteria in via dei Mercanti, trasferita nell’elegante via Pietro Micca nel pieno del loro successo.

“Iniziai a lavorare da una modista a dodici anni: tenevo in ordine, facevo le consegne e cucivo le etichette. Nel laboratorio di Gina Faloppa entrai come lavorante e divenni presto première. Si iniziava col modellare la carcassa in filo di ferro rivestito, e su di essa la forma con lo spaltrì, un foglio di paglia intrecciata. Questa, indurita con il cemento spart, diventava la "matrice" su cui si confezionavano i cappelli in tessuti e colori diversi. Nel laboratorio le mani delle modiste andavano veloci. Le lavoranti sedevano intorno a un lungo tavolo rettangolare. Ognuna aveva sulle ginocchia un’assetta in legno imbottito e rivestito di tela bianca su cui appoggiava il cappello per lavorarci, mentre sul tavolo stavano i ferri da stiro, le boules su cui si dava la forma arrotondata ai tessuti, le forbici, pinze, scatole di spilli, la colla. Gli aghi erano sempre appuntati sul grembiule bianco. C'era un buon odore nell'aria, l’odore delle stoffe nuove e del tenaccio, la colla usata per la confezione. E c'era fermento, soprattutto quando si preparava la collezione e si sceglievano colori e materiali”.

Angela Rosmino

Acconciatura di piume di struzzo
1960 - 1965

Creato da modisteria torinese

Toque di taffetas cangiante, filo di ferro e tulle
1960

Creato da Modisteria Chiusano e Rigo

Cappello di feltro di lana impunturato
1960 - 1962

Creato da una modisteria torinese

Calotta in organza di seta
1962

Calotta in organza di seta, velluto di viscosa, taffetas
1968

Creato da Modisteria Volpi

Cappello in feltro di lana, pelle intrecciata, pelliccia di volpe
1968 - 1972

Creato da Modisteria Lorenzini

Riconoscimenti: storia

Cura della mostra:
Maria Paola Ruffino, Curatore per le arti decorative, Palazzo Madama
Coordinamento: Carlotta Margarone, Responsabile Comunicazione, Fondazione Torino Musei
Inserimento: Valentina Lo Faro e Francesca Papasergi
Traduzioni: Alessandro Malusà
#fashionpam

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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