Aghanistan: Untitled:

Imago Mundi

Artisti contemporanei dall'Afghanistan

Senza titolo: Arte contemporanea in Afghanistan
Come accade per la maggior parte dei temi concernenti l’Afghanistan, anche quello dell’arte contemporanea risulta complicato per ragioni filosofiche e sociopolitiche che per lo più non hanno alcun rilievo quando si affronta il medesimo tema in altre nazioni. Si tratti di arti visive, quali la pittura, il cinema e la fotografia, o delle arti dello spettacolo, quali la musica e il teatro, le attività artistiche e culturali dell’Afghanistan (in particolare a Kabul) hanno fatto registrare negli ultimi anni una esplosione di interesse da parte di Paesi stranieri finendo in qualche misura invischiate nella loro geopolitica. Ciò è in parte da attribuire al desiderio dei Paesi stranieri di dimostrare che oltre dieci anni di interventi economici e militari hanno portato alla creazione di una cultura contemporanea che non solo giustifica l’iniziale invasione, ma giustifica anche il ritiro parziale o totale dall’Afghanistan. L’Afghanistan è diventato, secondo una mia definizione, un “Conflitto Chic” e l’operazione cosmetica volta ad esagerare gli aspetti glamour e romantici della cultura contemporanea del Paese agendo come una sorta di specchio deformante culturale, ha finito per produrre una immagine distorta della realtà.

Muhammad Hasib Hazinyar - Untitled (2013)

Diventa di conseguenza difficile affrontare un progetto nel campo dell’arte contemporanea in Afghanistan senza avere la sensazione di far parte di quel processo di “mercificazione” dell’“arte afgana” funzionale a ciò che gli Stati Uniti e i Paesi europei desiderano dire dell’Afghanistan. È stata questa la sfida degli ultimi anni non solo nel mio lavoro con
gli artisti e nei miei tentativi di esplorare e sostenere la produzione artistica contemporanea dell’Afghanistan, ma anche nella mia personale pratica artistica.

Pedram Beheshty - Untitled (2013)

Pertanto quando sono stato contattato e mi è stata offerta la possibilità di curare il Progetto Imago Mundi-10x12 per l’Afghanistan, ho reagito con scetticismo pur conoscendo il contributo di Fabrica e Benetton all’arte e alla cultura in tutto il mondo. Era il novembre del 2012 ed ero impegnato in una complessa installazione per la Biennale Kochi/Muziris quando ricevetti la telefonata. La comunicazione via cellulare tra Treviso
e Kochi era disturbata e la conversazione fu intensa, ma breve. Finita la telefonata tornai semplicemente al mio lavoro di artista. Dopo tutto, pensai, sono un artista, non un curatore. E sebbene abbia avuto rapporti di diverso genere con gli artisti, anche in veste di curatore, non mi considero un curatore. E poi sorgevano alcuni interrogativi: per quale ragione Benetton desiderava realizzare questo progetto in Afghanistan? Si trattava per caso di un’altra forma di mercificazione che affondava le sue radici nella percezione romantica che gli europei hanno dell’Altro esotico? O era l’ennesima manifestazione del “Conflitto Chic”?

Ommolbanin Shamsia Hassani - Misleh Man (Like Me) (2013)

Sayed Naweed ul Haq Fazle - Untitled (2013)

Così per un po’ di tempo dimenticai quella telefonata.
Ma non appena ebbi modo di effettuare qualche ricerca sul Progetto Imago Mundi e sulle sue varie incarnazioni in tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti, l’India, il Giappone, la Corea del Sud, la Mongolia, la Russia, l’Europa orientale, il Sud America, l’Australia e via dicendo, cominciai ad intravedere le potenzialità del progetto come strumento di scambio con e tra gli artisti dell’Afghanistan. Ciò fu per me non solo l’occasione di esprimere una volta ancora il mio rapporto con l’arte contemporanea afgana e di rivedere vecchi amici (e farmene di nuovi), ma anche di affrontare gli artisti afgani per conto “del mondo esterno” allo stesso modo in cui gli artisti vengono affrontati in altri Paesi dove la produzione di arte contemporanea è forse più “prevista” o, se vogliamo, meno sorprendente, meno messa in dubbio e meno complicata.

Navidu Rahman Alam – Untitled (2013)

Durkhanai Stanizai - Untitled (2013)

Non erano previsti seminari, workshop, corsi di formazione come quasi sempre accade con i progetti che nascono all’estero e spesso considerano gli artisti afgani precursori necessari della produzione artistica del Paese. Inoltre non vi era un indirizzo tematico che li potesse accomunare, ma venivano lasciati liberi di creare opere d’arte secondo i loro desideri e bisogni e non dovevano essere imbrigliati all’interno di progetti sostenuti e ideati da sponsor stranieri per veicolare messaggi in materia di diritti umani, diritti delle donne, pace o droga. Il Progetto Imago Mundi non aveva atteggiamenti preconcetti nei confronti degli artisti afgani né aspettative sul tipo di opere che un artista afgano avrebbe dovuto realizzare.
È stato questo a sollecitare il mio interesse e a mantenerlo vivo per tutta la durata del progetto.

Lajaward Haqiqi - Untitled (2013)

Abdul Wahab Mohmand – King (2013)

Tuttavia, pur in presenza di un approccio concettuale tale da creare uno spazio all’interno del quale gli artisti sarebbero stati liberi di interagire su un piano di parità con gli artisti di tutto il mondo, la realizzazione del progetto in Afghanistan non poteva esimersi dall’affrontare le difficoltà, gli ostacoli, le sorprese e le emozioni che caratterizzano il contesto del Paese.

Narges Noori - My Thoughts Make Me Beautiful (2013)

Fardin Hamidi - Untitled (2013)

L’Afghanistan è ancora in larga misura un Paese “in pieno” conflitto e non nella fase post-bellica ed è quindi impossibile estraniarsi completamente da questa esperienza, specialmente quando la produzione artistica è spesso così intimamente legata all’ambiente circostante. L’inizio della guerra nel 1979 interruppe bruscamente la produzione di arte contemporanea che aveva iniziato a mettere radici intorno alla ancor giovane Facoltà di Belle Arti dell’Università di Kabul. Rimase in vita solamente l’antecedente modernismo “plein air” importato dall’Europa da artisti afgani quali Ghulam Mohammad Maimanagi inviato da re Amanullah Khan negli anni ’20 a studiare arte e che finì per ispirare innumerevoli artisti fino ai giorni nostri con l’obiettivo di ricreare in Afghanistan una tradizione artistica e rifondare un mercato dell’arte.

Ahmad Murtaza Habibyar - Suhl (Peace) (2013)

Arif Bahaduri - Untitled (2013)

Inoltre l’ambiente attuale, la guerra e la cultura dello sviluppo scaturita dalle particolari condizioni del Paese, hanno influito sul modo in cui l’arte contemporanea è riemersa, sui temi che gli artisti tendono ad affrontare e sulla produzione degli artisti afgani. Ciò ha comportato che ne scaturisse una sorta di visione creativa angusta per cui gli artisti afgani hanno visto nel Progetto Imago Mundi la possibilità di affrontare una sfida e di misurarsi nel vasto spazio della libertà creativa producendo opere non legate ai temi sociali sopra accennati o suggerite da un qualche donatore esterno.

Sayed Elias Hashimi - Untitled (2013)

Tahera Afzali – Untitled (2013)

Anche dopo aver trascorso ore a parlare delle possibilità del progetto, gli artisti non sembravano ansiosi di prendervi parte. Come già detto in precedenza, in Afghanistan si dà spesso per scontato che la produzione artistica sia legata ad un determinato progetto e al messaggio che il progetto intende diffondere. Ma si dà anche per scontato che dietro la produzione artistica ci sia un finanziamento e quindi un budget. Ho tentato in passato di intraprendere progetti con amici, di realizzare installazioni in luoghi pubblici semplicemente utilizzando il nostro denaro, ma inevitabilmente quando venivo avvicinato mi chiedevano “chi è il donatore?”, “quale è il tema?” seguito da “a quanto ammonta il budget?”. La creazione fine a se stessa è ancora difficile in un Paese nel quale le prove e le sofferenze della vita quotidiana assorbono tutto il tempo e tutta l’energia. Quale è il valore della produzione artistica senza una qualche forma di aiuto economico e/o beneficio quando si vive in un’area di conflitto nella quale la sicurezza non è garantita, l’inflazione è alta e la possibilità di trovare lavoro sempre più remota?

Khyber Hashimi - Untitled (2013)

Ahmad Reza Amiri - Untitled (2013)

E non di meno altri amici che mi chiamavano per sapere quando ci sarà il prossimo workshop o la prossima mostra o per parlarmi delle installazioni che intendono realizzare e per sapere se posso indicar loro uno spazio ecc. Ed è stato proprio lavorare a stretto contatto con gli artisti che mi ha fatto capire quante possibilità ci sono in Afghanistan di produrre opere capaci di andare oltre la guerra e di rispondere semplicemente al bisogno creativo dell’artista. Contribuendo al Progetto Imago Mundi ho scorto questo potenziale e, sebbene vi siano dei criteri e persino dei simboli scontati riconducibili all’Afghanistan (per esempio il burqa, lo sport del buzkashi, i poeti e i santi, i Buddha di Bamiyan, i paesaggi, le scene dei mercati), in questa collezione ho visto emergere simboli nuovi, come ad esempio l’immagine delle mani. Forse le mani alludono all’Occidente che fornisce assistenza e aiuto o riflettono il concetto occidentale secondo cui l’Afganistan va “salvato” da se stesso. O forse invitano gli afgani ad unirsi per ricostruire la loro società proprio in quanto le mani sono sempre state nel corso della storia simbolo di solidarietà. Quale ne sia il significato individuale o collettivo, posso affermare che vedo delinearsi nelle opere degli artisti afgani uno stile artistico al contempo unico e globalmente rilevante.

Hamida Ansari - Love (2013)

Storai Stanizai - The Eye (2013)

Un pomeriggio mentre me ne stavo seduto con un amico in un caffè, abbiamo cominciato a parlare di quale poteva essere la direzione che avrebbe intrapreso l’arte contemporanea in Afghanistan. Il mio amico era appena tornato da un soggiorno a Lahore, Pakistan, dove aveva studiato all’Istituto di Belle Arti. Era visibilmente contento di parlarmi dei suoi studi e di mostrarmi i progressi che aveva fatto rispetto a qualche anno prima in termini di creatività, di sviluppo concettuale, di utilizzo dei materiali e di capacità tecniche. Ma era già preoccupato all’idea che gli sarebbero mancate le conversazioni stimolanti, la collaborazione e l’incoraggiamento che aveva avuto a Lahore e non sapeva se a Kabul avrebbe avuto i medesimi stimoli. Nutriva qualche dubbio sulla sua crescita di artista e sullo sviluppo dell’arte contemporanea in genere, una preoccupazione questa condivisa da molti artisti afgani.

Ayatullah Ahmadi - Untitled (2013)

Rashed Rahmani - Untitled (2013)


In ultima analisi questa crescita è nelle mani degli stessi artisti e i miei dubbi e le mie preoccupazioni sono svaniti quando il mio amico e altri artisti nella fase di realizzazione del progetto, mi hanno detto che a loro giudizio il progetto metteva a disposizione uno spazio libero nel quale discutere idee, stili e visioni dell’arte. Non appena ho cominciato a ricevere le opere, le loro parole hanno acquistato un significato ancora più chiaro e forte in quanto mi sono reso conto che le dimensioni della tela erano irrilevanti rispetto alla portata dell’opera in termini di temi, creatività, dialogo e apertura concettuale.

Azizullah Hazara - Untitled (2013)

Folad Anzurgar - Untitled (2013)

Ma incertezza e instabilità sono reali e si manifestano nelle sfide logistiche affrontate per realizzare il progetto e negli ostacoli in cui si sono imbattuti gli artisti. Quando si debbono mantenere rapporti con 142 artisti, nascono inevitabilmente problemi. A volte è stato difficile raggiungerli perché abitavano in zone non sicure; altre volte non si poteva avere la certezza che gli artisti si trovassero in patria quando arrivava il momento di ritirare la loro tela. Le leggi dei Talebani e la guerra hanno causato un esodo di massa come non si vedeva dai tempi dell’occupazione sovietica e alcuni artisti hanno lasciato il Paese prima di completare la loro opera. L’esodo è la risposta alla infauste previsioni sul destino del Paese dopo il 2014 quando gli eserciti stranieri si ritireranno e l’afflusso di valuta straniera subirà un significativo ridimensionamento.

Sughra Hussainy - Untitled (2013)

Arezo Hassani - Untitled (2013)

Questa incertezza si riflette dappertutto, anche nei titoli dati (o forse dovrei dire “non dati”) alla maggior parte delle opere create dagli artisti. Senza titolo. Un po’ come il Paese che è Indefinito, Ignoto, Incerto, Senza Titolo. Per questo la maggior parte degli artisti hanno preferito l’espressione Senza titolo per definire la loro opera. “Senza titolo” è non solo la metafora del Paese e della sua cultura contemporanea, ma anche della vita personale e artistica di moltissimi degli artisti che hanno partecipato al Progetto Imago Mundi in Afghanistan. Sempre per questa ragione ho intitolato la collezione: Untitled: Contemporary Art from Afghanistan.

Zahra Mohammady - Silence (2013)

Untitled non ha nulla di definitivo, ma rappresenta il tentativo di fornire una panoramica dell’arte contemporanea afgana allo stato nascente. La collezione di 142 opere include pittori, calligrafi, miniaturisti, scrittori, cineasti, musicisti, poeti e artisti multimediali di ogni livello: dagli autodidatti ai diplomati, dai laureati ai professori, da coloro che non hanno mai esposto il loro lavoro agli artisti di fama internazionale. Le opere abbracciano quindi una vasta gamma di soluzioni tecniche e concettuali. Ma, a mio giudizio, era questa la scelta giusta. Non ci si poteva limitare ad una ristretta selezione dei “migliori” o degli artisti più in vista del Paese, ma bisognava armarsi di una rete più grande per catturare la produzione artistica contemporanea di quello che, superando le esitazioni passate, oggi mi sento di definire un “movimento”.

Hamdullah Arbab - Untitled (2013)

http://www.imagomundiart.com/collections/unititled-contemporary-art-afghanistan

Riconoscimenti: storia

Project management
Amanullah Mojadidi

Organization
Valentina Granzotto

Editorial coordination
Enrico Bossan

Texts
Luciano Benetton | Amanullah Mojadidi | Rahwad Omarzad

Editing and translation
Carlo Antonio Biscotto | Emma Cole | Abdul Hamid Hemat | Pietro Valdatta

Art direction
Namyoung An

Photography
Marco Pavan (artworks) | Lorenzo Tugnoli

Production
Marco Pavan

Cover
Qamardeen Chishti - Untitled

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
Traduci con Google
Home page
Esplora
Qui vicino
Profilo