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San Giovanni Battista

Tanzio da Varallo

Mantova Museo Urbano Diffuso

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Antonio d’Enrico, detto Tanzio da Varallo, nacque in un villaggio ai piedi del Monte Rosa. Forse derivò dalla vicinanza delle grandi vette alpine la sua caratteristica pittura, tutta improntata alla trascendenza, sia per la verticalità delle figure, che per gli intensi colori usati, che per la luce argentea e quasi livida che ovunque si mostra. Dopo il 1600, l’artista partì per Roma, e qui venne sconvolto dall’incontro con le opere di Caravaggio. Interpretando in una modalità del tutto personale i grandi contrasti luministici del lombardo egli, tornato al nord e lavorando in particolare al Sacro Monte, riuscì ad innovare profondamente l’arte del tempo, raggiungendo accenti di drammatico fasto che lo avvicinano in parte al magistero di El Greco. Celebri sono i suoi adolescenti, utilizzati per raffigurare personaggi sacri: ragazzini bellissimi, muscolosi, moderni nella loro forza espressiva. E’ questo il caso anche del Giovanni Battista che qui appare. Un tema trattato più volte da Tanzio, proprio per la contrapposizione tra la fisicità abbagliante del giovinetto e la grande missione mistica che lo attende. Ecco l’agnello, ecco la croce, ecco una nudità quasi licenziosa. Il pittore descrive con forti chiaroscuri ogni minima piega del corpo, così come disegna il volto quasi umano dell’animale simbolico. Un vento eterno scuote poi la capigliatura del santo, il cui sguardo sembra assorto in un’estasi meravigliosa.

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