La storia di un pioniere italiano

Inventore, artigiano, ribelle e anticonformista, Camillo Olivetti è il fondatore dell'impresa che il figlio Adriano ha consegnato al mito e alla storia.

Da Fondazione Adriano Olivetti

Atto di nascita di Camillo Olivetti. (1869/1869)Fondazione Adriano Olivetti

Samuel David Camillo Olivetti

Camillo Olivetti nasce il 13 agosto 1868 in una famiglia della borghesia ebraica di Ivrea. Il padre Salvador Benedetto è commerciante di tessuti, e la madre Elvira Sacerdoti, erede di una famiglia di ricchi banchieri modenesi.

Una fotografia di Camillo Olivetti a sette anni. (1875)Fondazione Adriano Olivetti

Orfano di padre a un anno, Camillo è un bambino solitario, dal carattere irruente, capace di improvvisi scatti che non lo abbandoneranno mai.

Elvira Sacerdoti in una foto di fine Ottocento.Fondazione Adriano Olivetti

Sono le dolci attenzioni della madre Elvira a crescere Camillo e sua sorella Emma, con un'apertura di vedute e un'educazione culturale e politica, molto moderna per l'epoca.

Camillo Olivetti nel 1888. (1888)Fondazione Adriano Olivetti

Camillo frequenta il liceo classico presso l'antico collegio Calchi-Taeggi di Milano e poi segue gli studi presso il Regio Museo Industriale oggi Politecnico di Torino.

Camillo Olivetti con i vicini di Monte Navale nel 1886. (1886)Fondazione Adriano Olivetti

Non è escluso che Camillo scelga gli studi scientifici anche per l'atmosfera che si respira in quegli anni in cui la cultura tecnico-scientifica viene considerata una leva per il progresso sociale.

Diploma di Laurea di Camillo Olivetti. (1891)Fondazione Adriano Olivetti

Camillo si laurea nel 1891 con il Professor Galileo Ferraris, ideatore del motore elettrico in corrente alternata, di cui trascrive le lezioni che conserva nella sua biblioteca personale.

La biblioteca di Camillo Olivetti (estremi cronologici 1864-1926)Fondazione Adriano Olivetti

Camillo Olivetti a ventritré anni. (1892/1892)Fondazione Adriano Olivetti

Dopo la laurea Camillo parte subito per Londra dove lavora per due anni in un’industria di meccanica fine, imparando così a conoscere il lavoro in fabbrica.

Una città inglese negli anni della rivoluzione industriale. (1892/1892)Fondazione Adriano Olivetti

Sono anni in cui l'industrializzazione, trasforma anche l'assetto urbano delle città, sempre più investite da ondate di popolazioni rurali in cerca di lavoro.

I delegati al Congresso Internazionale di Elettricità di Chicago. (1893)Fondazione Adriano Olivetti

Il viaggio in America

Nel 1893, tornato a Ivrea, viene chiamato dal Professor Ferraris che lo vuole al suo fianco per il Congresso di Elettricità di Chicago che quell'anno coincide con la Columbus Fair, l'Esposizione Universale che festeggia i 400 anni dalla scoperta dell'America.

Interni del Palazzo dell'Elettricità di Chicago durante la Columbus Fair del 1893. (1893)Fondazione Adriano Olivetti

Gruppo di studenti della Stanford University davanti al Campus Encina Hall. (1893)Fondazione Adriano Olivetti

L'insegnamento alla Stanford University

Il viaggio segna una svolta nella vita del giovane Olivetti, ormai venticinquenne, che ne approfitta per visitare Washington, San Francisco, Salt Lake City, Pittsburgh, Albany, Boston, New York. Camillo riesce persino a seguire i corsi di fisica alla Stanford University, dove ottiene un semestre di insegnamento in "electrical engineering".

Lettera scritta da Camillo Olivetti alla madre, Elvira Sacerdoti, il 12 maggio 1894 da Pittsburgh durante il suo primo viaggio negli Stati Uniti. (1894/1894)Fondazione Adriano Olivetti

Le lettere dall'America

Il racconto del memorabile incontro con Thomas Alva Edison, della visita ai suoi laboratori di West Orange nel New Jersey e di molto altro si legge nelle decine di lettere che indirizza alla famiglia e agli amici, e che oggi sono conservate negli Archivi della Fondazione Adriano Olivetti.

Camillo Olivetti (a destra) con gli amici Dino Gatta e Michele Ferrero, compagni di università. (1894)Fondazione Adriano Olivetti

Il ritorno a Ivrea

Tornato in Italia mette a frutto le idee che il viaggio americano gli hanno sollecitato. Con i compagni di università, Dino Gatta e Michele Ferrero, fonda un'impresa commerciale che assume la rappresentanza italiana delle biciclette americane Victor e delle macchine per scrivere Williams. Ma il futuro è altrove. E Camillo lo intuisce. Raduna quindi nella sua villa di Montenavale un gruppo di giovani artigiani canavesani, a cui insegna i rudimenti... dell'elettricità.

Domenico Burzio, al centro, con Prelle e Rey. (1920/1920)Fondazione Adriano Olivetti

Fra gli allievi del corso, quello che mostra maggiore profitto è il giovane Domenico Burzio. Figlio di operaio fucinatore, stringe con Camillo un profondo sodalizio, umano e professionale.

Discorso di commemorazione di Camillo Olivetti nel primo anniversario della morte di Domenico Burzio. (1933/1933)Fondazione Adriano Olivetti

Alla morte di Burzio, nel 1933, Camillo gli dedica un Fondo destinato a costituire uno dei primi esempi di servizio di assistenza sociale ai lavoratori della fabbrica: il Fondo di Solidarietà Interna.

Volantino pubblicitario della C.G.S. (1894/1894)Fondazione Adriano Olivetti

Nel 1896 fonda a Ivrea la Ing. C. Olivetti & C. che poi trasferisce a Milano trasformandola in C.G.S., acronimo di Centimetro, Grammo, Secondo per la produzione di strumenti elettrici di misurazione.

La Fabbrica di Mattoni Rossi nel 1894. (1894/1894)Fondazione Adriano Olivetti

La "mattoni rossi"
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La sede di Ivrea la progetta Camillo stesso su un terreno di proprietà della famiglia. La fabbrica è in mattoni rossi, in cima ha dei merli guelfi, come piacciono a lui, squadrati e senza vezzi.

Il Quarto Stato, olio su tela, Giuseppe Pellizza da Volpedo, 1902 (1902) di Giuseppe Pellizza da VolpedoFondazione Adriano Olivetti

L'impegno politico

Già durante il suo apprendistato a Londra, Camillo conosce dal vivo quel mondo operaio, reduce da lotte e riforme, per la rivendicazione dei diritti fondamentali. Ma è sicuramente negli Stati Uniti, a contatto con la nascente ricca borghesia industriale, che Camillo matura le sue idee ed osserva più lucidamente le storture del sistema politico italiano. E' infatti al suo ritorno da Chicago, che decide di aderire al neonato partito Socialista, di cui condivide i fondamentali con l'amico Turati.

Luisa Revel Olivetti a Ivrea. (1899/1899)Fondazione Adriano Olivetti

La moglie Luisa Revel

All'alba del nuovo secolo Camillo conosce Luisa Revel, figlia del Pastore valdese di Ivrea. Una giovane timidissima di carattere, allevata al dovere dell’ubbidienza, di origini semplici ma solide e ineccepibili. Luisa è molto riservata, quasi timorosa davanti agli estranei, ma mai influenzabile. Questo carattere ben definito ma docile, costituisce per Camillo, ribelle e anticonformista, un approdo certo da cui salpare e ritornare, nella certezza di ritrovarsi sempre uniti e protetti da un amorevole nucleo familiare che lui ama definire l'Olivetteria!

Luisa Revel con i primi cinque figli avuti da Camillo Olivetti. Adriano è in piedi a destra. (1908)Fondazione Adriano Olivetti

Quello fra Camillo e Luisa è un matrimonio d'amore (1899) da cui nasceranno sei figli: Elena (1900), Adriano (1901), Massimo (1902); Silvia (1904); Lalla (1907); Dino (1912).

Luisa Revel Olivetti in un ritratto di famiglia nella casa di Ivrea. (1907)Fondazione Adriano Olivetti

Camillo affida a Luisa l'educazione dei figli che, fino agli otto anni compiuti, crescono "all’aria, al sole e nei prati, perchè la mente non sia turbata anzitempo".

I fratelli Olivetti (Elena con Massimo a sinistra e Adriano a destra) nel bosco della casa di Ivrea. (1911/1911)Fondazione Adriano Olivetti

I bambini Olivetti termineranno gli studi elementari in soli due anni invece che in cinque, e saranno sempre seguiti dalla loro madre Luisa e da istitutrici rigorosamente valdesi.

I fratelli Olivetti (Lalla e l'ultimogenito Dino) (1920)Fondazione Adriano Olivetti

La storica fabbrica in mattoni rossi in Via Jervis a Ivrea. Prima sede della "Ing. C. Olivetti & C. - Prima fabbrica nazionale macchine per scrivere". (1908) di Camillo OlivettiFondazione Adriano Olivetti

La Ing. C. Olivetti & C.

Nel 1907 Camillo si dedica ad una nuova avventura imprenditoriale legando indissolubilmente il suo nome al destino della città di Ivrea. Da Milano trasferisce buona parte delle maestranze della C.G.S., nella storica fabbrica di mattoni rossi, dove in cima ai merli fa issare la scritta "Ing. C. Olivetti & C. Prima fabbrica nazionale macchine per scrivere".

Atto pubblico di costituzione della società in accomandita semplice "Ing. Olivetti e C." (1908)Fondazione Adriano Olivetti

Il 29 ottobre 1908 la Ing. C. Olivetti & C. viene ufficialmente registrata dal Notaio. Il capitale iniziale è di 350.000 lire: la maggioranza è di Camillo Olivetti, il resto è suddiviso fra 13 soci.

Pianta del convento acquistato da Camillo Olivetti e trasformato in residenza. (1908)Fondazione Adriano Olivetti

Camillo si trasferisce con la famiglia in un convento vicino alla fabbrica, annesso alla Chiesa di S. Bernardino dove ancora oggi sono visibili gli affreschi cinquecenteschi di Gian Martino Spanzotti.

E' proprio nella chiesa, allora usata da Camillo come fienile e come suo studio privato, che elabora i progetti per il prototipo della prima macchina per scrivere da mettere in produzione.

Disegno tecnico di Camillo Olivetti. (1911) di Camillo OlivettiFondazione Adriano Olivetti

Dopo sei mesi di studio Camillo concepisce la parte più impegnativa e originale della macchina, il cosiddetto cinematico.

Prima lettera scritta da Camillo Olivetti con la macchina per scrivere M1. (1908) di Camillo OlivettiFondazione Adriano Olivetti

La prima lettera scritta con la nuova macchina, è per la moglie Luisa. E' il 12 agosto del 1908, ma ci vorranno ancora molti mesi perchè la M1 (Macchina 1), possa dirsi perfezionata.

Laura Curino in Camillo Olivetti alle radici di un sognoFondazione Adriano Olivetti

Camillo Olivetti e i suoi dipendenti all'Esposizione Universale di Torino del 1911. (1911)Fondazione Adriano Olivetti

Ed è proprio il fidato collaboratore Domenico Burzio, il primo seduto a destra, a terminare dal vivo l'allestimento della prima macchina per scrivere M1, all'Esposizione Universale di Torino.

La M1, laddove 'M' sta per Macchina. Prima macchina per scrivere firmata Olivetti. (1911) di Camillo OlivettiFondazione Adriano Olivetti

La M1

Un vero gioiello della meccanica. Qualità tecnica ed estetica, funzionalità e bellezza, contraddistingueranno da questo momento in poi tutti i prodotti Olivetti. Prima macchina per scrivere italiana, ha 42 tasti corrispondenti a 84 segni, è larga 37 cm, profonda 41, alta 26 cm, pesa 17 kg. Costa 550 lire, circa 100 lire in più dell'americana Remington. Per questa ragione fatica a convincere il mercato, ma non ci vorrà molto per affermarsi come il migliore prodotto italiano e le commesse, soprattutto dagli enti pubblici, inizieranno presto ad arrivare numerose.

Bozzetto del marchio aziendale. (1911) di Camillo OlivettiFondazione Adriano Olivetti

A disegnare il marchio è lo stesso Camillo. All’uscita della millesima macchina, conia una spilla per i dipendenti. La prima, d’oro, è per sua moglie Luisa.

Manifesto pubblicitario della M1 disegnato da Teodoro Wolf Ferrari. (1912/1912) di Teodoro Wolf FerrariFondazione Adriano Olivetti

Per pubblicizzare la M1, Camillo chiama il pittore Teodoro W. Ferrari che rappresenta nel manifesto l’emblema della classicità e quello della modernità, il primato letterario e il primato tecnologico.

Dipendenti Olivetti all'uscita dalla fabbrica. (1913/1913)Fondazione Adriano Olivetti

Nel 1913 il personale della Olivetti conta circa 110 unità. La produzione raggiunge la media di 23 macchine alla settimana. Tutto sembra andare per il meglio, finché non arriva la Grande Guerra.

Interno fabbrica Olivetti. (1914)Fondazione Adriano Olivetti

Nel 1914 fa fare al suo primo figlio maschio Adriano, il suo ingresso in fabbrica. Come operaio semplice. Aveva solo 13 anni e fu per lui una tortura dello spirito...
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Ritratto della famiglia Olivetti intorno al 1918. (1918/1918)Fondazione Adriano Olivetti

La Grande Guerra

Nell'agosto del 1914 Camillo avverte i suoi operai che non ci sono più soldi. Le banche non concedono più anticipi e la Olivetti è costretta a dimezzare le ore di lavoro settimanali da 60 a 30. Molti operai, tutti quelli che seguono Camillo dall'inizio, decidono di non ritirare la paga sino a che la situazione non si ristabilisce. E' una forte dimostrazione di fiducia e di partecipazione alla vita di fabbrica. Per fortuna la parentesi della guerra non incide sull'andamento produttivo e commesse, dipendenti e profitto non tardano ad aumentare.

Interno della Fabbrica di Mattoni Rossi (1916)Fondazione Adriano Olivetti

Nel 1920 la M1 viene sostituita da un nuovo modello, la M20. Con carrello fisso e dimensioni più contenute della M1, la M20 viene presentata all’Esposizione Universale di Bruxelles.

Gruppo maestranze Olivetti. (1918)Fondazione Adriano Olivetti

Nel 1924 i dipendenti sono oramai 400 e dalla fabbrica di Ivrea escono 4.000 macchine l'anno; nel 1926, 8.000 macchine e 500 dipendenti; nel 1929 la produzione arriva a 13.000 macchine.

Al fianco di Camillo troviamo sempre il fidato Burzio, che dirige l'officina con rigore ma anche con una generosità d'animo che mette sempre a disposizione dei tanti dipendenti.

Operai caricano materiali per la spedizione all'interno dello stabilimento Ing. C. Olivetti & Co., Ivrea. (1920/1920)Fondazione Adriano Olivetti

Per la Società inizia un periodo di esportazione e di apertura al mercato internazionale. Bruxelles diventa il centro di una rete di distribuzione con concessionari e rivenditori in tutto il mondo.

Manifesto Hispano Olivetti (1929/1929)Fondazione Adriano Olivetti

Ma l’esperienza più significativa di internazionalizzazione della Olivetti fra le due guerre fu realizzata in Spagna. Il 22 gennaio 1929 viene costituita la Società Hispano Olivetti.

Prodotti Olivetti in partenza per tutto il mondo.Fondazione Adriano Olivetti

Negli anni Trenta, Olivetti estende il network commerciale e produttivo in Europa e di vendita con concessione di rappresentanze in America del Sud (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay).

Ritratto di famiglia nel bosco della casa di Ivrea. (1920)Fondazione Adriano Olivetti

Discriminato da leggi razziali per meriti patriottici, nel 1938 Camillo decide di lasciare la Presidenza della Olivetti a suo figlio Adriano (il primo in piedi a destra).

Camillo Olivetti in gita. (1920)Fondazione Adriano Olivetti

Presa questa decisione non si allontana completamente dalla fabbrica, ma continua a dirigere il prediletto reparto delle macchine utensili e a vigilare da lontano sulla grande officina.

Camillo Olivetti con la moglie Luisa. (1942)Fondazione Adriano Olivetti

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 è costretto ad abbandonare la propria casa di Ivrea e si rifugia nel biellese dove muore il 4 dicembre.

Camillo Olivetti (1940)Fondazione Adriano Olivetti

Il pioniere.

Camillo Olivetti è la radice di quella visione imprenditoriale e umana, unica e universale, che il figlio Adriano ha lasciato all'umanità attraverso Ivrea, modello sostenibile di città industriale del XX secolo.

Riconoscimenti: storia

mostra a cura di Francesca Limana

realizzata in collaborazione con:

Associazione Archivio Storico Olivetti, Ivrea
Associazione Culturale Muse, Torino
Associazione Spille d'oro, Ivrea
Edizioni di Comunità, Roma/Ivrea
Fondazione Natale Capellaro, Ivrea
Gabriele Vacis
Laura Curino
Museo del Novecento, Milano
Museo Laboratorio Tecnologic@mente, Ivrea
Stanford University Archive
University of California

L'archivio Camillo Olivetti è depositato dalla Fondazione Adriano Olivetti presso l’Associazione Archivio Storico Olivetti di Ivrea. La biblioteca personale.

Per approfondire:

Bruno Caizzi, "Camillo e Adriano Olivetti", UTET, 1962;
Laura Curino, Gabriele Vacis, "Camillo Olivetti. Alle radici di un sogno", Edizioni di Comunità, 2017;
Dino Alessio Garino, "Camillo Olivetti e il Canavese tra Ottocento e Novecento", libricossavellaealessi, 2004;
Camillo Olivetti, "Tre scritti sulla fabbrica, la formazione e la solidarietà", Edizioni di Comunità, 2016
Camillo Olivetti, "Lettere Americane", Fondazione Adriano Olivetti, 1997

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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