Pietà Rondanini

Ultima opera, non finita, di Michelangelo Buonarroti (1475-1564), la Pietà Rondanini è testamento e meditazione del vecchio artista sulla morte e la salvezza dell’anima.

Pietà Rondanini Pietà Rondanini (1550 circa - 1564) di Michelangelo BuonarrotiCastello Sforzesco

La Pietà Rondanini

Dopo il 1550, in seguito al grave danneggiamento della Pietà destinata alla sua tomba (Pietà Bandini, Museo dell’Opera del Duomo, Firenze) Michelangelo Buonarroti affronta un nuovo marmo, sul quale tornerà più volte, e che lascerà incompiuto alla propria morte (18 febbraio 1564). Grazie ad un disegno del Buonarroti conservato all’Ashmolean Museum di Oxford, è possibile avere un’idea su come dovesse essere il progetto originale della scultura, molto diverso rispetto alla Pietà oggi conosciuta.

Alcuni dettagli della prima versione sono tutt’ora visibili: un accenno del volto di Maria, il cui capo era inizialmente rivolto verso destra, per chi guarda, e divergente, è distinguibile a fatica su un lato di quello che attualmente è il suo velo. L’opera, citata brevemente da Giorgio Vasari nella seconda edizione delle sue Vite (1568), nasce senza committenza e riflette una visione intima e sofferta del pensiero dell’ultimo Michelangelo.

Il capolavoro

Michelangelo, negli ultimi anni della sua vita, lavorò al gruppo scultoreo a più riprese e con continui ripensamenti. Ad un certo punto, in corso d’opera e per ragioni tutt’ora ignote, cambiò radicalmente l’impostazione iniziale della statua.

Cominciò ad estrarre dallo stesso marmo una nuova forma per la Madre e per il Figlio, dalle proporzioni stavolta più sottili e meno imponenti.

Riconducibile sempre alla prima versione, sono sicuramente il braccio destro di Cristo, visibilmente rotto fino al gomito, che l’artista avrebbe probabilmente in seguito eliminato e le gambe del Salvatore.

Marchese Giuseppe Rondinini

L’iscrizione incisa nel marmo, sul fianco sinistro della base, in una zona non lavorata, è una testimonianza preziosa per la storia della Pietà. Le lettere, M.G.R.N.°1, sono da sciogliere in “Marchese Giuseppe Rondinini numero uno”.

Il gruppo era, infatti, appartenuto a Giuseppe Rondinini (1725-1801) o, più impropriamente, Rondanini, grande collezionista d’arte, nobiluomo amico di Johann Joachim Winckelmann, da cui la Pietà prenderà poi il nome.

L’incisione sul fronte del basamento della scultura, invece, precedente il 1857, reca la scritta: SS. PIETA DI MICHEL’ANGELO BVONAROTA.

L’opera è rammentata nelle collezioni del marchese solo a partire dal 1807, anno nel quale viene redatto un inventario delle raccolte del palazzo di via del Corso, in seguito alla morte di Giuseppe Rondinini.

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