Editorial Feature

Il costo reale del fast fashion

Livia Firth esplora il lato oscuro dell'industria della moda

Come si potrebbe definire la moda sostenibile? La verità è che non si può. O almeno non in poche frasi. Termini come moda "etica", "sostenibile" o "ecologica" sono stati così sfruttati che creano più confusione che certezze.

Oggi siamo in una situazione perfettamente descritta da Carlo Petrini, il fondatore del Movimento Slow Food, quando ha posto una domanda molto semplice: "Come siamo finiti in un'era in cui dobbiamo definire e certificare cose che dovrebbero essere normali?"

Quindi cerchiamo di definire la moda insostenibile (e veloce).

Il Fast fashion è un fenomeno relativamente nuovo, che ci ha coinvolti tutti in un assurdo circolo di micro trend - circa due mini stagioni a settimana in magazzino. I vestiti usa e getta rimangono nell'armadio di una donna in media appena cinque settimane prima di essere buttati. Il guardaroba medio inglese contiene 152 articoli (11 articoli hanno ancora le etichette attaccate, 16 articoli sono indossati solo una volta e 57 capi non sono ancora stati indossati).

Follow the Leader, di Guerra de la Paz, 2011 (dalla collezione di Art Works for Change)

In realtà, ciò sta sfruttando non solo noi, i "consumatori", ma anche le risorse del pianeta e le persone che li producono. Il crollo della fabbrica di Rana Plaza in Bangladesh nell'aprile 2013, che ha ucciso 1334 persone, ha mostrato al mondo il vero costo umano della produzione a questi ampi volumi e prezzi bassi.

Crollo di Rana Plaza, di rijans (dalla collezione di Global Fashion Agenda)

Quattro anni dopo la tragedia della Rana Plaza, pensavamo che avremmo trovato un settore riformato, chiedendoci perché mai abbiamo dovuto discutere dei diritti fondamentali dell'uomo nel settore dell'abbigliamento, ma purtroppo siamo molto lontani da quella posizione.

Il crollo della fabbrica di Rana Plaza non è stato un incidente isolato. In tutto il Bangladesh, circa il 90% degli edifici non rispetta i regolamenti edilizi e le catastrofi sono una caratteristica frequente del settore in questo Paese, che impiega quasi quattro milioni di persone.

Stiamo vedendo vestiti prodotti più velocemente e più economicamente che mai e ancora non ci chiediamo davvero: "Chi paga il vero costo di un vestito da 4 dollari?"

Cliente e merci, di Gustavo Otero (dalla collezione del Museu do Amanhã)

Ogni anno, in tutto il mondo, 1,5 miliardi di indumenti vengono cuciti da circa 40 milioni di persone, che lavorano in 250.000 fabbriche. Questi abiti sono realizzati prevalentemente in Paesi descritti dall'ONU come i meno sviluppati del mondo. Nel complesso, il settore tessile e dell'abbigliamento sono stimati a un valore di circa 3 trilioni di dollari. E la maggior parte di questo va nelle tasche dei proprietari di quelle marche di fast fashion. Alcuni di essi compaiono nell'elenco di Forbes delle persone più ricche del mondo.

Fabbrica di indumenti, di Musamir Azad (dalla collezione di Global Fashion Agenda)
Operaio del settore dell'abbigliamento (dalla collezione di Global Fashion Agenda)

Per complicare ulteriormente le cose, vediamo anche che le marche di fast fashion diventano più astute, poiché appaiono più coinvolte da queste problematiche, senza però cambiare davvero le cose in profondità. Anche quando i rivenditori di fast fashion utilizzano materiali come il cotone biologico, ad esempio, il volume totale di articoli che queste aziende producono è ancora un problema; in effetti, la maggior parte di essi finisce nelle discariche. Come scrive il reporter di QZ Marc Bain, "una discarica che trabocca di cotone biologico è sempre una discarica traboccante".

Camion alla Sanitary Landfill, di Gustavo Otero, 2016 (dalla collezione del Museu do Amanhã)

Quindi, è piuttosto chiaro che abbiamo bisogno di una nuova architettura per il settore globale dell'abbigliamento.

The Lawyers Circle (una rete di donne avvocato che lavorano per proteggere i diritti delle donne), in collaborazione con TrustLaw (un gruppo di avvocati che lavora per il cambiamento ambientale) e la Clean Clothes Campaign (un'organizzazione dedicata al miglioramento delle condizioni per i lavoratori del settore dell'abbigliamento) hanno recentemente creato un rivoluzionario report Living Wage sul salario di sussistenza. Questo report definisce l'argomentazione giuridica secondo cui un salario di sussistenza è un diritto fondamentale dell'uomo e che le imprese e i governi hanno la responsabilità di sostenere questo diritto. È stato sviluppato con l'assistenza di avvocati che hanno sede in quattordici Paesi dove i rivenditori su larga scala subappaltano la produzione di indumenti. Questo report analizza le leggi e le normative sul lavoro applicabili, nonché i loro meccanismi di attuazione e controllo. Il report Living Wage, così come le iniziative simili, forniranno un quadro che permetterà ai lavoratori del settore dell'abbigliamento di essere trattati in modo equo in futuro.
Considerando che tutti noi dobbiamo vestirci ogni giorno, non abbiamo il dovere, nei confronti delle persone (soprattutto donne) che realizzano i nostri vestiti, di sapere da dove provengono i nostri vestiti e in quali condizioni sono stati prodotti?

Lavoratrici del settore dell'abbigliamento, da GarmentsWithoutGuilt (dalla collezione di Global Fashion Agenda)

Non è tutto negativo. La moda ha il potere di potenziare ed esprimere chi siamo - perché non utilizzarla come strumento per condividere le bellissime storie delle persone che producono i nostri vestiti? Ci sono alcuni marchi eccellenti e organizzazioni incredibili che stanno già tracciando il cammino.

Non dimentichiamo che noi abbiamo un potere enorme come consumatori - evitiamo di considerare i vestiti come usa e getta, e compriamo gli abiti che ci piacciono e che comporranno il nostro guardaroba per gli anni a venire.

Livia Firth (dalla collezione di Global Fashion Agenda)

Livia Firth is the Founder and Creative Director of Eco-Age. Eco-Age is a purpose-led ideas consultancy that powerfully aggregates global thought leaders and influencers to address the compelling issues and opportunities of our day by delivering solutions, through ethical and sustainable values.

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
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