La grande pittura italiana del 300

Nasce la più illustre tradizione pittorica d'occidente

Nella Maestà di S. Trinita Cimabue  osserva la maniera bizantina nella composizione, nella fattura pittorica e nell'effetto totale, ma imprime il segno della propria personalità non soltanto perché possiede a fondo le formule bizantine, come non altri prima di lui a Firenze, ma perché ha una sua fermezza plastica che fa risaltare forma e disegno sopra il colore, altrimenti che nelle opere del Cavallini e di Duccio, in modo da potersi dire già fiorentino. La fascinazione religiosa dell'icone, temperata d'umanità nei vibranti angioli; la dolcezza armoniosa del colorito; l'evidenza del rilievo, nella Maestà degli Uffizî, ben dànno ragione della riconosciuta preminenza di C., a Firenze, nel campo della pittura prima di Giotto. Pietro Toesca
Fece poi nella chiesa di Santa Maria Novella una tavola, dentrovi una Nostra Donna, la quale è posta in alto, fra la cappella de' Rucellai e de' Bardi da Vernia, con alcuni angeli intorno ad essa, ne i quali, ancora che egli avesse la vecchia maniera greca, tuttavolta si vede che e' tenne il modo et il lineamento della moderna. Fu quest'opera di tanta maraviglia ne' populi di quel tempo, per non essersi veduto infino allora meglio, che di casa sua con le trombe perfino in chiesa fu portata, con solennissima processione, et egli premio straordinario ne ricevette.Giorgio Vasari 1550
Un troppo rigido concetto di 'scuola' rendeva difficile ammettere che un'opera conservata in un'importante chiesa fiorentina, considerata a lungo il capolavoro di un grande pittore fiorentino come Cimabue, e che con Cimabue denunciava tanti rapporti, potesse essere opera di un senese come Duccio. Luciano Bellosi
... occorre passare ad ammettere l'evidenza, specie nell'iconografia e nell'andamento generale delle storie, d'un vero e proprio ritorno alle fonti bizantine: probabilmente in seguito alla conoscenza e all'adozione tipologica di qualche codice miniato della più pura "rinascenza macedone". Ferdinando Bologna
 La figura della Vergine - un nitido solido geometrico perfettamente centrato e collocato nello spazio senza la minima impressione di statica frontalità - è assisa su un trono coperto da un baldacchino di gusto schiettamente gotico, i cui laterali sono dipinti con uno scorcio arditissimo, a testimoniare, in una fase successiva agli affreschi di Padova, dell'interesse di G. per la soluzione dei problemi di resa tridimensionale dell'immagine dipinta. Alessandro Tomei
Tutta la composizione, che ha particolari stupendi, è assiepata e manca di ritmo deciso ...le figure restano prese contro il fondo: rimane sul davanti una ribalta inutilizzata, una pedana d'invito, che veramente conferma una spazialità non così coerente, unitaria, contratta come quella di Giotto. Cesare Brandi
E cosí avenne che un giorno Cimabue, pittore celebratissimo, transferendosi per alcune sue occorrenze da Fiorenza, dove egli era in gran pregio, trovò nella villa di Vespignano Giotto, il quale, in mentre che le sue pecore pascevano, aveva tolto una lastra piana e pulita e, con un sasso un poco apuntato, ritraeva una pecora di naturale, senza esserli insegnato modo nessuno altro che dallo estinto della natura. Per il che fermatosi Cimabue, e grandissimamente maravigliatosi, lo domandò se volesse star seco. Rispose il fanciullo che, se il padre suo ne fosse contento, ch'egli contentissimo ne sarebbe. Laonde domandatolo a Bondone con grandissima instanzia, egli di singular grazia glielo concesse. Et insieme a Fiorenza inviatisi, non solo in poco tempo pareggiò il fanciullo la maniera di Cimabue, ma ancora divenne tanto imitatore della natura, che ne' tempi suoi sbandí affatto quella greca goffa maniera, e risuscitò la moderna e buona arte della pittura, et introdusse il ritrar di naturale le persone vive, che molte centinaia d'anni non s'era usato.Giorgio Vasari 1550
Si avverte nella Maestà un consapevole inoltrarsi di M. all'interno di quella cultura gotica diffusasi attraverso la circolazione di miniature, oreficerie, piccoli dipinti e sculture d'Oltralpe ... A questa influenza si aggiunge e si compenetra la meditazione sulle novità giottesche in tema di rappresentazione dello spazio, immediatamente percepibile nel baldacchino così bene articolato prospetticamente e nella dislocazione delle figure attorno al trono, che fingono di occupare uno spazio in profondità e hanno infranto l'ordine specularmente simmetrico che tenevano nella Maestà di Duccio. Marco Pierini
Con la sua pittura raffinata ed elegante ha affascinato i suoi contemporanei e giocato un ruolo determinante nella civiltà gotica europea. Manuela Gianandrea
La formazione stilistica dell'artista, quale si palesa nelle sue prime opere, si svolse essenzialmente nell'orbita di Duccio di Buoninsegna, la cui lezione appare vivificata da una personale meditazione sul Giotto assisiate e sui ritmi scultorei di Giovanni Pisano.  Cristina de Benedictis
La composizione, dominata dalle tonalità di azzurri e di bluche ben si combinano con le parti dorate, è centrata sull’amorevole “colloquio” della madre col figlio, il quale poggia la piccola mano sul mento di lei. Un fianco del trono è più chiaro,come se fosse illuminato da un fascio di luce, espediente adottato dall'artista anche in altri dipinti. Gloria Fossi
... omnium delicatissimus, pinxit mirabile et incredibile venustate. Filippo Villani
(Ambrogio) fu il creatore di un peculiare linguaggio, colto e raffinato, la cui decifrazione ed esegesi offrono fondamentali chiarimenti non solo all'arte locale, ma soprattutto per lo studio complesso dei rapporti culturali tra Siena e Firenze nella prima metà del secolo. Cristina De Benedictis
 E' il punto più alto della rappresentazione prospettico-spaziale della pittura del Trecento e in questo luogo, e intorno ad esso, il L. mette in atto un'incredibile sequenza di attenzioni di tipo naturalistico, giocate su precisi rapporti luministici, spiegati attraverso una gamma cromatica preziosissima. Luciano Bellosi
Il disinteresse per la simmetria professata dai toscani va di pari passo con la vivacità icastica delle espressioni e dei gesti e con la ricerca di affettate eleganze, esemplate sull'andamento arcuato degli avori francesi.Su questa strada di bizzarria gotica, sostanziata di osservazioni naturalistiche ma calata in un ordine formale di superiore astrazione, Vitale  costruisce coerentemente il proprio linguaggio. Daniele Benati
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