di
25.10.88
dato fotocopia a Rosta
queste 3 fotocopie
2
"2" Eucer Letteicia
P "Euloha lelleicia, 4.30-32, pope-
una
Se prima ho fatto il nome di Mondrian, per l'intuizione, che ha Louis,
legge di equilibrio e di ordine, sarebbe pericolosissimo soffermarsi nel
uragone: in Mondrian questa intuizione ha una sede mentale, in Louis non
mbra aver basi di pensiero pensato e di dimensione matematica; non è
n'intuizione emergente e classica, come quella di Mondrian, ma un'intuizione
ffusa, - diffusa entro quel sentimento stesso di naturalismo organico, che
sta il suo aggancio più profondo, la sua piattaforma di dialogo con un Pol.
ck. Per questo non potrei interamente condividere il giudizio di Solomon,
be Louis rappresenti cioè un allontanamento dall'action painting. E' un allon
inamento, indubbiamente e ovviamente, dal suo lato gladiatorio ed espressio
istico (come del resto già in un Sam Francis), ma non da quella profonda
lentificazione, informale, che si dà nell'action
painting, tra la virtualità
aitituale) dell'artista, cioè la plurima equivalenza organica immagine artista-
rganica delle forme e materie e l'espansività psico-fisica (o direi meglio fisico-
atura. Dove questa equivalenza è più dichiarata, Louis raggiunge alcuni tra
suoi momenti più seducenti: nello sgusciare di un colore puro da una vela-
ura, come un'alga dall'acqua, nei ritmi flessuosi, nei bulbi e negli aloni.
In Pollock il gesto è, lo sappiamo, più estrinseco e puro, è ritmo e rito,
spressione e danza, nel tentativo di bruciare e di disperdere, direi di riscattare
sistenzialmente un senso interno e angoscioso, esistenzialmente imperfetto ,
lell'infinito. Manca in Louis questo senso crescente e occupante del gesto,
na non un'attenzione tutta interiore alla portata del gesto come latore e pro.
agatore di ritmi, la cui eco, invece che dibattersi, risale verso un molto tran-
juillo sfocio di infinito.
Mentre Noland à l'artista che fa perché gli altri vedano, che ipotizza con-
inuamente il « fruitore >>, lo lusinga, lo strapazza, lo domina, lo ammaestra,
ouis è l'attore-spettatore dei suoi quadri, Giacche i problemi di ordine uni.
Tersale che tentava di comporre etano assillo e scopo a se stessi; anche in
puesto egli si riallaccia alla dimensione romantica dell'informale.
MAURIZIO CALVESI
PINOT GALLIZIO
«La Terra promessa, il Paradiso, l'Eden altro non
può essere che l'aria da respirare, toccare, mangiare,
penetrare ». (Dal « Manifesto per un'arte unitaria »di
Pinot Gallizio, 1958)
Se il Jones inizia la sua celebre biografia di Freud ricordando - e senza
commento - che l'inventore della psicanalisi fu allattato dalla madre, spero
non sembri fuori tema se accenno al fatto che Pinot Gallizio raccontava de
aver avuto normalmente accesso al seno della nutrice ancora intorno ai cinque
anni di età. Come un piccolo Zuñi dell'America latina, egli ha dunque avuto
la probabilità di non conoscere le fasi del sadismo infantile e di collegare cosi
le prime esperienze emozionali a un senso di totale appagamento, privo di
sentimenti di colpa.
Al di là dei condizionamenti ambientali che ne hanno determinato la fisio-
nomia e i modi, l'attrattiva uwana di Gallizio era in relazione con una origina-
ria mancanza di aggressività che gli permetteva di agire e reagire con esube.
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