E’ un arbusto tipico della macchia mediterranea, alto fino a 3 m. L’etimologia del nome euphorbia è piuttosto controversa, secondo alcune fonti, tra cui Plinio il Vecchio, il nome sarebbe riconducibile ad Euphorbus, medico personale del re Giuba II della Mauritania, che utilizzava il succo prodotto da queste piante nelle sue pozioni. Secondo altre fonti, deriva dal termine euphorbius, formato da due parole eu, buono, e phorbe, pascolo. Vegeta in ambienti aridi e soprattutto calcarei. Conferisce al paesaggio variazioni cromatiche uniche e in continuo mutamento: nel periodo invernale forma dei cuscini sferici di colore verde, in primavera si colora di numerosi fiori gialli e all’inizio dell’estate le foglie si colorano di rosso prima di cadere. I rami, se strappati, secernono un lattice bianco irritante al contatto con la pelle. La medicina popolare ne usava il latice urticante per eliminare porri e verruche (come si fa con il fico). Alcune leggende narrano che la sostanza prodotta dai rami, avesse proprietà magiche e che la maga Circe lo adoperasse nei suoi incantesimi.
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