Mentre a Roma quasi contemporaneamente a
Kounellis si sono fatte avanti le nuove leve
sensibili alla lezione di J.Johns (Schifano, Festa, Angeli), sulla distanza di tempo si
scopre un modo molto diverso di aver appreso quella lezione.
E' un fatto che in Europa gli artisti che agiscono isolatamente, senza potersi identifica-
re con un ambiente culturale, sono i più favoriti dalla sorte. Infatti, se in America si
creano gruppi e movimenti, la loro giustificazione sembra scaturite più da
à da airconate
Licondizione ancordaten di vita che non da una lotta culturale. Perciò la pop americana
si presenta così differenziata nelle personalità e con operazioni tanto sorprendenti.
In Europa invece la pop ha riunito delle giovani personalità ansiose di trovare una chia-
ve di interpretazione culturale del mondo moderno, sostituendo a vecchi schemi disusati
nuovi schemi più aperti e comprensivi dei fatti e attuali della società.
Alla nuova scuola romana di influenza pop si possono riconoscere vari meriti, specialmen-
te come atto di partenza, ma certo non si può sottrarla all'appunto di aver cercato e ac-
cettato troppo garanzie culturali. All'inizio l'opera di un Johns o di un Rauschenberg
ha agito proprio come scoperta XXIXMULTİKİZXXXLutex, di una oggettività che significa-
va sostituzione dell'esperienza diretta, fenomenologica del reale all'ipoteca dei valori
etici ed
imposti dal Muses,/ via via che i loro quadri perdeteso consistenza da
un punto di vista dei significati "plastici",ne acquistavano da un punto di vista del
cromatismo liberamente strutturato dalla presenza delle cose. Privė di riferimenti idea-
li, semplici sostegni di un presente la cui importanza vitale non atlete bisogno di esse-
re ulteriormente garantita, le cose non accettavano più di essere misurate sui valori
del passato. Così come l'artista non accettare più la lotta prometeica tra lo spirito e
la sordità della materia, ma ammettete una conciliazione continuamente da trovare nello
scorrere del tempo.
All'inizio in Italia, uesta lezione ce l'hanno additata i giovani suddetti e qualche al-
tro, ma -ripeto- il loro srastaisiento si è manifestato poco a poco nel senso di un appe-
santimento, un rimpolpamento instancabile di garanzie. Ma anche questa operazione ha un
vantaggio, che è quello di rispondere a un dato di fatto spiattellato come una verità: a
qualunque direzione appartengano i movimenti artistici in Europa essi trovano consisten-
za e ragione soprattutto nella cultura, nel confrontarsi alla cultura, nell'appoggiarsi
alla cultura: solo in questo modo i motivi che assillano la coscienza contemporanea sem-
brano evitare un processo di dissoluzione.
Si è visto Schifano partito con una specie di grazia narcisistica (ma sotto sotto ideo-
logica: "Tutto" si è chiamata una sua mostra all'Odyssia) rivelare ambizioni abbastanza
sfrenate e ansie di pittore ufficiale che ne hanno compromesso la calcolata disinvoltura
degli inizi; si è visto Festa muni rivelare, in un programmatico saccheggio di Entra
pittura novecentesca, che i suoi centri di interesse non potevano prescindere da interme-
diari sempre più pressanti. Citazione su citazione, la vita scorre senza trovare una sua
forga autonoma di espressione. E così Angeli ossessionato dalla vacuità di una storia per
simboli come un testimone disarmato su tutti gli altri fronti.
La lezione di obiettività è rispettata, certamente, ma il problema appare spostato dal
suo asse fodamentale: non si tratta per l'artista di sostituire un comportamento a un al-
tro (e cioè a quello del gesto espressivo quello della ricognizione obiettiva delle im-
maggini già confezionate) attraverso espedienti che funzionino come meccanismi garanti: la
citazione, ad es., ma li trovare un rapporto con la realtà in cui l'individuo non provi
più la dissociazione tra vita e opera, İFXMOSEXKKE tra esperienza e ErTAZİRME linguaggio
in modo che l'obiettività funzioni non come categoria ma come conseguenza del viverex
le esperienze per quello che sono.