È la fiaba teatrale di Vincenzo Consolo, autore di libri famosi sulla Sicilia, che narra la storia di un viceré malinconico e la caduta della luna. Una metafora del declino del potere, ma anche della cultura e della poesia, come necessaria illusione contro la precarietà della vita, sempre capace di rinascere in luoghi impensabili e in una forma nuova e pura. Per la realizzazione della stanza sono stati utilizzati due tronchi di ulivo che sono stati tagliati longitudinalmente ottenendo 19 sculture.
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